lunedì 28 novembre 2011

HO VISTO LA LUCE

Ci siamo. Abbiamo fatto il salto. Giù due notti ci distanziano dalla vecchia casa.
Ho affrontato il tutto in apnea. Senza alzare gli occhi, caricando, pulendo, sistemando, tenendo in braccio.
Ho anche avuto paura, perché nulla scattava. Mi dicevo: tutto qui?
Due anni di sudore e sangue e adesso?
Poi, all'improvviso, dolce Stima, ho capito fino in fondo il senso del tuo illuminarti e ho pensato che no, non c'era miglior parola a rendere l'idea. 
Il K. ha portato il tavolo della cucina, ha sistemato le sedie a mia insaputa e svoltato l'angolo ho visto questo e mi sono pietrificata.


Ecco la mia casa. L'ho sentita per la prima volta scorrere direttamente dagli occhi alla pancia. Le nostre sedie, il nostro tavolo lì. Così giusti. E dico giusti non in senso estetico, ma giusti per me, per noi.
E sì, mi sono illuminata.
Poi stamattina il senso si è allargato, prendendo forma e colore e perché no, disordine.


Per finire così, con un cavallo imbizzarrito lasciato a custodire il nostro nido.




venerdì 25 novembre 2011

FAVOLE AL TELEFONINO

Un libro post-moderno, Paola, che si traveste da libro per bambini, ma è un libro da adulti disillusi.

FAVOLE AL TELEFONINO
di Fabian Negrin
- orecchio acerbo - 


Un libro con delle favole scritte in 160 caratteri, quelli appunto consentiti da un messaggio del cellulare. Una sfida al tempo stesso emozionante e inquietante, come la maggior parte dei lavori di questo particolare autore. Io lo amo molto, è dark al punto giusto, quello che piace a me. 
Assaggi di favole:

E' per di qua, disse il bambino.
O per di là? chiese la sorella.
Ci siamo persi, piansero gli alberi della foresta.
Ma i 2 fratellini li riportarono a casa.


C'era una bambina che non credeva nei lupi.
Nel bosco trovò 1 animale.
Cuccia! gli ordinò.
GRRRR!
fece il lupo divorandola.
Lui non credeva nelle bambine.


Son tornata, urlò la strega.
Il bambino continuò a leggere.
La strega entrò nel letto.
Hai paura?
Buonanotte, vecchia!
E la rinchiuse dentro il libro per sempre.


... e tante altre ancora.
Una sfida da raccogliere....



mercoledì 23 novembre 2011

I RAGAZZI STANNO BENE

Sono andata all'oratorio la scorsa settimana a commentare questo film, care Nate. Non male sire, visti i tempi cupi in cui viviamo.

I RAGAZZI STANNO BENE
di L. Cholodenko (2010)


LEI , la trama: una rodata coppia di donne, casca e annaspa davanti alla propria vita e a quella dei loro due figli di 15 e 18 anni proprio nel momento in cui salta fuori il padre "donatore".

LEI, la regista: non cercate troppo, è una regista televisiva. E sì, è lesbica. Nessuno avrebbe potuto raccontare così bene quella coppia. Solo lei.

PERCHE' SI': questa non è la storia di come vive una coppia lesbica. Questa è la storia di una coppia di mezz'età (ma esiste ancora la mezz'età?) alle prese con i propri casini e con due figli adolescenti. Aggiungete solo alla fine che questa coppia sia composta da due donne, ma non è questa la storia vera, come d'altronde suggerisce in modo evidente anche il titolo.
Non c'è un solo minuto in cui quello che vedrete possa essere meno che plausibile e veritiero. Il padre fa da detonatore in una famiglia il cui equilibrio è assodato e saldo. Il padre è un elemento che scardina come lo potrebbe fare qualsiasi elemento esterno che si instaura in modo indelebile nei fragili meccanismi di un nucleo familiare. 

LORO, le protagoniste: ammazza. Sono di una bravura da brivido. Si concedono con una generosità pura. E non solo perché riprese senza trucco e nel pieno della loro maturità (in fondo il film è quasi più famoso per questo che per altro, curioso), ma perché sono vere. I loro sguardi sono innamorati, le loro pose sono misurate. Eccezionali.
E alla fine the kids are all right.

martedì 22 novembre 2011

COME FAR NASCERE UNA POESIA DA UN LIBRO

Questo è un po' un classico. Ho cominciato con i paesaggi e mi sono ritrovata con le tempere in mano.
Riuscire a cavare una poesia da un Harmony è più difficile che far passare il famoso cammello nell'altrettanto famoso ago.
Ci sono riuscita al primo colpo un giorno, mi sono montata la testa e la frittata era fatta.

"Ammirare fabbricare e imparare erano sensazioni deliziose"

Ho pennellato di brutto, perché spesso mi manca il contatto col colore, ma si può farlo in mille modi: si può bucare un cartoncino, si può usare la china, si può usare il foglio da lavagna luminosa decorato in modo da far risaltare solo le parole che ci interessano. E' inutile e sensato come fare un cruciverba, ma dà più soddisfazione.
L'ho fatto in una terza elementare e ho notato che:
  • pochi riescono a costruire una frase, bisogna aiutarli molto.
  • hanno adorato la tecnica a pennello e a tempera con le dita, ma non sono riusciti (nessuno!!) a evitare la cancellazione quasi totale delle parole da salvare. A 8, 9 anni hanno perso completamente la manualità fine. Per loro stabilire un contorno da salvaguardare col pennello è una missione impossibile. Meditiamo gente. Meditiamo.


venerdì 18 novembre 2011

GLI UCCELLI DEI TOPIPITTORI

GLI UCCELLI
di G. Zullo e Albertine
- Topipittori - 

Questo libro è un capolavoro. Potete trovare qui tutto quello che dovete sapere.
Io l'ho rivisto per come me lo sono immaginato e ho giocato con questo libro.
Ve lo consiglio. Di cuore.


video

Incipit:

Certi giorni sono diversi.
Potrebbero sembrare giorni qualunque.
 Ma hanno qualcosa in più.
Non molto.
Solo un dettaglio.
Minuscolo.
Di solito, non ci si fa caso.
Perché un dettaglio non è fatto per essere notato.
Ma per essere scoperto.

Ecco, Paola, il mio libro di oggi.

giovedì 17 novembre 2011

SUGLI OCCHIALETTI DA NUOTO SENZA IL NUOTO

Grazie cesto dei travestimenti, che accogli senza esitazione tutte le picciottate di casa mia.
Grazie dopo cena, che rendi i miei bambini allegri, con la pancia piena e così stravolti da trottare in giro per la sala, capaci di mettersi in testa anche la pentola.





Grazie piccoli gnomi. Andare a letto dopo il vostro show è tutta un'altra cosa.

martedì 15 novembre 2011

COME TRASFORMARE UN LIBRO IN UN PAESAGGIO

Sto lavorando sui libri. Nel senso che mi ritrovo a fare delle cose che mi piacciono nelle scuole. E queste cose che mi piacciono hanno come tema i libri.
Dunque, ho studiato, ho guardato, ho preso appunti e ho realizzato coi bambini.
E questa è la prima realizzazione.


MATERIALE NECESSARIO 
Libri vecchi, brutti o doppi
(se non ne avete ve li procuro io, mia nonna divora due Harmony al giorno)
Forbici
Taglierino 
Colla

COME SI FA
La cosa più difficile è aprire il libro in mezzo in modo che rimanga aperto senza aiuto. Strattonatelo, piegatelo, picchiatelo, ce la farete.
Poi tagliate col taglierino una pagina all'inizio del libro.
La pagina servirà da foglio di lavoro.
Spiegate ai bambini che il margine bianco sarà il piedino su cui poggeranno gli elementi del paesaggio (non ho fatto foto, ma se riesco le aggiungo), il loro piedistallo e cominciate a tagliare. Per i bambini più lanciati è bello proporgli di non disegnare prima il soggetto, ma di tagliarlo direttamente, senza la pressione della verosimiglianza. Se no, disegnare il soggetto partendo dal margine bianco che poi verrà piegato e incollato, e infine tagliare.


Fate posizionare ai bambini i soggetti e vedrete come ognuno interpreta in modo totalmente diverso il proprio "terreno". Infine piegate il margine bianco e incollatelo alla pagina.
I personaggi possono essere ritagliati senza piedistallo in modo da poter entrare nel paesaggio e interagire con esso.



PS: Se usate gli Harmony, ricordatevi di sceglierla bene la pagina, perché la mia avrebbe fatto arrossire perfino il più sgamato diciottenne..... 



lunedì 14 novembre 2011

KURA ovvero SULL'ESSERCI E LO STARCI

Ciao Stima. Sì, lo so, sono altalenante, parto il lunedì col post e poi mi areno. Ma a questo momento ci tengo perché mi tiene in contatto con te e con tutto questo strano mondo web, almeno un pochetto.

Gnomo Due.
Hai presente quando le maestre ti dicono: è un po' nervoso. Hai presente quando un bambino si sveglia e dopo tre secondi ha già saltato venti volte nel lettone, aperto l'acqua per lavarsi i denti e messo i pantaloni al contrario? Ecco, lui è così.
E anche quando si addormenta è così: sobbalza nel sonno e anch'io, mi dicono, dormo così.
No, Gnomo Due. Da me no. Non prendere questa cosa, cerca di stare tranquillo, gioca, corri, arrampicati, piangi. Ma ti prego, non tenere dentro.

Nuovo lettino in nuova casa.

Sabato io, il K. e il Due abbiamo montato il suo nuovo lettino. Come quello dell'Uno, ha detto in modo perentorio e noi abbiamo ubbidito, perché quel letto Ikea (il Kura, appunto) è meraviglioso.
Abbiamo cominciato alle nove e abbiamo finito all'una, ci siamo concessi una pausa patatine, abbiamo avvitato, martellato e sognato di meravigliose notti passate lì.
Poi siamo andati in un agriturismo vicino a casa a mangiarci i pizzoccheri, noi tre. Il suo viso si è allentato, per la prima volta non si chiedeva perché lui fosse solo e s'è goduto il momento. 
Mi ha detto che aveva bisogno di me, che io dovevo stare con lui sempre. 
Cavolo, che difficile avere dei figli. Mi sento sempre in difetto di affetto. Io gli dico sempre che ci sono, ma loro capiscono solo la mia presenza fisica, l'esserci significa lo stare. E lo stare significa per loro sicurezza, serenità, appagamento, ma anche presenza vera ed attiva, occhi per loro, mani per loro. E' inutile che ci facciamo tante menate, è così. E' quello il difficile, trovare la perfetta sintesi tra il mio esserci e il mio stare con loro.

lunedì 7 novembre 2011

IL PRIMO ABITANTE

La scorsa settimana ha preso alloggio nella nostra nuova casa, cara Stima, il primo inquilino. E' un tipetto tosto, piccoletto ma ben piantato per terra. E' uno che sembra giovane giovane, ma in realtà i suoi anni ce li ha, eccome. Ci vuole uno così per casa, no? Uno che doni la tranquillità dell'esperienza.
L'abbiamo messo al centro della casa, per permettergli di osservarci e di non sentirsi troppo solo.
Ah, forse non l'ho detto che la casa ha una forma di ciambella, come dice Gnomo Uno. Ha il buco in mezzo.
Soprattutto il bello del nostro nuovo arrivato è che mangia da solo. Io non posso assumermi anche il carico di un altra bocca, non ce la faccio.
Mi dicono che intorno a questa stagione, il nostro amico produca addirittura dei frutti. Ora non li ha perché è appena stato trasportato. E pare pure che questi frutti portino bene. Ah, ma io a certe cose non credo, no.
O forse è meglio crederci. Forse in effetti aiuta immaginare di avere un portafortuna piantato in casa.
Sì, dai, concedimelo, melograno, concedimi il privilegio di crederci.


mercoledì 2 novembre 2011

UN TRANQUILLO WEEK END DI STRESS...


Oh, davanti al dilemma (traslochiamo o andiamo al mare che ci sono 24 gradi?) K. aveva tentennato, mentre io ho detto no, voglio andare al mare.
E così, siam partiti. Due Gnomi via coi nonni da giovedì, e noi tre superstiti ci siamo goduti (scusate Gnomi Due e Tre) due giorni di quiete irreale, di colazioni serene e non urlate ("No, lo yogurt no!"; "No Gnomo Tre la cannuccia nel naso NO!"; "Gnomo Due metti le scarpe uguali!!!"), di serate silenziose e di dormite fino al limite del ritardo.
Sabato li raggiungiamo, il clima è meraviglioso, si gira in maniche corte. Domenica ad Albenga il pre-halloween è stato grandioso con uno spettacolo per bambini davvero divertente (ohhhhhh!!!!) e una città tutta addobbata d'arancione, non pacchiano, no, elegante.


Poi il giorno dopo siamo abbiamo fatto un mare-parchetto. 
Il parchetto ci ha resi molto felici.


Un giro alla nave...


Un'attesa estenuante alla fila dell'altalena....
E poi lì vicino, proprio in quel momento, proprio mentre il Tre dondolava....


L'Uno si è schiantato a terra col polso.
Quelle sono occhiaie da notte agitata, quello è uno sguardo post anestesia totale dovuta alla frattura scomposta che ora pare ricomposta.
Non vi metto la foto mie e del K. Per risparmiarvi. E non vi racconto nemmeno la trottolite acuta che ha preso il Due e il Tre.
Vi dico solo che sono orgogliosa di Gnomo Uno per come si è comportato, per la lucidità con la quale ha affrontato il nostro 31 ottobre all'ospedale, per la tenerezza che mi ha fatto quando risvegliandosi mi ha detto: "Mamma!! Ti vedo con quattro occhi...". 
E sono orgogliosa del K., che nei momenti topici c'è di brutto, è bravo, rassicura tutti, partecipa, entra e sta vicino a Uno dall'inizio alla fine per poi ritrovarsi, ora, sdraiato sul divano con un mal di schiena da paura.
E poi grazie signori medici e infermieri dell'ospedale di Pietra Ligure. Continuo a pensare che sia molto bello che qui in Italia si possa entrare in luoghi come questi e sentirsi di essere in ottime mani.
E io?
Mah, mi sembra di reggere. Due gocce di Rescue Remedy e via.



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