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mercoledì 4 aprile 2012

QUELLO CHE NON HO

Quello che non ho sono le scarpe coi tacchi.
Quello che non ho è l'ottimismo a pacchi.
Quello che non ho è la pazienza riparatrice.
Quello che non ho è la pausa in lavatrice.
Quello che non ho è l'appuntamento con la parrucchiera.
Quello che non ho sono gli occhi di una pantera.
Quello che non ho è l'anima in pace.
Quello che non ho è quello di cui non son capace.
Quello che non ho è un sorriso smagliante.
Quello che non ho è una memoria d'elefante.
Quello che non ho è un pranzo di lavoro.
Quello che non ho sono le voci di un coro.
Quello che non ho sono le borse coordinate.
Quello che non ho sono le mani affusolate.
Quello che non ho sono gli aperitivi fumosi.
Quello che non ho sono i capelli frondosi.
Quello che non ho è di farla franca.
Quello che non ho è quel che non mi manca.



Buona Pasqua.


mercoledì 7 marzo 2012

SULLA POLITICA ovvero LA RICERCA DELLA FELICITA'

Questo è il manifesto da cui partire. E MelaBlu,  ElleDi e Maria, sono le artefici della scoperta, traduzione e diffusione dello stesso.


Questa è una settimana strana, dove la politica, anzi la Politica entra prepotente nei miei meandri, nella mia testa e nel mio cuore
Chi segue da un po' questa mia casetta virtuale sa benissimo che noi siamo dentro la politica fino al collo.
La politica in senso stretto e in senso lato.
Questo manifesto l'ho condiviso con il K. che non l'ha ancora studiato per benino ma che me l'ha fatto salvare sul suo desktop. E non è poco. Tipo che solo pochi eletti .doc raggiungono un tale ambito posto.
Nella sua veloce lettura e cercando di capire se potessimo in qualche modo usarlo per l'imminente campagna elettorale, ma ha detto che no, è troppo difficile, è per pochi, bisogna estrapolare.



Sì, è vero. E' un po' difficile, ma è giusto che sia così. Perché la realtà è complessa e difficile e ridurla ma al contempo comprenderla è davvero un ardito compito.
E se poi include il concetto di felicità, beh, allora tutto diventa esponenzialmente più arduo.
K. ci perde la testa. E gli sta dedicando ogni minuto del suo tempo libero, anche a scapito della sua famiglia. Io sono arrivata addirittura a sognare una vita più ritirata per lui e per noi...
Ma niente. La sua biblioteca esplode alla ricerca di una risposta definitiva che con molte probabilità non arriverà mai.


Poi un giorno torna da un liceo dove aveva fatto un intervento nelle classi e mi racconta.
Prima di andare aveva portato l'Uno a scuola materna. E una maestra lo informa di un fatto che poi lui ha raccontato in classe.
Le maestre hanno chiesto ai bambini dove vanno a fare la spesa. Ipercoop!! Bennet!! Esselunga!!
L'Uno ha alzato la mano e ha detto che lui va al Mangianatura con la mamma (gli altri due non erano nati). A piedi, o col triciclo, una volta anche col trattore. Dice loro che nel negozio ci sono tre amiche a vendere e che il latte è segnato con il suo nome.
Il K. ha detto ai diciottenni che lui parla e spiega le anomalie economiche, le irrazionalità del sistema occidentale, ma poi davanti a questi eventi diventa inerme, perché pensa che il fare sia più importante del parlare. Che da lì passa il senso di comunità, il senso dell'agire pratico, il senso (autentico) del decentramento, in sostanza, da lì passa la felicità.


A me ha lusingato molto. Perché come madre, molte volte mi fermo e mi chiedo: servirà? E alla fine della storia siamo noi a piangere e rifornirci di benzina allo stesso tempo.
Io penso che le parole siano importanti e che il suo lavoro serva.
Diciamo che ci siamo divisi i compiti: a lui pertiene la polis e a me la felicità e davvero questo mestiere non mi dispiace. 

lunedì 3 ottobre 2011

LIBERI DAI LIBRI

Loro sono i primi abitanti della nostra nuova casa, Stima.
Sono partiti. Li abbiamo curati. Li abbiamo delicatamente inscatolati.
Con dolcezza li abbiamo fatti riposare, anche a scapito della nostra personale sicurezza (soprattutto
quella del Tre, che cercava imperterrito di scalarle).


Infine, un caldo pomeriggio di ottobre sono partiti, hanno preso il volo. E non è una metafora, davvero sono volati con la gru sul camion e da lì, grazie a due aiutanti forzuti, hanno trovato rifugio nella nostra futura casa.
Oh. Che bello.
Che bello poter avere adesso a disposizione una stanza vuota! L'eco delle nostre voci e il parquet macchiato dal sole...
Quasi quasi, con la scusa della casa nuova, porto di là tutto e poi noi rimaniamo qua. Per un po', per goderci davvero l'assenza di oggetti. Non l'avrei mai detto di poterlo pensare, cara Elle, ma è veramente bello.

lunedì 9 maggio 2011

PARCO, DOPPIOPARCO e CONTROPARCOTTO

Mutuo il titolo del post dall'ultimo film di Nanni Loy (Pacco, doppiopacco e contropaccotto - 1993) sull'arte dell'arrangiarsi.
E riprendo pure il mio discorso su feste di compleanno (ma sono nati tutti tra aprile e maggio??!?!?) che ho fatto qui parlando del regalo comune e di decluttering.
Le tendenze delle ultime feste di compleanno sono una corsa ad ostacoli per una normale famiglia e soprattutto per una normale mamma che lavora e vuole organizzare una festicciola per il proprio pargolo.
Intanto ci si sente spesso 'obbligati' ad invitare tutto l'universo mondo dei bambini ("Non vorrei che ci rimanesse male...."), ma io festeggiavo insieme ad altri 5-6 amici che proprio erano i miei Amici.

Compleanno al parco. Distribuzione torta.

E poi, se non c'è il pagliaccio Agostino, il super-intrattenitore con la laurea in comunicazione preadolescenziale, o i fuochi d'artificio, la cosa non va. Dimenticando forse che c'è una regola matematica che funziona su TUTTI i bambini e che è questa:
prendi una stanza vuota, mettici dentro un numero superiore a 1 (e inferiore a 50) di bambini, chiudi e ascolta. In due e dico due minuti avranno inventato un gioco e cominceranno a divertirsi come dei matti.
Ora il risultato di tutto ciò è che:
  1. Serve una mega struttura per ospitare tutta quest'orda di barbari in miniatura (o anche una mini-struttura organizzata e quindi vai di Festa a Tempo di MacD)
  2. La mamma e il papà spendono centinaia di euro per animare una festa che già di per sé sarebbe animata.
Diciamocelo. Vogliamo sempre il meglio. Noi genitori abbiamo dentro lo spirito competitivo che si riflette anche nell'organizzare la festa più bella, più divertente, più originale del mondo. E non importa se siamo spinti dalla buona fede e dal sorriso di nostro figlio, il risultato è una corsa ad ostacoli per noi e per loro.

La sua timidezza si scioglie davanti alla torta al cioccolato.

Il nostro gruppo di mamme, grazie al piccolo comune che ospita la nostra scuola, ha adottato la tendenza del parchetto, che io amo tanto.
Dovete festeggiare il festeggiato?
Prendete un parchetto sotto gli alberi (ombra) e con dei bei giochi (animazione gratuita), trasportate un tavolo e fate la torta. Per le sedie non preoccupatevi, il parco abbonda di panchine. Se volete strafare portate due palloni, una corda per saltare o per fare il tiro alla fune, un fazzoletto per bandiera e per nascondino non serve niente.
Per i nostri figli la gioia maggiore è stare con più di un amico. Questo penso sia già speciale per loro.


Naturalmente i nati in primavera-estate ne giovano. Ma anche d'autunno il parco si presta.
E se è brutto? 
Sull'invito scrivere: in caso di pioggia rimandiamo in attesa del sole.

lunedì 2 maggio 2011

DECLUTTERING, DOWNSHIFTING.... ovvero MINIMAL NONNA T.

Downshifting, decluttering, minimal.
Sono termini il cui significato l'ho appreso nel minimoblog che trovo bellissimo e interessante. Ho qualche antipatia per l'uso smodato di parole non italiane, ma è dal mondo anglosassone che giunge quest'ondata e tant'è!
Io ero rimasta legata più al pensiero cattolico-progressista sintetizzato dalla parola sobrietà. Negli ambienti che io e K. frequentavamo (e frequentiamo) circa un lustro fa, questa era la parola chiave, il concetto che sfondava e che dentro di sè includeva tutti e tre i termini lassù riportati.
Io non l'amavo tanto, perché mi pareva un po' ipocrita, e difficile da definire. In alcuni casi quella parola serviva per ripulirsi ben bene la propria immagine di cittadino impegnato, ma di fatto rimaneva un concetto molto astratto (esistono macchine più 'sobrie' di altre? Si può misurare la sobrietà nel cibo? Negli abiti?).
Poi è arrivato Serge Latouche con il concetto di decrescita felice.


Io condivido in toto l'idea alla base della decrescita, tornata così in auge un tre anni fa con l'inizio della grande crisi economica mondiale. Ma poi mi chiedo. La mia vicina di casa, la mamma di un compagno di Gnomo Uno, che non trovano un lavoro da mesi (impiegate), vere vittime di questa crisi, cosa penserebbero se gli parlassi di decrescita felice? E' possibile che sia felice la decrescita se potesse essere una scelta consapevole, mi dico. Non una necessità. 
Dividerei la sfera filosofica (concetto di sobrietà e descrescita felice) dalla sfera pragmatica (concetto di decluttering). Tutti gli spunti sul decluttering sono molti interessanti e in vista del trasloco prendo appunti e cerco di applicare.
Ma io ho una maestra di quest'arte. Mia suocera.

Gnomo Tre in braccio a nonna T. gioca con uno dei suoi passatempi preferiti:
tira fuori e metti dentro i cucchiaini dalla scatoletta.
Ha fatto fatica insieme a suo marito a tirare grandi i suoi due figli. Tanti sacrifici, tante sveglie alle sei, tanto lavorare alla finestra ricamando. Lei la sobrietà ce l'ha nell'anima. Al decluttering non arriva, perché ha imparato dalla vita a non comprare se non il necessario, a riutilizzare gli oggetti (vedi foto sopra), a buttare se irreparabilmente rotto (l'altro giorno con chiodi e martello metteva a posto un vecchissimo orologio, non se ne faceva una ragione che fosse caduto...). 
Da lei ho imparato come intrattenere i miei figli con niente: una vecchia scatola di tè e dei cucchiaini. Un tappo e il contenitore di plastica della pasta. La frusta a manovella per montare l'uovo e un piattino di plastica dura. Perché fare decluttering con tre bambini intorno (loro, così conservatori!!) non è facile per niente....
La sua casa è minimal. E vi assicuro che l'effetto è positivo. Quando entri il cuore rallenta i battiti e tutto induce alla calma. 

Volevo parlare di un'illuminante prospettiva pratica e ho scritto di Latouche!!
Volevo farvi partecipi dell'idea di una mia amica mamma che ha deciso per il compleanno del proprio figlio di chiedere un regalo solo condiviso da tutti i partecipanti alla festa. Volevo dirvi che non so se lei ha in mente la traduzione del termine decluttering, ma aveva sicuramente bene in mente cosa vuol dire avere in casa 3 orologi di ben 10, quattro confezioni di macchinine, un numero imprecisato di beiblade, bagukan, e ninjako.... e ha detto no.
Volevo raccontarvi semplicemente che noi mamme abbiamo copiato l'idea e venti bambini hanno fatto un mega regalo ad un loro compagno che sprizzava gioia da tutte le parti. Volevo dirvi che gli oggetti è vero che ci stanno sommergendo, tutti se ne accorgono. 
E che spesso il problema pratico aiuta a mettere a fuoco il problema filosofico.
Volevo dirvi solo che anche questo è un insegnamento che mi ha regalato la nonna T.

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