Visualizzazione post con etichetta sensi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sensi. Mostra tutti i post

lunedì 27 gennaio 2014

CICLOPE

Il ciclope è una figura affascinante.
Il più famoso rimane Polifemo.
Ai bambini è sempre piaciuto molto questo mostro.
A me hanno sempre fatto tenerezza, e non penso solo a me, visto il successo dei Minion:


O il nostro amato Placton:





E poi quell'occhione grande mi fa pensare al famoso e fatidico terzo occhio. Quello sopra di noi, in mezzo ai nostri occhi, quello che apre le coscienze.
Grandi occhi. Terzi occhi. 
E' un gran tema per me questo.

Quindi quando ho visto questo tutorial non ho potuto non provare a farlo.







Non trovate una certa somiglianza?

PS: Il Due domani lo porta a scuola, stanno facendo i cinque sensi e mi sembrava una bella occasione!

mercoledì 3 aprile 2013

OGGI E' PRIMAVERA

Oggi è primavera perché la porta verso il giardino è aperta.
Perché i bambini da due ore sono fuori e non ho voglia di mettere a dormire il Tre, si perderebbe cose fantastiche.


Perché ci sono i muratori ed è l'unico momento, la primavera, in cui quel martellare non ti dà fastidio, ma riempie l'aria, è quasi un ritmo avvolgente.
Perché i fiori i aprono e ieri non c'era nulla e oggi è pieno. Vuoto-pieno. Questa è la primavera.


Perché i bambini vorrebbero mettersi il costume.
Perché è difficile capire le sfumature, ci si mette anni. In autunno se fa freddo vorrebbero subito la neve, in primavera vorrebbero subito la piscinetta. E' difficile assaporare quell'intermezzo strano, quelle stagioni di passaggio e mutamento.
Ma è così bello.
Quei gialli inaspettati ieri a Milano. Quegli angoli pieni. Insignificanti fino a pochi giorni fa e ora indispensabili.
E' primavera, la prima camelia è fiorita e altre ne verranno.


giovedì 15 settembre 2011

SUGLI ACRILICI, LE RESINE E I FIORI DI BACH...

Ho il ferro basso. Ho il basket che comincia. Ho i quaderni da comprare. Ho le pile da stirare. Ho Gnomo Tre con la febbre. Ho la spesa da fare. Ho i modelli da compilare. Ho una casa da finire. Ho un bagno da rifare.


Abbiamo pensato di fare i bagni con le resine. Fondo di resina, acrilico, e protezione. Il risultato ci è piaciuto. Gnomo Uno ha detto che quando entri nel bagno blu sembra di essere nel mare...




Mentre il bagno rosso, visto che il nostro amico architetto l'ha soprannominato "tramonto maremmano", adesso tutti noi lo chiamiamo così.
Abbiamo avuto però un piccolo problema e il bagno dopo pochi giorni ha preso la gastroenterite ed è diventato verde, come la mia bile (almeno di quel colore la immagino...).

E via di nuovo a rifarlo. Abbiamo anche dovuto rifare il pavimento in sala e in cucina, per altri motivi. La grandine ci ha segnato la grondaia. Le lumache hanno strisciato tutta la facciata (ma perché andare a vivere in campagna, vero Penta?!). E via discorrendo.

Ma io ho la mia arma segreta. Si chiama Rescue Remedy. 5 gocce e il tramonto da post-nucleare torna maremmano. Non sono funghi allucinogeni, sono fiori di Bach. Grazie Bach che li hai inventati. E con quel cognome lì, non potevi sbagliare.
Il Rescue che uso adesso è la stessa boccetta di quando ho fatto il terzo cesareo e mentre il Tre usciva l'ostetrica mi rifilava le magiche 5 gocce. 

Come vedete non lo uso spesso e considerate che al parto ne avrò fatto fuori mezza boccetta...

lunedì 8 agosto 2011

SGUARDI DI CUORE ovvero SULL'INTIMITÀ

Ho pensato per anni che il cinema fosse il mio strumento. Mi sono laureata in storia del cinema, ho seguito master in produzione televisiva, ho fatto corsi su teoria e pratica del documentario. Ho sempre pensato che l'occhio fosse il mio motore.
Quando riflettevo su questo, pensavo anche che molti sguardi dal cinema non erano descritti. Tipo quelli della vicinanza. Quelli della fisicità nel suo aspetto più ampio e seduttivo. Quelli del fiato sulla pelle. Quelli del contatto.


L'essere genitori regala tanto sguardi così. E' un mondo fatto di carezze, di respiri, di vicinanze. 
A me accade spesso, soprattutto ultimamente con Gnomo Due. L'Uno è troppo impegnato a essere un bambino grande, il Tre è troppo impegnato a imparare cose nuove. Mi rimane il Due, che ogni tanto si avvicina, mi dice: "Mi prendi in braccio?". E io mi accomodo. E lui si accascia su di me.


Stiamo così per un po' di minuti e io me lo studio. Cerco di imprimere in me quei tagli di sguardo, così diversi, così strani. Cerco di fermare quel respiro calmo e profondo. Abbasso le difese, mi rilasso e ascolto.


E mentre sono lì mi dico anche che non c'è nulla di più intimo di quella vicinanza. L'intimità con una persona non si esaurisce nella nudità o nella parola. E' soprattutto questo contatto che rende un rapporto intimo, sia esso una carezza, un abbraccio, un bacio o un corpo abbandonato sull'altro nel sonno.
Grazie Gnomo Due che mi regali tanti momenti così, che ti accasci e ti raggomitoli su di me.


Oggi è il tuo compleanno. "Quanti ne compio mamma, così?". "Sì così.". Sì, così.
Abbiamo festeggiato nel tuo paradiso, coi tuoi amici. 
Sono bastate poche caprette.


E una collinetta erbosa dove rotolare. 


Col sacco o senza. Il bello era l'ebbrezza della vertigine che si ha quando si scende e quando, ubriachi, ci si rialza.

E' il nostro periodo, tenero BDGO e me lo tengo stretto.
Auguri.

martedì 26 luglio 2011

NOI E IL CAMPER

Noi NON siamo fatti per il camper perché non puliamo la stuoietta sotto la veranda ogni due-tre ore.
Noi NON siamo fatti per il camper perché fino a poco tempo fa, non avevamo una veranda.
Noi NON siamo fatti per il camper perché io cucinare in camper con 35 gradi all'ombra non ce la posso fare, e il fornellino esterno, non l'abbiamo.


Noi NON siamo fatti per il camper perché abbiamo due tavoli, di diversa altezza.
Noi NON siamo fatti per il camper perché abbiamo quattro sedie diverse, rotte, instabili, ma soprattutto molto ma molto basse (per intenderci, i bambini sbattono il mento sul tavolo...).
Noi NON siamo fatti per il camper perché non abbiamo la luce ultraled che illumina a giorno la piazzola, ma abbiamo la luce a incandescenza del camper che illumina a malapena la parete esterna e tutti stiamo spiaccicati a ridosso di quella stessa parete per leggere o giocare a carte. E non è un bello spettacolo.



Noi NON siamo fatti per il camper perché i nostri fili stesi per far asciugare i costumi e gli accappatoi partono belli dritti e tirati e finiscono, dopo pochi giorni, a 10 cm dal terreno.
Noi NON siamo fatti per il camper perché come lo mettiamo in piazzola, così rimane. La bolla? Cos'è? I piedini?! Roba da vecchi!! Noi ci adattiamo alla sua pendenza: pende a sinistra? Testa a destra! Semplice. Ogni tanto qualche bambino cade nel corridoio, ma si fa le ossa.  


Noi NON siamo fatti per il camper, perché partiamo che ognuno ha il suo scompartimento per i vestiti e finiamo che per trovare una canottiera devo ricordarmi l'ultima volta dove l'avevo vista....
Noi NON siamo fatti per il camper perché in camper si entra con i piedi puliti, almeno dalla sabbia. E io ogni sera dovevo sbattere le lenzuola piene di sabbia....
Noi NON siamo fatti per il camper perché non controlliamo il gas. Quindi piazziamo, montiamo tutto, sudiamo poi ci rilassiamo, ci diciamo ehi facciamoci un caffé, ci accorgiamo che il gas è finito, allora rismontiamo, rimpacchettiamo tutto, riprendiamo il camper e usciamo dal campeggio per fare gas.


Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace vivere fuori e non dentro.
Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace essere liberi di fermarci anche senza orpelli (tipo le sedie aggiustate).
Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace chiuderci dentro al camper con la tuta quando piove.
Noi SIAMO fatti per il camper perché quando piove è bello il rumore che si sente dentro un camper.



Noi SIAMO fatti per il camper perché la bici diventa essenziale per gli spostamenti minimi (ma anche massimi).
Noi SIAMO fatti per il camper perché la colazione in campeggio è quanto di più bello ci sia al mondo, con il profumo del caffè che si spande per la pineta.
Noi SIAMO fatti per il camper perché: sì, bambini, andate, ci vediamo tra un paio d'ore.


Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace tentare di giocare a carte mentre si viaggia.
Noi SIAMO fatti per il camper perché ci scappa sempre la pipì in viaggio.
Noi SIAMO fatti per il camper perché i ricci si incastrano nella stuoietta (che non è stata pulita da più di sei ore) e dobbiamo salvarli.
Noi SIAMO fatti per il camper perché sfido chiunque a trovare un bambino che non sia fatto per il camper o per la roulotte o per la tenda o per qualsiasi cosa vogliate inventare e che abbia un vago aspetto di nido....

giovedì 23 giugno 2011

IL GIOCO DEL VULCANO ovvero SULLA VOCE

Di questo gioco non ho foto perché lo faccio spessissimo nelle classi e dunque non riesco. E' un gioco di quelli che si fa all'inizio, per spezzare la tensione e per innestare nuove dinamiche.
A me piace molto perché è uno dei pochi giochi che utilizza la voce. Nella mia vita precedente (agli gnomi), ho fatto anche un corso di doppiatrice con un attore che lavorava tantissimo sulla qualità della voce. La nostra voce dice molto di noi. Soprattutto per noi donne. Una voce stridula, alta, "tenuta", è indice di poca tranquillità, di tensione, di blocco. E cantare, per esempio, ma anche urlare, aiutano a sciogliere i nodi.
Bando alle ciance.

ISTRUZIONI
GIOCO DEL VULCANO

Strumenti necessari
Dalle tre persone in sù

Svolgimento
Ci si mette tutti in cerchio mano nella mano, tipo girotondo. L'animatore dà il via e tutti insieme, sempre tenendosi per mano, ci si avvia verso il centro avanzando e contemporaneamente alzando le braccia. Quando si arriva al centro, tutti devono essere vicini vicini, con le braccia alzate, sempre con le mani giunte a formare proprio un vulcano. E poi, lentamente si torna indietro. Questo movimento è accompagnato da un: "oooooooooohhhhhhhh" che parte piano, sottovoce e aumenta man mano si diventa un vulcano, fino a esplodere nell'urlo, proprio come un getto di lava che esplode.
Quando si ritorna si è in silenzio.

Suggerimenti
La prima volta farlo solo col gesto. Già così i bambini moriranno dal ridere, soprattutto quando saranno tutti stretti stretti a formare il vulcano. Poi mettere la voce, spiegando bene il senso della lava che sale dalla pancia del vulcano fino a esplodere in uno spruzzo mostruoso! 

Attenzione attenzione!
Cosa succede in genere:
  1. Bambino timido che non vuole giocare: lasciarlo libero di non giocare e di guardare. Poi nell'80% dei casi, arriva tutto felice a chiedere di entrare al secondo o terzo giro.
  2. Bambino timido che gioca ma non proferisce verbo: lasciarlo libero di non proferire. Poi nell'80% dei casi, alla seconda volta si sblocca e ogni volta che lo incontrate, anche al super, vi chiederà di fare il gioco del vulcano.
  3. Bambino che non riesce a smettere di ridere: ve lo tirerete dietro, trascinandolo per il vulcano avanti e indietro, perché lui o lei è piegato dal ridere. Il bambino è sbloccato e gli piace da matti!
  4. Bambino un po' agitato e urlatore di natura: lui impazzirà letteralmente, urlerà all'inverosimile, si tirerà fuori le corde vocali e le metterà in bella mostra, diventerà paonazzo e tenterà di urlare anche alla fine del gioco. No problem. Tutto normale. Gli abbiamo offerto l'occasione per riflettere sulla sua voce. Fermatelo e approfittatene per un dialogo a due.

Ricordiamoci che:
  • I bambini non hanno più tanto l'idea del silenzio e del parlare sottovoce. Vivono in ambienti chiassosissimi (nidi o materne o elementari), sono urlatori per natura.
  • Ambienti in cui il silenzio è d'obbligo sono pochissimi e anche noi genitori, in effetti, il cellulare in mano ce l'abbiamo anche mentre aspettiamo la visita dal medico.
  • Per il bambino il silenzio è una costrizione, una fatica, una dura lotta. Ma come tutte le fatiche, a qualcosa serve.
Saper giocare con la voce aiuta. Cantare aiuta. URLARE AIUTA. Parlare sottovoce aiuta. E questo è il gioco migliore per iniziare!

martedì 21 giugno 2011

SUI PIEDI, SUL GIRARE SU SE STESSI, SULL'AFFERRARE LE MANI ALTRUI

Uff.
Pensavo che le corse fossero finite con la fine della scuola dell'obbligo. E invece mi ritrovo ad affannarmi. Sempre più. Tanto da contare le ore e i minuti che mancano alla sera. Cenare coi bambini, lasciarli ai nonni e poi mettere le ballerine quelle comode, Stima. E scusa se il mio momento light è così in ritardo.


Le rondini volano basse sulla piazzetta. Non so se vogliano dire qualcosa, buona o cattiva sorte, bello o brutto tempo. E non m'importa. Semplicemente sono meravigliose da guardare. 
Intanto i musicisti accordano gli strumenti e le prime persone arrivano, piano piano.


Si comincia con un ballo in cerchio e non so i passi e guardo i miei piedi e cerco di imitare i miei compagni di ventura. Il tempo è sereno, l'aria della sera è fresca, si suda quel po', il giusto per essere contenti e per desiderare una doccia.
A letto bambini, lasciateci giocare un po' tra di noi, che così raramente ci prendiamo per mano, ci sfioriamo, ci caschiamo addosso. Sì, lo so che voi siete più bravi, noi abbiamo perso la dimestichezza, ci sentiamo un po' impacciati. Ma dateci un'ora e vedrete i bambini che siamo stati.


Questo è il mio ballo di benvenuto all'estate. Questo girotondo strano mi ha resa felice. 

martedì 31 maggio 2011

SPIACCICATI SU L'UTUMANA ovvero ASCOLTARE OTTIMA MUSICA LOCALE

Stima, il mio easy listening è in linea col mio "tema" settimanale delle radici.
Adesso ti spiego. Venerdì c'è stato lo spettacolo della scuola elementare: dieci classi che cantavo delle canzoni meravigliose. Una cosa semplice nella struttura, ma eccezionale nel suo farsi. Lo spettacolo è stato condotto da un gruppo molto conosciuto qui sul lago, i Sulutumana ("su l'utumana" = sul divano). Loro sono nati più o meno negli stessi anni dell'oggi più famoso Davide Van De Sfroos, ma sono rimasti i cugini minori, stando ai riferimenti del business musicale. Io li trovo più eclettici del VDS, più capaci di percorrere strade diverse, musicalmente più completi.
Le canzoni erano scritte per i bambini e una di queste è il loro cavallo di battaglia. Secondo me merita, anche se è legata al vecchio Lario (i commenti nella versione cantata dai bambini non c'erano!!):


Che bello cantare. Ma quanto è contagioso? Invidio i paesi del nord Europa, dove la materia "musica" è una cosa seria e non è lasciata a margine del piano di lavoro dei bambini. Quanto aiuta nella vita cantare? Tantissimo. Io quando sono nati i miei bambini cantavo. Addormentato metà del mio corpo dall'anestesia spinale, in attesa di vedere i miei piccoli, mi ritrovavo a cantare, per non pensare. Con l'Uno mi è uscita "Ci son due coccodrilli", mi concentravo sulle parole e cacciavo via la paura. Col Tre ho di nuovo ripreso quella canzoncina che mi accompagna fin da bambina e l'anestesista cantava con me ed essendo che al terzo la paura non va via, ma aumenta, dei pezzi non me li ricordavo (!!) e lui mi precedeva. 

Durante lo spettacolo il Due su Spicchio di Luna s'è addormentato. Beh, che dire... io una ninna-nanna così bella era tanto che non la ascoltavo.

venerdì 6 maggio 2011

IL DILEMMA ovvero SUL CIBO

Cara Homemademamma oggi parlo di cibo o meglio, del dilemma del cibo.

IL DILEMMA DELL'ONNIVORO
di Michael Pollan


Il un lontano pomeriggio di pioggia, io e K. siamo andati in una grande libreria milanese. Senza figli (che allora erano due e uno in arrivo). E abbiamo sbancato. 
Tra i molti titoli presi, ci siamo concessi due saggi sul cibo che ben rispecchiano il nostro approccio al problema. Lui ha preso il libro di J.S. Foer  Se niente importa. E io ho preso il Dilemma. Che inizia più o meno così:

La più naturale delle attività umane, scegliere cosa mangiare, è diventata in qualche modo un'impresa che richiede un notevole aiuto da parte degli esperti.
In effetti, è pazzesco. Mi ero detta.
Noi, come il topo, siamo onnivori. Ma al contrario del topo che mangia ciò che gli capita indistintamente, noi possiamo scegliere (ommamma, a ben pensarci conosco qualcuno che mangia indistintamente tutto ciò che gli si mette nel piatto, e non è un topo...). Da questa asserzione parte il lungo ragionamento.
I motivi per cui mi è piaciuto questo libro sono innumerevoli:

  1. E' scritto da uno statunitense, quindi molto chiaramente. In modo semplice ed esaustivo.
  2. Parte da un'analisi della pianta del mais (praticamente tutto ciò che ci circonda è fatto di mais....), fino ad arrivare a narrare di un pranzo da MacD, per poi raccontare una battuta di caccia al cinghiale. Senza pregiudizi e preconcetti, analizza tutte le forme del fagogitamento umano. La mancanza di pregiudizi non è europea. A loro viene meglio!
  3. Il Bio. Lo analizza in modo sublime. Dal bio del super, fino al bio della cascina sperduta e indica anche quale sarà la strada futura (non dimentichiamo che il movimento dell'organic nasce in California nei primi anni settanta).
  4. La carne. Dedica molto spazio al problema: essere o non essere vegetariani?  E racconta benissimo il travaglio nel rispondere a una domanda così difficile. Le sue conclusioni sono affini alle mie e né io né lui (al contrario di K.) siamo vegetariani. La cultura da super ha tolto alla carne il suo elemento sostanziale, la sua "carnalità": quando vediamo un petto di pollo incelofanato o una bistecca nella ciotolina di polistirolo non ci ricordiamo del sangue, dell'odore, del fatto che quello è un pezzo di un animale. Questo fattore ci ha indotto a consumare più carne eliminando a livello culturale tutto l'orrido che c'è nell'uccisione e nella preparazione di quel succulento pezzettino rosa. Lui dice: andiamo dal contadino, guardiamo l'animale, facciamolo uccidere e allora il profilo culturale cambia, la prospettiva diviene diversa. Non nei mattatoi, dove gli orrori sono evidenti. Prendiamo la carne dal cugino della nonna che vive in campagna. Mangiamone poca. Riconciliamoci nei confronti di un mondo, quello contadino, che prevede l'uccisione dell'animale per la propria sopravvivenza.
Lo so che è una tesi forte. Ma io la condivido. Per me un piatto di carne è un fatto anche culturale.


giovedì 10 marzo 2011

SENTIRE vs ASCOLTARE

Non è proprio la classica coppia dicotomica, Stima, e nei diritti dei bambini ne avevamo già parlato.
Noi amiamo molto ascoltare le storie. Lette dal vivo, o ascoltate dal cd. La svolta la abbiamo avuta con una collana di fiabe classiche con cd del Corriere della Sera veramente bella. Storie originali, una ventina di pagine, una ventina di minuti di ascolto. Se il viaggio in macchina supera la mezz'ora, le fiabe sono d'obbligo, come l'acqua.
Ogni tanto Gnomo Uno si attartaruga sotto la tv e ascolta. Gnomo Due costruisce col lego e ascolta.


Sentire sentiamo tutti i giorni. Cioè le orecchie sono sempre accese, ma spesso è come se fossero in stand by. I rumori di sottofondo li lasciamo lì a fare contorno, la radio in macchina è accesa e non te ne accorgi... Se hai imparato ad ascoltare te ne accorgi soprattutto da grande. Molte persone con cui parlo, spesso hanno gli occhi (perché gli occhi hanno un filo che li collega alle orecchie) da orecchie in stand by. E' uno sguardo che sfugge, uno sguardo che pensa non a quello che stai dicendo ma a quello che ti deve rispondere.
Nel mio lavoro con i bambini raccontando storie ho capito che per parlare loro senza richiedere particolari sforzi e cercando di farlo con le orecchie stand by, si può farlo anche in piedi. Si alza la voce, si scherza con loro, si gesticola e il gioco è fatto. Ma se volete dire loro una cosa importante veramente, sedetevi, mettete il vostro viso alla stessa altezza del loro e guardateli negli occhi. Improvvisamente le loro orecchie si accenderanno...
Lo stesso metodo lo uso con i miei bambini. Se devo dire loro una cosa importante, mi inginocchio e li guardo. Alla fine, a ben pensarci è anche una forma di rispetto nei loro confronti.
Ogni volta che penso alla potenza della mia posizione, del mio metro e settanta rispetto al loro metro e dieci, mi viene in mente questo:



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...