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lunedì 25 maggio 2015

DI LA', DI QUA

Di là bambino
di qua ragazzino
Di là con le unghie lunghe e nere
di qua con pensieri che non sanno tacere
Di là che frigna perché giocando perde
di qua a guardare quel prato, che è bello quel verde
Di là uffa i compiti che scocciatura
di qua sul divano perso nella lettura
Di là mamma dove vai?
Di qua Giona stai attento, se no sono guai
Di là passi a darmi un bacio prima di dormire?
Di qua mamma stai seduta vado io ad aprire
Di là un bambino che fra le mie braccia cresce
di qua un ragazzino libero come un pesce





giovedì 5 marzo 2015

IL RAGAZZINO LUMACA ovvero SUGLI IRRAZIONALI PENSIERI DI UNA MADRE

In un primo pomeriggio soleggiato di marzo, una madre e un ragazzino di quasi undici anni sono appoggiati al calorifero tiepido. Il sole li abbraccia. Fuori soffia un vento forte, impetuoso.
Anche loro si abbracciano. Non si sa chi abbia abbracciato per primo, perché a volte tra le persone che si vogliono bene, succede che ci si accolga vicendevolmente tra le braccia all'unisono.
E allora alla madre viene voglia di dare un bacio a quel bambino grande e succede che glielo dia. Sul naso. E il ragazzino, non si sa se per il piacere o se per assaporare quel momento, ritira la sua testa nelle pieghe del maglione di sua mamma. E la mamma, che in quanto tale assapora ogni passaggio e cerca di ripeterlo all'infinito, gli ridà un bacio sul naso e di nuovo lui si ritira.
Ma nel silenzioso tepore che si spande da dietro i vetri della grande finestra, all'improvviso il ragazzino alza gli occhi sulla madre e le dice:
"Faccio come le lumache. Mi ritiro quando mi tocchi"
E alla madre viene da ridere, e ride. Perché quell'immagine lì, di lei che tocca le antennine di quel suo figlio che si ritira, le dà un immenso piacere.
E lei non sa perché, ma si ritrova a pensare che è proprio bello stare con questo piccolo uomo. E anche pensa, in modo del tutto irrazionale, che tutte le volte che lo ha visto giocare con le lumache, inseguire le coccinelle mettendosele sulla pancia nuda, scavare buche nel giardino, infangarsi le scarpe per giocare a ce l'hai, tutte queste cose... riemergono in lui.
E poi, sempre la madre, si ritrova a pensare che forse anche tutti i libri che gli ha letto centinaia e centinaia di volte, e le storie che lei ha inventato per fargli mangiare il passato di verdure.... tutta, tutta questa roba che lei ha fatto, a lei oggi in quella frase lì della lumaca, sembra riemersa.
E così la madre si dice che è servito. Fare tutta quella roba lì per il proprio figlio è servito. E non nasconde a se stessa che molte volte è stato un piacere ed altrettante una noia. E nemmeno nasconde a se stessa che tutta quella bella roba lì, in quel momento lì abbracciati, vicini al calorifero tiepido, accolti dal sole di marzo, tutta quella roba lì è riemersa anche per inondare lei. E lei è felice.



mercoledì 3 dicembre 2014

AFFONDARE IL COLTELLO ovvero BABBO NATALE DISVELATO

La casa è già addobbata. I folletti sono già venuti tre volte a riempire il calendario dell'avvento. Le lettere sono già nella testa dei miei tre nani. 
Ma uno mi guarda in silenzio ogni volta che sfioriamo l'argomento natalizio. E quello sguardo, quegli occhi puntati su di me, in attesa di risposte che dovrei dargli a prescindere dalla domanda, mi mette un po' a disagio.
Finche ieri il momento è propizio. Siamo io e Uno soli.



"Io credo che siate voi a portare i doni, non Babbo Natale"
E io sento un occhio inumidirsi, solo uno davvero.
E non so se si inumidisce per la malinconia di un'età bambina che è passata così velocemente o se lacrima per la felicità di vederlo crescere questo piccolo uomo.
Sta di fatto che comincia a tempestarmi di domande:
e come si fa? E dove si prendono i giochi? Quando si mettono i regali? Ecco perché eravate più agitati noi di voi! 
E tanto altro.
Beh, mi dico, è andata. Pensavo peggio. 
E invece sono qui a stendere tranquilla.
Quando di nuovo mi si avvicina:
"Ma i folletti invece sono veri vero? Solo loro a riempirci il calendario...." e questa volta lo sguardo era supplicante, tipo: almeno questo lasciamelo.
E qui ho tentennato. 
Non ho avuto subito la risposta esatta, ma dentro di me si levava piano piano l'immagine di un coltello che recide. Perché questo ho capito quest'estate grazie a Uno, che essere genitori spesso vuol dire recidere, staccare brutalmente, in un certo qual senso far morire delle parti.
E così ho fatto morire quella parte di Uno:
"No, non sono i folletti, siamo sempre noi."
Come quest'estate in cui gli ho detto che non erano gli amici che non potevano invitarlo a casa, era che non volevano. 
Disvelare la realtà è opera faticosa a tratti ma necessaria.
E come tutte le cose drastiche, dopo ti lascia addosso spossatezza ma anche leggerezza e voglia di ricominciare a rivedere le cose.

E' quello che mi manca in alcune giornate, qualcuno che sveli anche per me. Che tronchi i rami secchi che ancora cerco di annaffiare. 

domenica 30 novembre 2014

IL BELLO DELL'INFLUENZA ovvero A TAVOLA IN DUE


In novembre può capitare di ammalarsi, tossire tutta notte e poi alzarsi con le occhiaie. Capita spesso poi, se non sei tanto grande.
Questa volta è toccato all'Uno. E ora io e lui ci apprestiamo a pranzare, di domenica, solo io e lui, che gli altri proseguono le corse forsennate della vita oltre queste mura.
Mi piace così. Io e lui. Guardare da dentro il mondo fuori, rintanati. Proseguire la giornata senza moti improvvisi. Godersi il quotidiano.
"Che pasta vuoi?"
"Scegli tu!"
"Cambiamo dai. Fusilli!"
In silenzio insieme. 
Oh, che pace.
Poi all'improvviso viene, mi abbraccia e io pure.
E non devo distribuire altri abbracci che proteggano dalla gelosia.
Come potremmo fare senza influenza? Come?

giovedì 4 settembre 2014

SUL CRESCERE A TRATTI ovvero PERFETTO!

Uno ha 10 anni.
Gli piace leggere fumetti e disegnarli. Gli piace la wii, nuotare, andare a casa degli amici. Non vede l'ora che arrivi sabato sera per vedere il cartone lungo. Porta il 37 di piede. Ai parchi divertimento fa tutte le montagne russe senza timore, ma non entra nel castello dei fantasmi.

Risponde male a volte, soprattutto ai suoi fratelli. E quando glielo faccio notare mi guarda un po' smarrito, come se fosse appena tornato da chissà dove. Soffre un po' per le sue amicizie. Ascolta le audiostorie dei fratelli Grimm. Sbuffa se deve fare i compiti ma mi dice che scrivere è la cosa più bella del mondo.

A luglio è successa questa cosa.
Andiamo ad un incontro col CAI per la preparazione ad un'uscita. E' pomeriggio, siamo io, Uno e il piccolo Tre che naturalmente si addormenta tra le mie braccia mentre gli altri parlano di moschetti, giacche a vento e corde. E' caldo, in realtà forse è la giornata più calda di tutto luglio (non che ce ne volesse...). Finisce l'incontro e ci accingiamo ad andare. Chiedo aiuto a Uno.
"Mi prendi le borse, così io tengo il braccio Tre?"
"Sì!" risponde lui prontamente e si carica addosso due borse della spesa più la mia borsa personale. E così carichi ci incamminiamo.
Ci precede di pochi passi una ragazzina del gruppo Cai. Avrà 14 anni. E' accompagnata da sua mamma. E' molto carina. Capelli annodati, camicia, gonna corta. E guardo quella coppia davanti a me con la tenerezza di chi sa che quella cosa non l'avrà (la complicità tra madre e figlia), non con invidia, che è brutta, ma davvero con tenerezza.

Improvvisamente mentre io sono persa nei miei pensieri e Uno, chissà, nei suoi, lei si gira e dice ad alta voce: "Ciao Uno!" e con eleganza (che io penso di non aver mai avuto nemmeno nei miei momenti di gloria), svolta l'angolo.
Uno è sbalordito, si vede, alza la mano per il saluto, impacciato perché pieno di sacchetti e strozzato dice un "Ciao" che però si spegne subito perché il sacchetto nel frattempo ha preso il largo, sta volando sfracellandosi a terra e naturalmente scaraventando fuori ogni futile bendidìo.
Lei sempre voltata sorride alla volta del ragazzino incasinato. E lui chinandosi per raccogliere il tutto mormora una parola, solo una, a se stesso, che la sua mamma prontamente sente: "Perfetto!". Solo questo: "Perfetto!".

Il mio cuore ha avuto un sussulto. Dov'è il mio bambino? Chi è questo giovane che maledice la sua sgraziataggine di fronte ad una fanciulla in fiore?

Sorridendo lo aiuto. "Capita, non ti preoccupare" dico imbarazzata.
Il percorso in auto è silenzioso. Mi chiede di accendere la radio.



E io penso che si cresce a pezzi. Penso che una madre ha in mente una curva come quella, appunto, della crescita dei primi mesi di vita, per immaginarsi la formazione dei propri bambini. E invece si sbaglia. E' solo il corpo che è armonico, che si sviluppa uniformemente, il resto procede a ad accelerate improvvise in luoghi improvvisi. Ieri non sapeva come va il mondo là fuori, e oggi mi chiede se ho votato Renzi o Grillo (oh, gli altri li ha esclusi lui...): senso civico sù.
Ieri intravedeva un bambino piccolo girargli intorno, oggi sgrida il Tre perché fa giochi pericolosi: senso di responsabilità sù.
Ieri mi diceva "Io sto bene da solo", oggi incassa con dignità la prima vera gaffe di fronte ad una bella ragazzina che si è girata apposta per salutarlo: spostamenti del cuore sù.

E in mezzo a tutto ciò gioca a nascondino, urla "Geronimo!!!" quando fa una discesa ad alta velocità in bicicletta, frigna se gli tolgo un cartone.

Sono esterrefatta. Questo crescere a tratti è meraviglioso. E' come se non fosse proprio possibile crescere tutto insieme come fanno le gambe che s'allungano, ogni parte intima ha bisogno del suo tempo, ma forse, soprattutto della sua occasione.

Che mondo da esplorare!
Nel silenzio e nel caldo della macchina un bambino di 10 anni guarda fuori dal finestrino, ascolta la musica e pensa.

lunedì 5 maggio 2014

RATMANIACI

Mio figlio Uno ha una peculiarità che rivedo in me: l'innamoramento facile e assoluto.
Vediamo se con queste foto, scattate in un giorno ordinario - oggi - mentre cercavo di dare un senso a questa casa che condivido con lui, vediamo se riesco a farvi venire un'idea:







Boba Fett è sopra solo perché è nuovo!

A parte il casino di casa..... sì, è lui: RATMAN disegnato dal maestro Leo Ortolani!!

Dunque partiamo dall'inizio. All'inizio del nuovo millennio m'imbatto per caso in questo fumetto ed è amore a prima vista. Non capisco più nulla, setaccio edicole e fumetterie (io, una così brava ragazza che mette piede in quei luoghi da nerd pallidi ed emaciati...), fino a che chiamo l'editore e gli dico: voglio tutti i fumetti che avete a magazzino. TUTTI!!
E loro mi spediscono il pacco e io inizio a leggere e poi me li metto in libreria e con lo sguardo perso sui loro dorsetti, a volte li contemplo a vanvera.

Succede che faccio tre figli e che il primo legga fumetti a manetta e si soffermi su Ratman. La maestra (che conosce il Ratto) dopo che l'Uno in prima elementare si era presentato (lo giuro non lo sapevo!!!) in classe col fumetto, mi ha preso da parte e mi ha detto: "Forse è meglio partire con Topolino...".

E così io ho fatto.

Dev'essere che io allora gli abbia detto che avrebbe potuto leggerli più avanti, intorno ai nove anni, pensando erroneamente che lui mai avrebbe segnato in agenda la data.
E invece NO. E' un anno che legge e rilegge e rilegge il Ratman. Ogni situazione familiare la cita come già letta in uno degli innumerevoli numeri. 
A volte mi rilegge brani di racconti che presi singolarmente non fanno ridere, ma lui a stento trattiene le lacrime. E mi insegue: in bagno, mentre vesto il Tre, mentre correggo i compiti al Due, ecc. ecc.

Non contento ha cominciato a disegnarlo ovunque:

Qui in un omaggio al proprio papà.
Addirittura in un recente laboratorio con Aoi Huber Kono, splendida artista giapponese, mi ha messo il Ratto:


Se questo non è innamoramento, cos'è?

Ma mi sono risollevata quando ho incontrato un'altra mamma con un figlio come il mio. Solo che l'altro ha 14 anni e dunque ora so quali saranno i prossimi passi, tra cui più visite alla mostra di Lucca sui fumetti. Pensavamo anche, con questa mamma, di mettere insieme un Gruppo Mamme per gestire al meglio questa devianza fumettistica.
(Naturalmente entrambe parlavamo cercando di non far emergere troppo la NOSTRA smisurata passione per il Ratto, tipo: "Eh, ma quel racconto con la Cinzia che.... non lo può capire!!", "Eh no! Forse potrebbero capire quello dove lui....").

Non sto a dirvi che l'abbonamento al Topolino a deciso di convertirlo con quello di Ratman.



martedì 29 ottobre 2013

SULLE PENNE CANCELLABILI ovvero SED PERSEVERARE DIABOLICUM

Oggi un post proprio da scuola elementare.
Mio figlio Uno dalla seconda usa la famosa fatidica penna cancellabile.
La prima usata è stata quella che anche io usavo alle elementari, la sempre uguale a se stessa: la Replay!!

Però.
Cancelli e trovi il fantasma di quello che hai scritto sotto, riscrivi e non leggi più molto bene. Sì, certo, negli anni è migliorata, ma, diciamocelo, non cancella benissimo.

In pensione.

E dunque quando due anni fa ho conosciuto la Frixion, lo ammetto, è stato amore a prima vista!
La sua cancellatura era straordinaria, non una traccia di errore grossolano appena nascosto veniva a galla. Puoi cancellare e cancellare e cancellare e il foglio rimane intonso.
Però.
1. Costa carissima
2. Le cartucce spesso sono difettose e... costano tantissimo
3. Non sono leggende, una compagna di mio figlio ha dovuto rifare parte dei compiti delle vacanze, perché col caldo l'inchiostro svanisce. Puf! Quei compiti tanto sudati (nel vero senso della parola!), scomparsi.
4. Si è indotti al cancellamento a valanga.

E' quest'ultimo punto che ha ispirato questo veloce post.
Perché dare la possibilità ai bambini di continuare a sbagliare? La Replay ti manda in sbattimento ma non abbastanza e il rischio è che a furia di correggere non si legga più nulla.
La Frixion permette lo svacco completo, quel:
7x3=19
No:
7x3=20
Ah no:
7x4=21
Ah era x3:
7x3=21

Mi sono detta basta.
E ho comprato all'Uno la SFEROGRAFICA. Ve la ricordate? Quella col cancellino del pirata...
Come tutte le cose, s'è ammodernata pure lei. Eccola qui. 

Penso che un limite serva sempre no?
Ormai è tutto rivedibile, ricalcolabile. Poca responsabilità e poca concentrazione nel momento in cui si esegue un compito.
Non si può sbagliare sempre. La vita non è un tiro al bersaglio.
Tutte 'ste menate per cambiare una penna? Voi mi direte.
Eh, son fatta così...





venerdì 25 ottobre 2013

JASON ovvero LIBRI PER BAMBINI DAGLI 8 ANNI

Quando so di avere una mattina libera, di avere voglia di bere un tè e fare due chiacchiere in serenità, vado dal Tommaso.
Lui è un artigiano, incornicia cose. E poi vende libri. Lui ha solo libri che a lui interessano. Quindi quella signora che gli ha appena fatto incorniciare il pizzo per sua figlia e vorrebbe comprare per suo nipotino "uno di quei libri che fanno i rumori...", magari se ne va via con un Munari o un topopittore.

L'ultima volta che sono andata ho fatto una piccola incetta, cara Paola.
Come succede per i vestiti, succede anche per i libri e dunque compro novità per il novenne e riciclo spesso (non sempre!!) i libri vecchi per gli altri due.
Avere nove anni ed essere un buon lettore non è per nulla facile ( in un prossimo venerdìdellibro vi parlerò della saga estiva che abbiamo letto)! I titoli interessanti sono davvero pochi e poi, da mamma, mentre i libri più da piccoli te li leggi lì, velocemente in libreria e decidi se acquistarli, questi altri un po' più da grande devi andare ad intuito.

Intanto un suggerimento già ampiamente testato: leggete prima voi il libro! Perché? Intanto perché vedervi con un libro per loro li fa bramare e poi perché dopo potrete davvero confrontarvi in modo serio e a loro piace tantissimo.

Bando alle ciance, il libro è:

JASON
Le avventure di un supereroe paurosamente umano!
di B. Frandino e S. Misesti

- Salani ed. - 


La storia è semplice: un supereroe, del quale non si capiscono bene i poteri, alle prese con i temi 'tipici' del mondo bambinesco, ossia:
  1. gli altri supereroi (la Nonna Invisibile su tutti!)
  2. le invenzioni (da pannolini usati ad antizanzare)
  3. il cibo
  4. lo spazio interstellare
  5. lo sport ("Gareggiò nei centro metri con un treno Frecciarossa sulla tratta Milano Centrale - Milano Rogoredo.")
  6. la paura
  7. la scuola ("Jason aveva sempre la risposta per tutto. Tranne quando un bambino di otto anni gli chiese: Jason perché non ho mai voglia di fare i compiti?")
Con una belle veste grafica, molto colorato, con font diversi a secondo della situazione, il libro diventa molto accattivante. 
E' illustrato da Stefano Misesti. Non ho ancora letto il suo apprezzatissimo Maciste (e altre storie), ma dal Tommaso campeggia questa statuetta di Maciste. Che mi guarda. Mentre bevo il tè. E mi fa simpatia. Vorrei comprarla, ma mi piace molto che sia lì a guardarmi quando sono dal Tommaso... in sostanza dovrei comprarla per assicurami che rimanga lì.

Mi piacciono le sue linee pulite. Le ombre accentuate. Le sue buffe facce. 

Jason il mio Uno se l'è bevuto in una sera. E attende con impazienza gli altri che verranno.
Ve lo consiglio davvero e vi faccio leggere qui le prime dieci righe.

(qui avevo già fatto un piccolo elenco per lettori dai 10 anni)



venerdì 12 luglio 2013

IL VENERDÌ SI FA....

Il venerdì mezzogiorno non si ha voglia di cucinare il pranzo allora si fa un pic-nic.


Il venerdì dopo pranzo, sotto le betulle si decide di cambiare il colore alle unghie (vedi particolare foto qui in alto). E succede che il più piccolo ti dica che anche lui tanti anni fa quando era una femmina metteva lo smalto, se per favore potevo farglielo ancora provare.
Quindi il venerdì si colora di viola l'unghia del pollice di un bambino di tre anni.

Poi il venerdì si ozia, si raccoglie un sassetto, poi un rametto. E l'Uno che in questo è molto laborioso, comincia a produrre.





E dunque anche il Due capisce che il gioco è interessante, ma a suo modo:


Il venerdì con questa pace ci si addormenta anche se non si vuole e ci cerca di stare seduti per non cedere. Ma questi venerdì non si arrendono, ti fanno cedere (notare il particolare del pollice smaltato, please):




E nel silenzio totale con gli altri due bambini immersi nei loro giochi, camminare in cerca di non so che cosa e trovarsi addobbi sulle porte:


E un caffè. Col rumore dei pennarelli che strisciano sui fogli.



E pensare meno male che queste tre piccole anime tengono compagnia alla mia sgangherata animaccia.


martedì 9 luglio 2013

I BAMBINI SONO CATTIVI

Uno: "Non riesco a dormire"
Io: "Vieni qui un po' con noi"
Uno: "Ok"

The Iron Lady scorreva in tv, a basso volume per non svegliare gli altri.

Uno: "Puoi fare pausa"
Io: "Devi andare in bagno?" Mi sembrava strano che il film lo prendesse tanto da chiedermi la pausa.
Uno: "No"
Faccio pausa.
Uno: "Quando sono andato via un bambino mi ha detto che lassù in alto sulla montagna ha visto una casetta. Sulla casetta c'era una scritta col mio nome e una data, la data della mia morte, tra sette giorni."
K: "Ma no! Voleva solo farti paura con uno scherzo stupido!"
Io: "Non devi credere a queste sciocchezze"
Uno con le lacrime agli occhi: "Non riesco a togliermelo dalla mente"
Io: "No, non devi fare così, ti ha fatto uno scherzo da idioti..."
Uno: "Ma perché? Era simpatico, perché mi ha fatto questo scherzo?"
Io come sputando bile: "Perché a volte i bambini sono cattivi." E l'umanità e il mondo e tutto è cattivo a volte, mi veniva da dirgli. Ma poi ho continuato: "Probabilmente lui stesso aveva paura di qualcosa e allora ha pensato di far paura anche a te, perché non la voleva tutta solo lui quella paura. Non lo sto giustificando Uno, è solo per dire perché a volte le persone agiscono così, ma è sbagliato. Invece di dire sì, ho paura di quella cosa la trasformano in una paura per gli altri."
K: "Hai fatto bene a raccontarcelo. Così adesso ti può fare meno paura"
Io: "Sì, hai fatto bene e la prossima volta non covartelo dentro neanche un minuto di più!"
Uno annuisce.
Vediamo il film finire, è mezzanotte.
Vedo la Thatcher e penso a quel bambino. Penso a quando gliel'ha detto. Penso all'Uno muto e in silenzio. Penso alla notte che ha passato. Penso a quando li facevano a me questi scherzi. Penso che no, non li giustifico dentro di me, no. A 11 anni no.
Ma quello di cui penso con più angoscia è il suo "ma perché mamma? Perché?".


lunedì 14 gennaio 2013

SULLE PAURE A 8 ANNI ovvero PARLARE DI BAMBINI GRANDI

Un po' di tempo fa un'amica mi chiedeva come mai tra i mammyblog si trovassero molti argomenti nella fascia pre-scolare (0-6) e pochissimi per quella successiva.
Questo interrogativo, come mi è solito, me ne faceva aprire altri.
Io parlavo meno di Uno nel mio. Era vero. Perché?
Le questioni da piccoli sono più trattabili?
Cosa mi bloccava?

Penso che le questioni 0-6 anni siano più facilmente condivisibili semplicemente perché in parte legate alla parte 'fisica', 'corporea': mangia il bambino? Lo allatto? Cammina? Gattona? Rompe le cose? Ci parla insieme? Ha tolto il pannolino? Dorme di notte?... ecc. E queste sono tutte domande che da genitori ci hanno coinvolto e che hanno coinvolto i nostri bambini.
Poi si passa alle questioni più emotive ed emozionali: il primo giorno al nido, alla materna; le prime amicizie; il rapporto coi fratelli; ecc. ecc.
E anche questi sono argomenti condivisi nella superficie anche se poi declinati in maniera diversa da bambino a bambino. Ma la generalità del tema e il fatto di sapere che il lettore a cui ti stai rivolgendo (presumibilmente un altro genitore) stia affrontando lo stesso problema, stimola la tua voglia di condividere.


Scrivania di ottenne.
Poi succede questa cosa che tuo figlio cresce. La sua autonomia fisica e di pensiero cresce e improvvisamente parlare di lui diventa più difficile. Hai paura di ferirlo. Hai paura di metterlo alla finestra, di esporlo all'acuta analisi.
Le problematiche lentamente ma inesorabilmente divengono private. Come il corpo di un bambino, a ben pensarci, che in spiaggia a due anni gira liberamente nudo e poi a cinque vuole l'asciugamano per cambiare il costume e a otto si barrica nello spogliatoio e chiude a doppia mandata. Questo succede fuori e succede dentro.
Per rispettare questa esigenza, noi genitori chiudiamo.

E' difficile trovare un equilibrio, dunque, nella documentazione di ciò che accade a mio figlio. Però quest'anno a noi è successa una cosa che mi ha spinto a cercare in rete qualcuno a cui fosse successa, per capire meglio.
Io il punto fermo che ho sempre avuto rispetto al blog, e alla mia scrittura in generale è: domani questo tuo figlio lo leggerà.
Dunque scrivo cose che possano aiutare me e un domani lui.

L'Uno ad un certo punto ha cominciato ad avere delle paure insolite. A richiedere la mia presenza fisica. A temere un po' la notte. A domandare di particolari insoliti (come si chiude la porta, come funziona l'allarme). A temere eventi catastrofici (il famigerato tsunami, il tornado, ecc...).
Ho chiesto a una persona di fiducia e del mestiere cosa gli stesse accadendo e lui mi ha risposto che, in anticipo un po' sui tempi anagrafici (in genere avviene tra i 10 e gli 11 anni), l'Uno stava passando una sorta di crisi esistenziale. Una rottura dell'incantesimo, si può dire. L'Uno in quei momenti aveva capito che suo papà e sua mamma potrebbero un giorno non esserci più, che la casa può essere davvero violata, che la natura contro la nostra volontà può essere davvero terrificante.
E' uno stacco dall'infanzia, doloroso, come tutti gli stacchi. E a me, probabilmente, più che a lui, ha fatto paura.
Il sogno si è spezzato e la realtà con tutto il suo peso è andata sulle sue spalle.
Come abbiamo fatto per gestirla?
In due modi essenzialmente.
Sotto consiglio di questa persona, la sera abbiamo usato una crema alla lavanda da spalmare sul petto. Un rito, dunque, come da piccolini. Il contatto, il profumo squisito, il rituale dell'accompagnamento, ci siamo Uno, siamo qui.
E poi la vicinanza. Richiedi vicinanza e io te la do. Vuoi che mi sieda accanto a te mentre fai i compiti, mi siedo. Vuoi sicurezza, te la do. Vuoi tuo papà più presente, e via al cinema con lui.

Piano piano tutto è rientrato, con lenta delicatezza.
E' un passaggio, avverrà, magari non in questa forma, anche al Due e al Tre.
L'Uno non ne sarà ferito per questo mio racconto, ne sono sicura.
In fondo, è stata la testimonianza della sua e della mia paura e della vittoria su di esse.

mercoledì 14 novembre 2012

LA BAMBINA CHE TESSEVA CON LE PENNE

Pochi giorni fa l'Uno si è ricordato del suo compagno che all'improvviso e all'insaputa di tutti si era trasferito in un'altra scuola. Ne avevo parlato qui, a proposito del provare dolore e del cercare di proteggere i propri figli.
"Chissà come sta?"
Mi chiede.

Capisco l'Uno.
Anche perché durante le scuole elementari avevo una compagna, Anna, a cui ero molto legata.
Era di origini toscane e sapevo che era in prestito in questa terra brianzola.
Aveva quest'accento meraviglioso e per me così esotico.
Aveva un fratello più grande e quando andavo a giocare a casa sua ci faceva sentire della musica strana e la loro camera era tappezzata di foto di David Bowie.
Vivevano in un appartamento di un bellissimo complesso centrale della nostra città, tanti appartamenti, un enorme giardino, tantissimi bambini il pomeriggio con cui giocare in cortile.
Solo ora mi rendo conto ripensando a lei, che negli anni a seguire la planimetria del suo appartamento è diventata per me la geografia familiare di tutti i romanzi che ho incontrato nella vita. Nel suo appartamento ho ambientato tutti i libri che ho letto e molti dei sogni a occhi aperti che ho fatto.

L'invidiavo perché aveva una cameretta in comune con suo fratello, mentre io ero isolata nella mia vasta e fredda stanza. L'invidiavo perché lei non poteva mai venire a casa mia, perché io il pomeriggio stavo dai nonni. L'invidiavo perché lei aveva una mamma che faceva le torte anche se non era festa. L'invidiavo perché i pomeriggi giocava con almeno una decina di amici e solo da lei si poteva fare un "guardie e ladri" decente.

Ma soprattutto ammiravo la sua calma, la sua compostezza, il suo sorriso dolce. E invidiavo le sue abilità: durante l'intervallo prendeva la mia o la sua penna colorata (quelle che si usavano negli anni ottanta, profumate da far venire il mal di testa) e cominciava con la punta a fare l'uncinetto. Ricordo il vago profumo della penna, i nostri grembiuli bianchi che si sfioravano, il silenzio di ammirazione e le sue magre mani che lavoravano.

Perché la mia era un invidia che si riversava solo su di me e che già a otto anni metteva in dubbio il mio stile di vita, le mie relazioni e sì un po' soffrivo, ma un po' mi sentivo un'eletta ad avere Anna accanto a me.

Lei è un'altra BDGO, che Stima ha così ben definito, ha un volto pallido pallido, corti capelli castani e due occhi blu grandi come il cielo.

Un giorno d'estate Anna mi dice che se ne va. Torna in Toscana. Anzi, non me lo dice lei, me lo dice sua mamma, alta alta, un giorno sulla porta di casa sua. Anna abbassa gli occhi come me, accomunate da un dolore inenarrabile.

Da brave amiche i mesi successivi ci scriviamo. Poi sempre più raramente. Fino al silenzio.

Io la cerco ancora Anna.
Ogni tanto digito il suo nome e cognome su fb. E analizzo invano i volti.
Ma lei non c'è mai. Devo convincermi forse che Anna deve restare lì, tra quei dolci e un po' struggenti ricordi.
E forse anche l'Uno lo deve fare.

venerdì 15 giugno 2012

IL PRINCIPE TIGRE ovvero ESSERE MAMME

Cara Homemademamma, il mio Due, ha scelto di comprare questo libro. Glielo avevano letto le maestre e a lui è piaciuto molto.
E' un grande libro quadrato che si presenta nero e scuro. E il titolo e l'estetica sono fuorvianti.
Sembrano una cosa e invece sono esattamente l'opposto.

IL PRINCIPE TIGRE
di C. J. Hong
- Babalibri - 


E' la storia di due madri in realtà: la tigre a cui vengono uccisi i propri cuccioli e che quindi si aggira per la foresta seminando terrore, e la regina a cui viene tolto il figlio, donato alla tigre per placare la sua ira.

E' una storia di una tenerezza assoluta, in cui si parla di grandi e dolorosi temi, ma delicatamente.
In cui la tigre e la regina, a distanza, diventano due madri di uno stesso bambino.
In cui la tigre rende evidente quanto salvifico sia lo sguardo di una mamma.
Nel momento in cui la tigre rivive la propria tragedia, vorrebbe accanirsi sul bimbo appena donatole, quando lo stesso sguardo del bambino la ferma...



C'è tanto in questo libro.
E' un libro che fonde mirabilmente l'illustrazione al testo. Finalmente in un libro illustrato, le parole e le immagini vivono vincolate e unite. E non è cosa da poco.

E' così orientale poi. Nei tempi. Nello sviluppo. Perfino nei colori.

E da ultimo: quando l'Uno con gli occhi che brillano vede questa immagine del piccolo principe:



... e mi dice, vedi mamma. Guarda che bello. Io i capelli li tengo lunghi come lui.
Io abbasso gli scudi e gli dico che sì. E' davvero bello.



giovedì 31 maggio 2012

LETTERA A UN BAMBINO EMILIANO.

Lettera scritta a scuola da un bambino lombardo:

"Ciao!!
Sai che anche nel nostro paese in Lombardia alcune volte possono sentirsi delle scosse di terremoto. Vuoi ridere? Una volta una lucertola è rimasta schiacciata da un water!!
Insomma, è un tempismo tremendo.
Ah per migliorare le cose, ti invito a casa mia. Abbiamo un letto in più adesso lo chiedo a mia mamma quando mi risponderai io ti risponderò poco dopo.
Mi chiamo XX e ti aspetterò, noi abbiamo tutte le comodità.
Ciao da XX!"


*la punteggiatura esatta e le maiuscole sono del traduttore.


Ecco, amici emiliani, noi lasciamo il nostro dolore nelle mani dell'Uno.
Che sono sicura che un sorriso a un bambino delle vostre parti lo ruberebbe, con la storia della lucertola.

venerdì 25 maggio 2012

DARE I NUMERI.

E' da ottobre che mi pare di guadare un fiume interminabile.
L'acqua si alza e si abbassa all'improvviso. Si fa impetuosa o si acquieta a seconda del tempo.
Arranco a volte e non guardo avanti. Guardo i miei piedi.
Altre volte mi sento leggera e vado spedita.

Sono giorni di numeri, di elezioni passate, di voti, percentuali.
Di notti solitarie e di ore che scorrono sulla sveglietta del comodino.
Di mattine mattutine che non arrivano al sei.
Di date piene di cose da fare e a cui pensare.
E, nemmeno a farlo apposta, di tabelline ripetute, svogliatamente, lo ammetto. Ho lasciato solo l'Uno e lui, come spesso fa, mi ha stupita.

L'Uno.
Oggi lui fa otto.

Festa di compleanno con camminata nei boschi.

Otto è un numero importante.
La maggior parte della letteratura per bambini che valga, ha come protagonista un bambino o una bambina di otto anni. Non so perché, ma è un numero d'avventure.
Sarà perché è sempre più pressante il suo bisogno di essere autonomo: vado da solo a piedi, sto a casa da solo.
Sarà perché divora libri di 300 pagine ad una velocità assurda.
Sarà perché si spoglia lontano dagli altri.

Gara di barchette al vecchio lavatoio.

...
Sarà perché dice cose del tipo: "Non parlate della nonna-bis alla mamma perché va in crisi".

Idea di Lisa: biadesivo sulla pancia per attaccare i tesori
(Lisa ama Homemademamma, e anch'io!)
Sarà perché accompagna sempre i suoi fratelli e da oggi ha anche dei segreti con loro.

Orgogliosissimo del raccolto!
Sarà perché la mattina lo faccio scendere dalla macchina, gli metto la cartella in spalla, gli do un bacio e lui va, correndo, come fa un ottenne che si rispetti.
Sarà perché con gli amici gioca alla guerra e quando cade a terra ferito... beh, è uno spettacolo che solo un gruppo di ottenni vi può dare.

Caduti in battaglia.
Auguri indiano capello lungo.

giovedì 29 marzo 2012

SUI COMPITI

Ieri ho letto un sacco sulla querelle compiti a casa.
Tutto è partito da questo articolo del Corriere in cui si parlava di molti genitori francesi che hanno lanciato il boicottaggio dei compiti a casa.
Ora, giusto per onor di cronaca, in Francia, dal 1956 sarebbe vietato dare compiti alle scuole elementari.
Ma il punto è? Io come vivo i compiti a casa dell'Uno?


Dunque, facciamo un passo indietro.
Quando io andavo alle elementari, mia mamma lavorava tutto il giorno.
Mio papà mi veniva a prendere alle 12.30, pranzavo a casa e poi alle 14 andavo da mia nonna e ci stavo fino a sera. Ricordo perfettamente che la prima cosa da fare erano i compiti, non si scappava. Li facevo da sola e poi mia nonna li controllava.
Non ho avuto turbe da compiti. Ogni tanto ci provavo a dire dopo anche se sapevo che la battaglia era inutile. Punto.

E ora?
Uno ha i compiti quando non ha i pomeriggi di rientro. Non sono molti e anch'io glieli faccio iniziare intorno alle 14.30. Lui preferisce avermi intorno, io preferirei stargli con il fiato sul collo, ma faccio uno sforzo su me stessa e me ne vado. Deve farli da solo.
Sì, un po' mi esaspera il fatto che 15 addizioni le faccia in un'ora, perché prima deve temperare la matita, poi si ricorda che ieri fuori c'era un bel fiore, poi si ferma immobile con la penna a mezz'asta guardando nel vuoto (e no, non sta pensando alla semiotica della lingua italiana), poi mi racconta che oggi a scuola....
E io penso, che se lui li fa in un quarto d'ora i compiti, poi... Poi? Poi cosa? Ma non è bello, a casa farsi i compiti in un'ora? Perché bisogna correre...
Sì, anch'io mi ripeto, cara Vegetti Finzi, che la noia è importante, ma spesso non la riconosco. 

E poi è tanto vera anche quella frase dell'articolo del Corriere in cui si dice che si vuole una scuola narcisista, "luogo di non compiti e doveri, ma gratificazioni e piacere".
E' vero che spesso noi genitori desideriamo una scuola che sia al nostro personale cospetto, che venga incontro alle nostre esigenze, che ci capisca, che sia, in effetti, una nostra succursale.
Questa forse è l'idea sbagliata, vedere la scuola come l'estensione delle mura di casa.

martedì 20 marzo 2012

E' UN MASCHIO

Passo molta parte della mia giornata a dire così alla maggior parte della gente che incrocio quando sto con l'Uno.
Vi spiego come è andata.
L'Uno ha sempre avuto dei bei capelli. Tanti. (E per me che ne ho due, non è da poco). E biondi. Ma quel biondo che si placa d'inverno e s'accende in estate. Sembra che i raggi gli si poggino in testa così, a caso.
Dunque tagliarli con il rasoio no. Non ce la potevo fare.
Intorno ai sei anni gli ho detto: "Ma perché non li teniamo un po' più lunghi?".
Non l'avessi mai fatto.
Non li ha più voluti tagliare.
E ora ha quasi otto anni.


I maestri lo hanno costretto al codino a scuola. Ed è stata dura. Perché per lui coda = bambina.
Guarda con sufficienza chi (tutti) gli dice che pare una bambina. Ma per fargli accettare la coda c'è voluto un mese.
Le maestre lo hanno aiutato. Al primo che ha osato prenderlo in giro, una l'ha ripreso in modo deciso e l'altra ha detto che anche suo figlio ha i capelli lunghi, e allora? E il silenzio che a quel punto è calato è stato rotto solo dal rumore delle cicale. E lui si è sentito protetto. Tant'è che la coda sì, ma solo a scuola.

Cosa penso io?
Penso che una tagliata non ci starebbe male. Penso anche che per avere otto anni, il figliolo è sicuro di sé, o perlomeno non gliene importa una cippa di quello che pensano gli altri. E questo nella vita aiuta.

Ma se continuerà ad opporsi nel taglio dei capelli, noi lo costringeremo a cambiare idea?
E' questa più che altro la domanda che mi assilla. E' giusto fargli cambiare idea, trovare lo stratagemma per fargli tagliare i capelli solo perché... perché? Non so.
Forse è il suo modo per sentirsi diverso ed essere riconosciuto. Ma questo forse non è una brutta cosa, no?
E' sereno in quel cammino. E noi cerchiamo al meglio di rispettarlo.



lunedì 19 marzo 2012

P come PAPA' - PIOVE - PENSAMI - PARLAMI...

Per un pomeriggio abbiamo lasciato spazio ai papà. Hanno raccontato, disegnato, collaborato.


Abbiamo fatto merenda, giocato, sudato.


Poi, grazie a questo libro, abbiamo pensato ai papà. E abbiamo composto.

Uno: papà urlo. (Quella a destra sono io che lo chiamo)

Due: papà urlo (a sin.) e papà basket (a dx)

lunedì 12 marzo 2012

I GRANDI NON CAPISCONO

Per una difficile questione che ora non vi sto a raccontare, noi venerdì sera siamo andati a vedere lo spettacolo di fine anno (sic!) della scuola primaria.

Era una formula già vista l'anno scorso, ma ciò nonostante, sempre emozionante.
Certo, vedere che tuo figlio è in seconda, non più il piccoletto più piccoletto degli altri, ma due dita più alto, già toglie un po' di emozione. E' così...


Poi è stato il turno delle rosse terze. La classe di A., un bimbo con una grande disabilità che non gli permette di parlare, ma che ha cantato coi compagni, grazie al suo alfabeto scritto e alzava dei cartelloni sulle parole della musica. E allora, proprio allora, mi sono emozionata tantissimo. Quella emozione lì, quella vera, quando il cuore batte fortissimo. E mentre guardavo A. felice cantare mi dicevo che questo è il plus della scuola pubblica, la sua forza, la sua magia mi viene da dire. 
Ma spesso, purtroppo, i grandi non capiscono...



(Anche quest'anno Sulutumana hanno accompagnato i bambini nel progetto. So che tra di voi ci sono grandi estimatori del genere, vero Melablu?)

venerdì 17 febbraio 2012

FACCIAMONDO ovvero QUANDO I GENITORI NON RACCONTANO


Ieri mattina, cara homemademamma, sono stata in una prima elementare a leggere un po' di storie. Prima di iniziare mi faccio sempre dire dai bambini qual è la loro storia preferita. Non viene fuori un granché, a dire il vero, se non dai primi due o tre, poi gli altri copiano e ridicono tutti la stessa storia.
Ma nella classe di ieri tantissimi bambini mi dicevano che non avevano una storia preferita. Come? Dico io. Possibile?
Insomma, scava e chiedi e il risultato è stato che su 19 bambini, 8 non avevo mai sentito un loro genitore raccontare loro o leggere una storia. 8 su 19! Quasi la metà.
Tornando a casa mi ripetevo che no, io non mi rendo conto bene del mondo com'è al di fuori del mio orticello.
Perché parlo di questo. Perché il libro di oggi è un libro per bambini. E' un libro difficile, ma che loro guardano incantati. In quell'incanto sta la loro salvezza.

FACCIAMONDO
Chi c'è nel tondo?
di M. Ferri e R. Piumini
- ed. Artebambini -

In primo luogo è (quasi) obbligatorio andare alla pagina dell'Artebambini. Troverete libri meravigliosi.
Poi che dire, Piumini è lui, stra super mega famosissimo autore di notevoli libri per bambini (senza sottovalutare la sua produzione musicale!!), mentre Michele Ferri è un ottimo illustratore.
Il libro è composto da dei fogli bucati che coprono il disegno successivo in modo da sviarne il senso. I disegni completi sono tutti delle maschere che quando vengono in parte coperte, assumono un aspetto completamente diverso.
E' divertente anche proporlo ai bambini. Noi ci abbiamo provato durante delle letture in biblioteca e il risultato è stato molto interessante:

Uno: skyline con luna.
Uno: maschera del saggio con la pietra in testa.

Due: Elegante dame di corte?

Due: Maschera del pagliaccio (sic!).
Come al solito vi rimando qui per guardare le prime pagine. E poi vi ricordo il Giveaway cogliendo l'occasione per ringraziare davvero chi ha già dato il proprio contributo. 
Buon fine settimana.




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