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lunedì 4 novembre 2013

CONTAMINAZIONE CREATIVA

La contaminazione creativa è un valore.
Genera opere interessanti. Mette in gioco gli stereotipi.
Unire materiali diversi fa esplodere le visioni. Agganciare mondi sideralmente lontani amplia le possibilità all'infinito.

E se tutto questo viene fatto all'interno del quotidiano, assume un plus-valore. Riescono molto bene i bambini. Basta dare loro oggetti diversi e non porre troppi limiti. Alcuni, non troppi.





Alcuni oggetti assumono l'ironia come loro marca.
Avevo visto questi skateborders in questo sito, e me li ero segnati. Mi piaceva l'idea che apparissero nel loro sacchettino trasparente, come i vecchi soldatini e invece fossero ragazzi che andavano in skate.
Capovolgimento dello stereotipo: dalla guerra al gioco. La serietà con cui si attacca il nemico contro la serietà con cui ci si diverte.
Li ho trovati sabato alla Rinascente di Milano. Piano meno 1. Un piano da vedere, come il Duomo.

I bambini hanno capito il senso, direi.



venerdì 18 ottobre 2013

CASA

L'autunno si rientra.
E nonostante questi giorni quasi primaverili, la casa ritorna nel suo centro.
Si accende il camino la sera.
Si gioca sul pavimento per terra.
E' un rintanamento, come quello degli animali.

Gnomo Uno: composizione in attesa del 31 ottobre.
Si riprendono in mano i giochi un po' dimenticati nella bella stagione. E il pomeriggio si beve il té coi biscotti.

Gnomo Due: "La mia scuola, col giardino e la palestra a pallone"


Gnomo Due: "La chiesa vicino a casa nostra"

Ho avuto uno spunto per un lavoro sugli spazi, guarda caso. E così per il venerdì del libro e per il mio diletto, ho comprato questo libro:

CASA DI FIABA
di Giovanna Zobili
illustrazioni: Anna Emilia Laitinen
- topipittori -


E' una poesia che ha come protagonista questo luogo nel quale viviamo. Tante case, illustrate magicamente. Sì, magicamente, perché le illustrazioni di questa magistrale artista, riportano ad un mondo sereno, pacificato più che pacifico.
Sono le case delle nostre anime, come conclude il libro:

Casa sprangata,
porta sul mondo,
orto e giardino,
parco di re.
Oggi, seduta
qui sulla soglia,
guardo i tuoi muri,
e vedo me.

Ho capito col trasloco quanto difficile e lungo è rivedersi nei muri di casa.
E' come crescere, far aderire una casa a se stessi. A poco a poco disegni gli spazi, li plasmi a piacimento o li rivedi se ora di farlo. E questo libro parla di queste case "arrivate", concluse dentro ma così tanto in bilico. Saldamente eterogenee.

E così rivedo anche questa casetta, la nostra, che il Due ha così magistralmente riprodotto. E' quel parallelepipedo in mezzo e la sua forza, come lui giustamente ha notato, sta tutta nel fuori.

Gnomo Due: la nostra casa

Particolare "Casa di Fiaba"

lunedì 23 settembre 2013

BAVIERA

Pensavate di esservela scansata.
Pensavate che non vi avrei tediato con le vacanze.
E invece eccomi qua, con le foto scaricate. Potevo lasciarmi sfuggire l'occasione? Dopo anni di viaggi piuttosto sedentari, abbiamo preso il camper e viaggiato come ai vecchi tempi.

La Germania ci ha accolti nel migliore dei modi: belle giornate di sole, prezzi bassi, meravigliose città, infinite piste ciclabili.

Per iniziare bene l'avventura siamo partiti dal  Ravensburger Spieleland.
Abbiamo fatto un po' di parchi in Germania e devo dire che loro dividono i parchi a seconda dell'età. Difficile trovare parchi giochi (tipo Gardaland) adatti alle famiglie e ai ragazzi.
Detto questo, il Ravensburger è meraviglioso! Non mi dilungo in descrizioni, perché l'ha fatto benissimo la homemademamma qualche settimana fa. Condivido tutto del suo resoconto e consiglio vivamente il parco.

Foto ricordo prima dell'ingresso nel Labirinto Magico!

Abbiamo viaggiato in camper e ci siamo spostati in bici. La Germania in questo, com'è noto, è avanti mille miglia, anzi, di più, per la precisione 70.000 sono i km di piste ciclabili in territorio tedesco.

Abbiamo cercato invano di vedere il castello di Fussen, famoso perché ripreso da Walt Disney, ma la fila di quattro ore per prendere il biglietto ci ha fatto un po' desistere (d'altronde non è che in Italia manchino castelli...). Allora abbiamo visitato la piccola Versailles del triste e pazzo Luigi II: un bambinone che alla fine del suo impero, in solitudine, vuole giocare al re Sole.
Al centro della foto si intravede la fontana d'oro. Proprio tutta d'oro.



Terza tappa: Monaco.
Abbiamo girato in tram, in autobus e in metro.

Vacanze impegnative.
Monaco è come Milano unita a Bologna. Ha il rigore dell'architettura nordeuropea e lo spirito giovane degli universitari (lì studiò Einstein) che la domenica si ritrovano a fare surf nel parco pubblico cittadino più grande del mondo (più di Central Park!):


Abbiamo visitato la pinacoteca e abbiamo visto Picasso, Monet, e i Girasoli (una delle versioni) di Van Gogh. Il tutto a 1€ a testa, quindi totale 2€, perché era domenica e tutti i musei costano 1€ e naturalmente i bambini non pagano. Sappiate che raramente i bambini pagano! Diciamo che questi fanno una politica per le famiglie non solo a parole.
Nell'unico giorno di pioggia della vacanza siamo andati a vedere il Museo della Scienza e della Tecnica, così grande che un giorno non c'è bastato. Bellissimo, vissuto, con ricercatori che vi lavorano e continui esperimenti aperti al pubblico tutto il giorno.

Via in partenza per Ratisbona.
Sulle rive del Danubio.


  Quelle città così, dove c'è una libreria ogni 200 metri, dove il profumo dei wuster abita le strade e dove scorre questo fiume grosso e denso...

Ma parliamo di cose serie.
1. I parchi gioco

Bambino rotante su tappeto di legni.

Bambino dialogante con tedeschi in attesa di lanciare sassetti dallo scivolo.
Il paese della cuccagna dei parchi gioco. Con bambini sempre a piedi nudi (qui sopra a Norimberga), saltellanti, sfidanti le regole della gravità e del buon senso catapultandosi da un'altalena ad uno scivolo. Con nugoli di mamme e nonni chiaccheranti con in mano contenitori pieni di verdure (carote e cetrioli in primis) da rifilare al primo pargolo zompettante.
Il nostro relax da viaggio impegnativo erano questi campi, agognati, tenuti come premio dopo aver visto la cattedrale e la via più antica.
E poi ci chiediamo com'è che i bambini al nord stanno sempre fuori...

2. Legoland



Io, adorante dei lego fin dalla più tenera età.
Io, che desideravo vederlo da sempre.
Io, che ritrovo nel parallelepipedo più bello del mondo significati che oltrepassano l'umano sentire.
Non potevo farmelo scappare.

Parco giochi per bambini fino 10 anni. Con mega strutture libere al gioco libero.
Una delizia per noi fuori di testa.

Il ritorno in Italia è stato accolto da questa frase del Due: "Mamma, ma qui è marcipiede o ciclabile?"
"Marciapiede, Due, e ringrazia per il fatto che ci sia".

mercoledì 16 gennaio 2013

OCCHI UBRIACHI ovvero MIRO' e MCCURRY

Durante una pausa delle nostre malate vacanze, siamo stati a Genova. La meravigliosa, fredda, romantica, ventosa, invernale Genova.
Siamo andati a vedere due mostre:


Mirò mi si è appiccicato agli occhi. Non avevo mai visto i suoi lavori dal vivo. 
Noi e i bambini con alle orecchie la guida, ascoltavamo direttamente le parole dell'artista. I bambini si sono rifiutati la guida per loro, hanno scelto quella degli adulti, più ricca, contornata di foto e filmati. Beate audioguide.
Io amo di Mirò l'uso del colore, quei neri netti, solidi, forti. E poi le figure fluttuanti, le presenze vive che si formano nei suoi quadri. 
E poi di lui mi piace la passione che traborda, il fatto che abbia lavorato fino a tardissima età. Mi piace il simbolismo: l'occhio, la stella, gli uccelli. Simboli che mi corrispondono.
La cosa che poi mi ha incuriosito è stata come i bambini abbiamo letto in modo differente quello che hanno visto.
Per l'Uno, bambino tutta testa, astrattismo puro, che vive nel suo mondo, le opere di Mirò erano non straordinarie o insolite, a lui sono piaciuto, come poteva piacergli Caravaggio.
Il Due invece, che attende, riflette, tentenna, che prima ascolta le parole degli altri prima di esprimere la propria opinione, due-tre giorni dopo la visita, mi si avvicina e mi chiede: "Ma mamma io penso che se uno disegna una cosa, deve disegnare una cosa che esiste. Mirò non disegnava cose che esistono!".
Lui è il nostro realista, molto attento agli eventi, a ciò che accade, concreto, risolutivo. Per usare delle metafore cinematografiche: l'Uno è Bunuel, il Due Rossellini.
E il Tre? Pensate che dall'alto dei suoi due anni e mezzo si esimesse dall'esprimere la propria opinione? No: "Mamma, oggi siamo stati a vedere i mostri nei quadri. Erano bellissimi!".
I mostri nei quadri. Pensò che Mirò avrebbe apprezzato.
Qui tutto sulla mostra.
E qui un ottimo libro per bambini su Mirò da vedere e da sentire.


Concluso questo giro ci siamo spostati da McCurry.
E' un fotografo. E' l'autore di questa famosissima foto:


E' carrellata di ritratti.
Di fatto è una mostra sugli sguardi e dunque sugli occhi, che sono quasi un'ossessione che accomuna lui e Mirò.
L'allestimento è semplice ma davvero d'impatto. La stanza delle guerre è tremenda. Non ci sono immagini truculente per il corpo, ci sono immagini terrificanti per l'anima. I bambini naturalmente si sono soffermati molto in questa stanza e non capivano se fotografava cose vere, tanto lontane erano dalla loro vita reale: "Ma quel fucile che ha in mano quel bambino è vero?"

Qui tutto sulla mostra.
Qui un ottimo video su McCurry (sottotitolato in italiano).



lunedì 5 novembre 2012

MIO FIGLIO E' UNO SCULTORE ovvero SULLA SCUOLA BIDIMENSIONALE

Ieri sera io e il K. cenavamo senza gnomi, che già si erano rifocillati. Il Due si avvicina al tavolo con cartoncini, forbici, scotch e le cartine di alluminio dei soldini di cioccolato mangiati in precedenza.
"Cosa devi fare?"
"Una scatoletta per le cartine dei cioccolatini!"
"Come mai?"
"Perché ho sentito che se sbattono fanno una specie di musica."

E così ha cominciato a lavorare, prima ha fatto una bustina ma le cartine non suonavano. Poi ha capito, avrebbe dovuto lasciare più spazio. Ha ricominciato, di nuovo tagliato e di nuovo scotchato.
Questo è il risultato, e vi assicuro che il suono che fanno le cartine muovendolo, è meraviglioso:


"Sei uno scultore" gli ho detto ieri sera.
E lui mi ha guardato e mi ha sorriso, imbarazzato e felice.

Stamattina mentre rimettevo in sesto la sua stanza ripensavo a quel muro coi mollettoni appesi nella sua classe. Servono a tenere tutti i disegni dei 24 alunni. Il suo è vuoto. Vuoto. Nulla. Deserto.
Lui è uno scultore, mi ripetevo. E mentre stipavo ordinatamente le centinaia di pezzetti di lego nelle scatole me lo vedevo. Silenzioso creatore di opere in 3d. Dai lego ai kapla (la notte di halloween ha fatto coi kapla la città dei gormiti, sensazionale), dal cartone al legno, dalla plastica alle cannucce. Lui trasforma la forma.

Porta a casa da scuola oggetti inventati e come Archimede Pitagorico, li stipa nella sua cameretta perché bisogna 'lasciarli in mostra'.


Mio figlio ha 5 anni.
L'anno prossimo il grande salto.
Nella scuola primaria bidimensionale saprà continuare il suo percorso di scultore?
O verrà costretto tra le pagine di un quaderno a righe?
Lui deve toccare le sue creazioni.

La scuola dell'infanzia dove va ha organizzato una gita extra-orario per genitori e bimbi a Como, per vedere questa mostra
Io e lui. Solo io e lui senza fratelli. E lui che ammirava queste opere tridimensionali e gioiva. E fuori pioveva a dirotto. Sapete quei momenti perfetti? Ecco questo lo era. Per me e per lui ne sono sicura.

Curerò la tua passione mio Due. E' una promessa.

(Se passate da Como ve la consiglio davvero)


lunedì 25 giugno 2012

QUELLO CHE HO IMPARATO IN ALTO ADIGE

Che le altalene qui sono tutte in legno.
Che i campi da calcio sono fioriti.
Che le ciclabili sono possibili in montagna.
Che parlano poco e male l'italiano.
Che sono molto cordiali e disponibili.
Che hanno delle belle case.
E saltuariamente dei bei castelli.


Che i bambini qui non fanno rumore.
Che è vero che sono tutti biondi e hanno come accessorio il caschetto da bici.
Che ci sono amache dappertutto.
Che il fieno lo stendono su dei pali di legno.
Che il legno è utilizzato in ogni modo per ogni cosa.
Che altro che "bella vita" tutta italiana. Qui hanno capito come si vive.
Che stare due giorni senza bambini in questo paradiso ci ha fatto bene.
E non è poco.

lunedì 4 giugno 2012

FRAGOLE DI BOSCO ovvero SULLE LUCENTEZZE

Fino a poco tempo fa, la Stima il lunedì aveva una rubrichetta light. I momenti 'illuminati', quelli goduti, sentiti, mettetela come volete.
M'è venuta in mente ieri.
Perché è stata la prima domenica, dopo tante, in cui tutti e cinque siamo rimasti insieme nella normale quotidianità.
Erano mesi che non succedeva.

Siamo andati a giocare a basket figli contro genitori (ma quanto è piacevole sudare e avere il fiatone!), poi una pizzata e infine a casa.
Il piccoletto dormiente nel lettone e il K. dormiente sul divano.
Io e gli uomini rimasti in giro in bici, un gelato e poi una passeggiata fino alla cascina.

Nello zaino avevo ancora i bicchieri di Gardaland puliti.
La gente che passeggia in questi giorni nei nostri boschi probabilmente non è attenta, oppure sono proprio le prime, quelle appena arrivate...


Che pace.
Che bello passeggiare col profumo delle acacie. 
E' light questo momento e me lo prendo tutto. Non lascio via niente. Nè le scarpe impolverate, né le chiacchiere a vanvera. E' tutto lucente.


giovedì 3 maggio 2012

SULL'ESSERE DI CITTÀ. DENTRO.

E' inutile.
Devo arrendermi alle evidenze.
Dunque, spiego.

Ieri tutta felice propongo ai bambini: "Ehi, facciamo due passi nel bosco?"
Uno: "Sì dai! Vado a preparare lo zaino! Dunque: tre succhi, la lente, la merenda...."
Due: "Sì!! Mi metto i pantaloncini, le maniche corte e gli scarponcini..."
Tre: "Ohhhh bocco!! Sìììììì.... Lupo groscio.... noooo bavooooo..."

Ok, dico. Mi tolgo la felpa e usciamo.
Tagliamo dal prato.
Quel prato che era così:


Solo che ora l'erba mi arriva fino alle spalle e fiori gialli sono tutti soffioni.
Ah, e io soffro di allergia.
Dunque, partiamo.
Il Tre si perde subito. Nell'erba alta non si vede, ma lo sento. 
Lo trovo. Nel tentativo di soffiare il soffione, lo mangia. Ok, mi dico, Sabine approverebbe.
Lo prendo in braccio. Sorpassiamo il prato e arriviamo sul sentiero, giriamo nel bosco dopo il mucchio di letame.

Panico.
Stupida che sono! Ma si può!!!
Fango, palta, melma, rane, anatre...
Sprofondiamo.
Io con le mie simpatiche scarpe da ginnastica. E anche l'Uno.
Saggio Due.
Guadiamo il sentiero con intoppi, stringhe slacciate melmose, scivolate, io con in braccio il Tre col ciuccio che cade e cade e poi...
...un mega attacco di allergia acuta.
Perfetto.
"Ma porc.... natura di m.... un bel parchetto asettico e via eccheccav....!!"

I bambini con i pantaloni arrotolati, le scarpe infangate e io che impreco arriviamo sulla strada che conduce all'agriturismo.
E' chiuso.
Sbarrato.
Ci sediamo lì davanti al cancello e tristemente facciamo merenda. Il Tre dà una manciata di erba dal cancello alle capre e con la stessa mano mangia la cioccolata.
Non guardare MiV, non guardare, mi dico.
Tutta salute....

Torniamo a casa. 

Crisi allergica.
Sono le dieci del mattino, non mi è ancora passata nonostante l'antistaminico. Ho la testa che mi si spacca e il naso rosso.
Forse è meglio se mi dedico ai bulbi.


Mi danno più soddisfazione.



giovedì 19 aprile 2012

ANDARE COL 12 E TORNARE COL 14.

Per la mia famiglia l'evento del Salone del Mobile è come un matrimonio.
Un matrimonio che dura una settimana.
Tutto si ferma. Ci si veste bene. Si prenota il catering. E via discorrendo.
E' divertente né... ed è anche bello vedere il fervore delle produzioni e anche che in questo settore, scusate, noi italiani siamo davvero i numeri uno.
Poi, succede che anche il mio scalchignato Mac vada in fiera, solo che lui si ferma a dormire e dunque che io rimanga senza protesi digitale.
Succede anche che per una serie lunga di coincidenze, io debba prendere un mezzo per spostarmi da quasi fuori Milano a centro Milano.

E così sono lì, in mezzo a una piazza che in realtà è una grandissima rotonda.
Ecco, chiedo a lui... No! E' al telefono e non parla italiano. La signora no, che la bimba piange. Ah, ecco! L'ottantenne con le perle al collo, il paltò e la borsetta.
"Scusi signora, la metropolitana?"
"Ecco, la metro eh?"
Cioè come a dire:
"Non è che perché siamo a Milano mi puoi chiedere il panettone a ferragosto!"
Allora io esplico:
"Devo andare in Duomo!"
"AH!! Il 12! Deve prendere il 12! Che peccato. E' appena passato... Vada là, prende il biglietto lì, poi si ferma là e lo prende, veda lei quale perché passa anche il 14..."
"Grazie signora!"
"Prego e auguri!"
Auguri. Auguri?
Beh, comunque bello prendersi un auguri così, a gratis, penso.

Oh, biglietto preso. Ce l'ho in mano. No, non lo metto via, lo devo obliterare, poi non lo trovo se lo metto in borsa.
Mi si avvicina un'altra ottantenne col paltò e la borsetta. Ma senza perle.
Mi fa vedere un opuscolo che conosco:
"Cosa mi dice del seguire la strada di Dio..."
La butto sul ridere:
"Guardi sono molto in ansia in questo momento per la mia di strada..."

Il 12 mi salva dal suo sguardo severo. Salgo


E' di quelli vecchiotti e scrostati. Traballa. Oblitero. Mi siedo. Studio. Ok, ho capito, non dovrei sbagliare nel scendere. Tengo il biglietto in mano. Che non si sa mai.
Nel mio vagone (ma si chiama così anche quello del tram?) sono tutti stranieri, per lo più cinesi, o comunque asiatici. E infatti entriamo in Cina, negozi di vestiti dappertutto, poi strani negozi di alimenti e poi ancora vestiti. Le vetrine coi manichini senza testa, oppure pacchi e pacchi di vestiti ancora chiusi. Chinatown, scrive google maps. Già. Scendono i miei compagni di viaggio e cambiano. Zona Arena. Via Orefici mi pare di leggere. Mi volto e due ragazze bellissime e piene di pacchetti salgono e si siedono dove prima c'era il ragazzo cinese che nervoso faceva ballare le gambe. Salumerie, bar, vestiti, tutto è perfetto, perfettamente milanese nel senso più stereotipato.
Controllore. Lo sapevo!! Ecco! L'ho in mano il biglietto, vede che provinciale previdente sono...
"Meno male che la manifestazione è dietro..." dice al collega.
Mi volto e a pochi metri dal tram, un'enorme macchia indistinta di persone con bandiere rosse e al collo avanza.
Scendo.

E il ritorno?
Ho il 14, è nuovo.
Di nuovo passo per la scorciatoia sociale, ma in senso opposto. Dalle stelle alle stalle. Il tram ti permette di vedere nel riflesso degli occhi di chi sale il mondo da cui viene, che poi è quello che c'è fuori dal finestrino.
Nel tram verde i sedili non guardano tutti avanti (verso un futuro migliore?), ma si guardano l'uno con l'altro frontalmente. Entro e di nuovo tutti stranieri. Mi siedo vicino a una ragazza asiatica che scende, subito rimpiazzata da un'italianissima cinquantenne. Noto che man mano che le persone salgono, si siedono nella fila di sedili che gli corrisponde e cioè, banalmente, italiani di quà e tutto il resto del mondo di là.
Solo i ragazzi di un liceo lì vicino scompiglia per poche centinaia di metri le carte, poi tutto torna normale. Il signore al mio fianco ha il cappello e fa il sudoku. I due davanti a me sono grossi e guardano malissimo i ragazzini che incautamente li hanno sfiorati. Tutto il gruppo di quindicenni scala di uno.
E io penso che è bello il tram. E che comunque a me Milano piace. Ma da buona provinciale, penso che non vorrei proprio viverci.
Scendo. Ho ancora il biglietto in mano. Il controllore questa volta non è passato.

lunedì 5 marzo 2012

IL MUSEO DI STORIA NATURALE ovvero SUGLI ANIMALI

Premesso che sono stata scollegata causa Fastweb. E dunque ho perso pezzi, leggo solo ora storie, ho perso commenti....
Ma a parte questo... continuo a stare. Perdura la situazione e questo mi rende serena.

Venerdì pomeriggio i quasi ventidue gradi ci hanno portato dalle nostre vicine di casa, le capre.


Poi un saluto ai cavalli e infine agli asini.
Ecco, appunto. Gli asini. Mai nome più appropriato no?
A parte che a me tutta sta poesia sugli asini proprio.... Cioè sono stupidi no? Sì sono metafora di semplicità, di povertà anche. Ma che cavolo... mi hanno giocato un brutto scherzo.
Mentre io ero tranquillamente seduta a bermi il sole e i duedue erano appunto dagli asini, sento un urlo straziante.
Ommamma!!! Questo è il Due, sì, lo so è lui che urla! Lui gli ha dato da mangiare e l'asino gli ha preso il braccio, ommamma devo correre... e l'urlo acuto continuava a me sembravano minuti ma erano secondi, pochi pochissimi. Quelli che occorrono a una persona per scattare, scivolare da una rivetta e schiantarsi planando sulla ghiaietta. Rialzarsi e vedere due bambini con gli occhi sbarrati che ti osservano. I tuoi figli.
"Mamma quanto sangue". Le mie mani!!!!
"Ti porto io lo zaino mamma"
"Ma perché hai fatto così?"
Che fare? Dire loro del maledetto asino, ingiuriarlo perché non è così che si raglia, perché io vengo comunque dal centro eccheccavolo.
Sì, dire tutto.
Nonono bambini. Tutto a posto!
Ma quanto cavolo fanno male le abrasioni da ghiaietto???


Non vi faccio vedere i palmi delle mani perché sono un po' bruttini da vedere...

Ma tant'è... siamo andati a vedere gli animali da quando sono nati fino a ora al Museo di Storia Naturale di Milano.
Abbiamo visto ossa e ossicini, minerali, dinosauri....


E poi animali imbalsamati, di tutti i tipi. Tanti, tantissimi, anche l'asino. E non diceva la targhetta che raglia come il mio secondo figlio, ma me lo sono fatto andar bene lo stesso.
E' stato divertente e le ricostruzioni sono ottime. Mi ricordavo un museo impolverato, con le ragnatele tra le corna e invece è tutt'altro.

Guardare gli animali da vicino e conoscerli bene. Questo il mio prossimo passo.






giovedì 27 ottobre 2011

AZZURRO vs GRIGIO


Stima, un'amica dieci giorni fa mi ha visto un po' malconcia, con le spalle curve e la faccia triste. E' rimasta lì, un po' sbigottita e poi mi ha detto che in questi casi a lei piace camminare. E io le ho detto, allora passami a prendere e lei mi ha detto certo! Passo io tra due giorni.
Ci sono persone così... io stordisco tutti con le parole, mentre lei mi ha aiutato mettendo uno zainetto in spalla e indicandomi la baita.
Non ce la posso fare, le ho detto. Prenditi il tempo, mi ha risposto.
E così siamo giunte al Bollettone. Ma che bei nomi hanno le cime delle montagne?
C'era lassù un vento fortissimo. Davanti a noi si stendeva la pianura padana, là in fondo Milano, a sinistra Como. Mentre alle nostre spalle c'era quel ramo del lago di Como.

Io vivo sotto là... e mi sa anche molti di voi....


Là c'è la Svizzera... fortunelli...

La cosa più impressionante non era tanto questa sconvolgente diversità meteorologica, quanto piuttosto il fatto che da casa mia il cielo sembrasse sorprendentemente blu.
Ecco, mi dicevo, questo paesaggio mi fa da metafora. Io per mesi ho continuato il mio cammino, anche faticando, pensando che il cielo sopra di me fosse azzurro. Invece no. Il mio corpo mi ha fermato, mi ha costretto a salire su per il sentiero e mi ha rivolto la faccia a quel grigio melmoso. Dandomi però l'alternativa, ricordandomi che non sempre il nostro cielo è così.
Dunque grazie B., davvero. E buon compleanno.

lunedì 5 settembre 2011

RIASSUMENDO ovvero DETOSSING UEB

Mi dicono che quando pensi di non poter fare a meno di un cibo, allora ne sei intossicato. Io circa 15 anni fa andavo dentro e fuori dai pronto soccorso, finché ho incontrato una persona che ha capito che non avrei più dovuto mangiare latte né derivati per un bel po' (5 anni!), ma soprattutto che aveva capito che chi cura deve ascoltare, far parlare, osservare, e poi prescrivere, eventualmente.
Giugno e luglio il blog mi aveva assorbita troppo, faticavo a staccarmi, e anche nei primi giorni di agosto, grazie al telefono, controllavo, sbirciavo, leggiucchiavo. No, mi sono detta. Mi sono di nuovo intossicata. E così ha abbandonato un po'. Non ho letto, non ho aperto la connessione. Mi sono disintossicata e ora ho più voglia e più forza di prima per ricominciare.

Cosa abbiamo fatto noi quest'estate?
Da fine luglio abbiamo fatto molti piscina-party:


Poi ad agosto siamo partiti per la montagna. Un freddo bestia. 6 gradi la mattina. Felpa tutto il giorno. Diciamo che non è proprio il mio clima ideale...


Finalmente è giunto il momento del mare e così siamo andati nella città dove i gabbiani non mangiano solo i pesci.


Infine, gli ultimi giorni, siamo andati a vedere la mitica Torre di Pisa, su insistenza, ma molta ma molta insistenza di Gnomo Uno. Siamo partiti con 28 gradi e siamo arrivati in quel di toscana sui 37. Avete presente quella simpatica settimana di inferno bruciante? Noi eravamo su quei gradini lì.


Su venti metri di scalini cerano almeno 15 nazionalità diverse. 
Dopo tutta 'sta fatica, ci hanno detto che i bambini sotto gli otto anni non possono salire sulla torre. Abbiamo guardato in faccia il nostro settenne, il nostro quattrenne e il nostro unenne e abbiamo detto loro: ehi ragazzi, c'è un'ottima notizia!! Dobbiamo per forza tornarci a Pisa. 
Ma io e K. volevamo morire.
Comunque è stato divertente, soprattutto vedere tutti quei turisti che fanno finta di tenere su la torre:


E ora? Loro per fortuna hanno voglia di tornare dai loro amici. E io e K. abbiamo un trasloco che ci fa impazzire. Il lavoro che incombe. E ho pure gli occhiali che hanno subito uno "shock chimico" (!!) e ci vedo come mia nonna con la cataratta. Ma ce la possiamo fare. Certo che sì. In fondo vedere un po' sfuocato a volte può migliorare le cose.
Buon rientro a tutti.

lunedì 4 luglio 2011

IL LAGO-MONTAGNA ovvero A ME LE MUCCHE FANNO PAURA...

Ecco, Stima. Il post veloce. Quello tra lo stiro e la lavastoviglie. Però sentito sentito....

Ecco, se abiti vicino al lago di Como... puoi anche andare in montagna.

... e trovare una famiglia di mucche sotto l'albero.

Dei saltamartini.

Essere legnamee ha i suoi pregi: il furgone della ditta come panchina gelato.

Lui l'abbiamo lasciato sul marciapiede. Perché il legnamee odia il furgone macchiato di gelato alla panna!
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