Ho tante coppie di amici che non hanno figli. Chi per scelta. Chi per doloroso destino.
Mi incuriosiscono, come tutto ciò che è distante da me e le osservo attentamente.
Di sicuro, la prima cosa che sento è che mi piacciono. E' piacevole stare con loro, guarda caso, con tutti loro.
E' un periodo di estrema relatività della mia vita. Scorgo solo sfumature di grigio, non vedo uscite o entrate ma solo sentieri lunghi lunghi che si snodano.
E così mi dico che sì, avere un bambino è un'esperienza unica, che necessariamente cambia le prospettive e i punti di riferimento, ma anche non averne.
Le coppie che non hanno figli hanno qualcosa che noi con bambini non abbiamo e che io invidio loro.
Ho avuto modo di osservare recentemente una coppia di amici da sola. Cioè io non ero con nessuno dei miei famigliari. Non dovevo dare l'acqua, portare in bagno, in sostanza ero tutta per loro o loro erano tutti per me.
C'è tra di loro una confluenza di sguardi e di intenti assoluta. Un'attenzione reciproca tenera.
E' ovvio, direte.
Sì è ovvio, ma io ho capito che lo invidio. E' di questo che voglio scrivere.
Vorrei dire loro che io avrò tre meravigliosi bambini, ma non fa parte della mia quotidianità quell'affinità unica con il mio compagno e la vorrei. Loro hanno un quid che li rende speciali ai miei occhi. Userei la parola complicità, ma mi pare riduttiva. Sono un microcosmo completo, alla faccia di chi pensa che la famiglia sia un'altra cosa.
E rendono famiglia chi li circonda. Coinvolgono e agglomerano dentro di sé gli amici, li accolgono e li curano.
Sì, amici miei cari, vi dedico questo mio pensiero dall'anonimato del mio blog perché non ho il coraggio di affrontare con voi questo argomento, perché troppo scorre di non detto. Ma siete davvero belli. E guardarvi apre il cuore.
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martedì 10 dicembre 2013
venerdì 6 dicembre 2013
VICINO LONTANO
I libri per la prima infanzia, cara Paola, probabilmente sono i più difficili da fare.
S'è scritto di tutto, si sono affrontati i più svariati soggetti, per questo ogni volta che vedo un libro per i piccolotti nuovo e intelligente, lo compro, non posso farne a meno.
S'è scritto di tutto, si sono affrontati i più svariati soggetti, per questo ogni volta che vedo un libro per i piccolotti nuovo e intelligente, lo compro, non posso farne a meno.
VICINO LONTANO
di S. Borando
- minibombo -
E' un libro senza parole, con immagini stilizzate e linee sinuose. Con colori netti e abbinati magnificamente.
Alcuni libri insegnano. Alcuni libri insegnano spiazzando, agendo sugli scarti inaspettati, e questo è uno di quelli:
Le pagine si susseguono così. Presentando animali a partire da parti del loro corpo inaspettate, agendo sui contorni.
Dopo la prima lettura il mio Tre, di tre anni, sa a memoria tutti gli animali e allora il gioco consiste nel divertirlo dicendo, prima di svelare l'animale, tutti gli oggetti che mi vengono in mente. Si sbellica dalle risate.
Ottimo lavoro questo e gli altri, che vi presenterò, di questa minima casa editrice.
Questo è il loro sito.
venerdì 18 ottobre 2013
CASA
L'autunno si rientra.
E nonostante questi giorni quasi primaverili, la casa ritorna nel suo centro.Si accende il camino la sera.
Si gioca sul pavimento per terra.
E' un rintanamento, come quello degli animali.
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| Gnomo Uno: composizione in attesa del 31 ottobre. |
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| Gnomo Due: "La mia scuola, col giardino e la palestra a pallone" |
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| Gnomo Due: "La chiesa vicino a casa nostra" |
Ho avuto uno spunto per un lavoro sugli spazi, guarda caso. E così per il venerdì del libro e per il mio diletto, ho comprato questo libro:
CASA DI FIABA
di Giovanna Zobili
illustrazioni: Anna Emilia Laitinen
- topipittori -
E' una poesia che ha come protagonista questo luogo nel quale viviamo. Tante case, illustrate magicamente. Sì, magicamente, perché le illustrazioni di questa magistrale artista, riportano ad un mondo sereno, pacificato più che pacifico.
Sono le case delle nostre anime, come conclude il libro:
Casa sprangata,
porta sul mondo,
orto e giardino,
parco di re.
Oggi, seduta
qui sulla soglia,
guardo i tuoi muri,
e vedo me.
Ho capito col trasloco quanto difficile e lungo è rivedersi nei muri di casa.
E' come crescere, far aderire una casa a se stessi. A poco a poco disegni gli spazi, li plasmi a piacimento o li rivedi se ora di farlo. E questo libro parla di queste case "arrivate", concluse dentro ma così tanto in bilico. Saldamente eterogenee.
E così rivedo anche questa casetta, la nostra, che il Due ha così magistralmente riprodotto. E' quel parallelepipedo in mezzo e la sua forza, come lui giustamente ha notato, sta tutta nel fuori.
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| Gnomo Due: la nostra casa |
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| Particolare "Casa di Fiaba" |
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domenica 28 aprile 2013
PERCHE' A VOLTE I BAMBINI COLORANO IL PRATO DI AZZURRO INVECE CHE DI VERDE.
giovedì 8 marzo 2012
SUL METTERCI LA FACCIA o LE MANI o LE PAROLE o I SOGNI
Ieri sera, grazie a Francesca, ho conosciuto cinque donne, mi sono informata su cinque progetti, ho condiviso cinque tensioni, ho sorriso a cinque volti.
Questi.
Anna
Anna è polacca. C'entra questo, eccome. C'entra perché se no non potrei raccontarvi i suoi dolci.
Sono stratificati, alti, cremosi, ricchi.
Sono fatti con ingredienti genuini e non artificiali. Perché "la vaniglia è la vaniglia!".
Con l'aiuto di un foglietto scritto al computer dal figlio - perché parlare davanti a trenta persone non è facile, soprattutto in una lingua che non è la tua - ci ha narrato la sua passione.
Cucinare dolci polacchi, "ma anche italiani".
Poterli vendere, magari aprire un sito per farli vedere.
Perché davvero vederli è magnifico anche solo per gli occhi.
Marcela
Anche in Cile Marcela insegnava yoga.
Là il boom della disciplina è scoppiato dopo rispetto all'Italia, dove ormai la richiesta di istruttori si è normalizzata.
Lei porta lo yoga a casa.
Per i bambini, ma soprattutto per gli adolescenti che sono iperbombardati dagli stimoli, ipercinetici, che di fatto hanno già sul loro corpo e nella loro mente l'impronta dell'ansia e dello stress.
Oppure, dice, insegnava ai lavoratori nelle aziende.
Le aziende stesse offrivano questo servizio ai propri dipendenti oppure i lavoratori organizzavano dei gruppi.
Marcela vorrebbe poter continuare questo cammino...
Marta
Marta lavora per vivere e per mangiare. Ma non fa quello per cui si è formata: la naturopatia.
Ci racconta la sua formazione iniziata per curiosità personale e poi sfociata in vocazione.
Ma non è proprio così, dal caso, che nascono le occasioni migliori, mi dico?
Si è specializzata in riflessologia plantare e iridologia.
Narra della sostanziale differenza tra medicina tradizionale e medicina alternativa.
Ci parla di stati emotivi, ci spiega (evviva!!) come si estraggono i fiori di bach.
Narra di sottili interconnessioni e di sfumature.
Questo le piacerebbe fare,
curare, sfumando.
Gala
Gala è un'amica di lunga data. E' Russa. E corrisponde a tutti i miei personali luoghi comuni sull'essere russi. E' bellissima e coltissima.
E' laureata in matematica astrofisica o chessò io.... sta di fatto che ha lavorato nelle stazioni satellitari Russe e i suoi genitori erano docenti universitari.
Poi, come ha raccontato, ha cambiato vita una volta
ritrovandosi a lavorare come impiegata.
E di nuovo, ora, è a una svolta.
Ha cresciuto da sola due "meravigliosi bambini" e ora deve trovare un nuovo lavoro.
In linea con i miei piccoli e scontati pensieri sul mondo russo, naturalmente lei suona benissimo
il violino, il pianoforte e la chitarra.
Ecco qual è il suo progetto.
Insegnare ai bambini a suonare.
Katia
Katia ha scelto di farsi ritrarre così. E io rispetto la sua scelta. E vi regalo la sua voce, le parole che lei ha donato a noi ieri sera:
"La
mia riflessione è nata da questa domanda: CHE CITTADINANZA HA OGGI
IL SOGNO GIOVANILE CHE PRENDE FORMA NELL'IMPEGNO SOCIALE ED ANCHE
POLITICO?
Nessuna.
Il più delle volte quello che manca è addirittura il sogno,laddove
c'è però...lo si controlla!
E
poiché i sogni non si controllano , ho scelto di condividerlo,
inserendolo in contenitore fatto di donne con storie autentiche e
differenti.
Mi
chiamo Katia, ho 37 anni e di professione faccio l'estetista (...). Arrivo
da un'esperienza educativa nel campo della disabilità grave
gravissima (...). Mi
sento spesso ambivalente: l'educatrice e l'estetista, e spesso mi
chiedo come due dimensioni apparentemente distanti , riescano a
convivere tra di loro. Penso che entrambe siano orientate verso un
unico obiettivo: il benessere, il prendersi cura dell'altro con metodi
diversi. (...) Oggi
lo faccio attraverso un massaggio, una pulizia viso, una ceretta,
senza mai distaccarmi dall'altra dimensione che mi permette a partire
dal sé corporeo a educare alla possibilità della bellezza come
qualità sostanziale per l'essere e non mero abbellimento della
forma."
L'anno scorso ho festeggiato così il mio otto marzo, partendo dalle donne che mi avevano formato.
Oggi lo voglio festeggiare con le donne che mi fanno sognare, con cui mi piacerebbe condividere un cammino, donne che ammiro per il coraggio e la determinazione.
Ho chiesto loro la foto perché quello è il segno di massima esposizione. Perché soprattutto nel mondo dei blog, così sterili di rimandi diretti, di foto esplicite, la loro foto lasciasse un'impronta. E l'imbarazzo è stato il mio sommato al loro nel mettersi più o meno in posa.
Ringrazio anche Francesca che mi ha invitato e che ha organizzato l'evento. A volte la chiave di volta sta nella semplicità dello svolgimento.
Rilancio i progetti di Anna, Marcela, Marta, Gala e Katia. Chi abita a Como e provincia e fosse interessato mi mandi una mail che io non esiterò a girare alle dirette interessate.
Chi volesse allargare questa iniziativa e raccontare altri sogni e altri progetti è pregato di mostrarsi.
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lunedì 20 febbraio 2012
SULLE DONNE CHE SPIEGANO AGLI UOMINI ovvero MASCHILE COMUN DENOMINATORE
Lo so. So benissimo che parlare di politica fa cambiare blog. So che nel mondo settoriale del web, se il tuo è un blog creativo, dovresti stare nei ranghi; se è un blog sullo sviluppo sostenibile dovresti sono parlare di bio, eco...; se è un blog di mamme i Figli sono il tema da cui non ci si può scostare.
Ma ecco, cambio le carte in tavola, e dico che forse questo è più un blog personale, un mio personale diario e dunque faccio fatica a escludere da qui la politica che tanta parte gioca tra queste mura.
Noi siamo ufficialmente entrati in campagna elettorale. A maggio ci saranno le elezioni comunali e noi siamo presenti, per la terza volta.
E' importante sapere dove ci schieriamo? E' importante sapere se a destra o a sinistra? Per noi è ininfluente perché abbiamo guadato il fiume e ci siamo accorti che quei due mondi su molte cose possono parlare.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che domenica sera io e il K. stavamo riflettendo sui prossimi mesi. Sull'atteggiamento che lui dovrebbe avere, visto che è sempre molto esposto. Io, al solito, lo stavo sommergendo di parole mentre eravamo a tavola, quando l'Uno ci ha interrotto:
Uno: "Ah, non pensavo che le donne insegnassero agli uomini!"
MiV: "O_o!!!!"
K: "O_O!!!!"
MiV: "Cioè in che senso?"
Uno: "Ecco..." sgrana gli occhi e pensa ommamma ho cannato a parlare....
K: "No, dai ci interessa molto quello capire..."
Uno: "Ecco, io pensavo che la politica la facessero solo gli uomini. E quindi erano le donne che si dovevano far spiegare le cose..."
MiV: "Beh, diciamo che ci sono più uomini che fanno politica, ma ciò non toglie..."
K: "Noi ti abbiamo dimostrato che non è così!"
Uno: "Già! Comunque mi piacerebbe un po' di maionese..."
E così il discorso è tornato sulla vera priorità, elemosinare un po' di maionese! :)
L'Uno con le sue analisi ci spiazza spesso. Come è potuto succedere, ci siamo chiesti? K. pulisce culetti e il bagno, io monto i mobili dell'Ikea, ci sembra che ci stiamo impegnando sul tema del genere. Eppure.
Eppure il mondo è quello che descrive e respira l'Uno. Le donne sono assenti dalla politica. E' platealmente vero. E non è che un governo che durerà un anno cambierà le cose.
Di politica parlano gli uomini. Le donne per lo più ascoltano e annuiscono. E' vero. E' così.
Al contrario che nelle altre due volte precedenti, questa volta partiamo stanchi, perché le cose importanti da dire le abbiamo dette da dieci anni riguardo alla nostra città. E così ci diciamo, questo è l'ultimo passo davvero e un po' siamo impauriti dai mesi che ci aspettano.
Ma se anche le cose andranno male, ci siamo detti, abbiamo insegnato ai nostri figli una cosa importante. Come diceva Gaber, "la libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione" unita di donne e uomini.
Ma ecco, cambio le carte in tavola, e dico che forse questo è più un blog personale, un mio personale diario e dunque faccio fatica a escludere da qui la politica che tanta parte gioca tra queste mura.
Noi siamo ufficialmente entrati in campagna elettorale. A maggio ci saranno le elezioni comunali e noi siamo presenti, per la terza volta.
E' importante sapere dove ci schieriamo? E' importante sapere se a destra o a sinistra? Per noi è ininfluente perché abbiamo guadato il fiume e ci siamo accorti che quei due mondi su molte cose possono parlare.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che domenica sera io e il K. stavamo riflettendo sui prossimi mesi. Sull'atteggiamento che lui dovrebbe avere, visto che è sempre molto esposto. Io, al solito, lo stavo sommergendo di parole mentre eravamo a tavola, quando l'Uno ci ha interrotto:
Uno: "Ah, non pensavo che le donne insegnassero agli uomini!"
MiV: "O_o!!!!"
K: "O_O!!!!"
MiV: "Cioè in che senso?"
Uno: "Ecco..." sgrana gli occhi e pensa ommamma ho cannato a parlare....
K: "No, dai ci interessa molto quello capire..."
Uno: "Ecco, io pensavo che la politica la facessero solo gli uomini. E quindi erano le donne che si dovevano far spiegare le cose..."
MiV: "Beh, diciamo che ci sono più uomini che fanno politica, ma ciò non toglie..."
K: "Noi ti abbiamo dimostrato che non è così!"
Uno: "Già! Comunque mi piacerebbe un po' di maionese..."
E così il discorso è tornato sulla vera priorità, elemosinare un po' di maionese! :)
L'Uno con le sue analisi ci spiazza spesso. Come è potuto succedere, ci siamo chiesti? K. pulisce culetti e il bagno, io monto i mobili dell'Ikea, ci sembra che ci stiamo impegnando sul tema del genere. Eppure.
Eppure il mondo è quello che descrive e respira l'Uno. Le donne sono assenti dalla politica. E' platealmente vero. E non è che un governo che durerà un anno cambierà le cose.
Di politica parlano gli uomini. Le donne per lo più ascoltano e annuiscono. E' vero. E' così.
Al contrario che nelle altre due volte precedenti, questa volta partiamo stanchi, perché le cose importanti da dire le abbiamo dette da dieci anni riguardo alla nostra città. E così ci diciamo, questo è l'ultimo passo davvero e un po' siamo impauriti dai mesi che ci aspettano.
Ma se anche le cose andranno male, ci siamo detti, abbiamo insegnato ai nostri figli una cosa importante. Come diceva Gaber, "la libertà non è star sopra un albero, libertà è partecipazione" unita di donne e uomini.
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venerdì 13 gennaio 2012
LE PAROLE TRA NOI LEGGERE
Che bello. Finalmente. Sono decisamente tornata ora, perché i fili resi così invisibili dalla mia defezione, riemergono.
Chi di voi non ha letto il post della Stima di ieri, deve andare. Io l'ho letto ieri sera a notte fonda. Poi sono andata a letto e, cara Paola, sul mio comodino c'era un libro che mi aspettava e che in fondo parla della stessa cosa di cui ha parlato Stima.
Ecco, lei in questo libro racconta suo figlio, dalla nascita alla maturità.
Quanta colpa c'è nel narrarsi attraverso i figli? Nel pubblicare le loro foto? Nell'esporli nel teatrino della socialità, come dice Stima?
Probabilmente tanta e tanto narcisismo nostro, presumo, di noi narratori.
Un giorno fotografavo un foglietto che Gnomo Uno mi aveva scritto, era una protesta viva! E io l'ho fotografato col cellulare quel biglietto, perché mi piaceva e perché, non lo nascondo, mi stuzzicava riflessioni che avrei voluto rimandare al blog. Lui mi ha guardato e mi ha detto deciso: "Non lo metti sul blog, vero?".
E mi sono sentita come una bambina trovata con le mani nella marmellata. Mi sono vergognata.
Da lì ho capito che spesso gli mancavo di rispetto non rispettando la sua intimità, nodo cruciale del nostro essere esseri umani.
Potevo io in quanto madre prendermi questa libertà? No, forse no.
Da allora ho centellinato di più e ho condiviso con loro le mie scelte. Ma ciò non toglie il nodo come dice la Romano alla fine della prefazione:
Chi di voi non ha letto il post della Stima di ieri, deve andare. Io l'ho letto ieri sera a notte fonda. Poi sono andata a letto e, cara Paola, sul mio comodino c'era un libro che mi aspettava e che in fondo parla della stessa cosa di cui ha parlato Stima.
Le parole tra noi leggère
di Lalla Romano
Una notte di qualche settimana fa, disperata perché non avevo più nulla da leggere, doppiamente disperata perché i 120 cartoni dei libri erano ancora chiusi, ho deciso di aprirne uno a caso e di rileggermi il primo libro che mi fosse capitato sotto mano.
E così lui ha scelto me. E' un libro che mi hanno regalato al liceo, che avevo iniziato e non avevo finito. Non mi piaceva, era ostico e non lo trovavo interessante. Ok, mi sono detta quella notte, ora sei mio.
Sono tornata a letto e ho cominciato a leggere la prefazione che la Romano aveva scritto per l'edizione qui sopra (1989):
A questo libro si accompagna in me un senso di colpa. E' un libro lucido, trasparente; ma un'ombra lo segue. Io non riconosco la colpa di cui sono stata accusata, quella cioè di aver "usato" un essere umano: la colpa per eccellenza, secondo Kant. Se chi scrive sempre in qualche modo "usa" gli esseri e se stesso, allora sì, è vero. Ma nel mio caso c'è l'aggravante che la vittima è un figlio: il mio stesso figlio.
Ecco, lei in questo libro racconta suo figlio, dalla nascita alla maturità.
Quanta colpa c'è nel narrarsi attraverso i figli? Nel pubblicare le loro foto? Nell'esporli nel teatrino della socialità, come dice Stima?
Probabilmente tanta e tanto narcisismo nostro, presumo, di noi narratori.
Un giorno fotografavo un foglietto che Gnomo Uno mi aveva scritto, era una protesta viva! E io l'ho fotografato col cellulare quel biglietto, perché mi piaceva e perché, non lo nascondo, mi stuzzicava riflessioni che avrei voluto rimandare al blog. Lui mi ha guardato e mi ha detto deciso: "Non lo metti sul blog, vero?".
E mi sono sentita come una bambina trovata con le mani nella marmellata. Mi sono vergognata.
Da lì ho capito che spesso gli mancavo di rispetto non rispettando la sua intimità, nodo cruciale del nostro essere esseri umani.
Potevo io in quanto madre prendermi questa libertà? No, forse no.
Da allora ho centellinato di più e ho condiviso con loro le mie scelte. Ma ciò non toglie il nodo come dice la Romano alla fine della prefazione:
Ho ripreso in mano il libro, l'ho aperto qua e là. E' quasi insopportabilmente vivo. (...) Non c'è giustificazione. Non ci può essere. Il rifiuto di lui (del figlio) è coerenza, verità. Ma il mio amore sbagliato, persecutorio, è il tema apparente del libro. Il vero protagonista è un sentimento più vasto. Un'amica triestina mi aveva suggerito come epigrafe un verso di Saba. Allora non ne compresi la purezza, anzi, la durezza. Mi pareva "troppo umano". E' l'ultimo verso del sabiano Ulisse:
e della vita il doloroso amore.
Sì, a volte pecchiamo di "troppa umanità", per questo con grazia ci assolviamo.
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giovedì 4 agosto 2011
DA CASETTA o DA LAVORO? CHE BAMBINO AVETE?
Quando Gnomo Uno aveva due anni e aveva il privilegio di essere figlio unico, io e K. ci concentravamo molto sulla sua osservazione in contesti diversi da quello casalingo. E' sempre stato un bambino faccia di bronzo. A due anni e mezzo, in montagna, aveva visto una motoslitta e voleva assolutamente salirci. Io, un po' spazientita gli ho risposto di andare dal proprietario e chiedere. Lui è andato. Ha chiesto a un signore lì vicino alla moto. Il signore si è allontanato mentre Uno diligentemente aspettava. E' uscito un carabiniere, era la moto dell'arma... Ha preso Uno, l'ha messo sulla motoslitta, hanno fatto un giro di 30 secondi. L'ha riposato giù e l'Uno impassibile è tornato da me: "E' stato molto bello mamma".
Al mare a due anni, l'Uno era sempre nella casetta plasticona adagiata sulla sabbia a giocare. Faceva molti bagni, sì. Ma poi... secchiello? No! Paletta? Ma và! Casetta. Si rintanava e cominciava a costruire la banda della casetta, con il suo discorso veloce riuniva bambini e questi cominciavano a giocare e la base era quella.
Diventando grande, le sue tane sono cambiate. Quest'anno il suo mondo era nella duna. Si trovava con gli amici, costruiva capanne con i rami trasportati dal fiume, staccava foglie per far finta di mangiare, sistemava gli alberi in modo da creare l'ombra. Da mattina a sera. Di nuovo una banda. La banda della Duna.
Gnomo Due, l'Homo Faber, è un Costruttore. Fin da piccolissimo ha adorato la spiaggia perché aveva così a disposizione un elemento dalle mille possibilità costruttive. Delle cose con la sabbia asciutta, altre con quella bagnata-media e altra ancora con quella bagnatissima. Milla variabili: sabbia + acqua. Sabbia + legnetti. Sabbia + conchiglie.....
Prendete il Due dategli un secchiello e una paletta. Prendete la Recherche di Proust e leggetela. Tutta, tanto lui non vi disturberà.
Ogni tanto il Due va nella Banda delle Dune. Ma per lui il gioco di ruolo va bene per un quarto d'ora, poi va in fibrillazione. E torna a lavorare. Lui è il Bambino Costruttore che si trova molto bene con altri Bambini Costruttori. I loro non sono discorsi come quelli delle Dune tipo: quanti anni hai? Che sport fai?
Loro parlano solo per problematiche tecniche: ma il ponte regge? Vai a prendere l'acqua! Se facciamo una strada che arriva da là?
Poi arriva il mare, mangia tutto. Loro si salutano e vanno in campeggio.
E il Tre? Non so. E' troppo piccolo. Per ora passa il tempo cercando di affogare in mare, visto che si butta a capofitto nell'acqua. Farà parte di una terza categoria? Il Bambino dell'Acqua? Il Bambino delle Alghe fra i Capelli? Il Bambino Pesce? Il Bambino Mani Cotte?
Per ora sta lì, sul bagnasciuga. Si mangia un po' di sabbia. Si sporca le mani, le lava, poi le risporca, poi le rilava. Felice.
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