Questo è proprio un post del lunedì.
Questo è proprio un post del lunedì mattina della prima primavera.
Non so a voi, ma a me accade questo: la gente mi insulta, o mi ferisce dicendo cose molto infelici. Ma lo fa col sorriso sulle labbra, o meglio con quella faccia di inconsapevolezza, di leggerezza (nel senso più tragico del termine) che esula in genere da commenti sull'intenzione.
Non me ne accorgo subito. Questo è il problema.
Quando succede avverto un fastidio, come una nota che stona e rimango muta, guardando il mio interlocutore in cerca di qualcosa che dal suo viso sveli l'arcano. Ma in realtà non c'è nulla da svelare, è tutto lì, in quella frase innocente che mi ha ferito.
E le parole affondano dentro di me, e io le guardo mentre sono da sola, mentre guido in macchina, mentre faccio la doccia e mi dico che mi hanno fatto male, ma ormai le ho inglobate, non riesco più a tirarle fuori dal mio corpo, devo solo attendere per digerirle, per annientarle con la forza del tempo.
Lo so che molte persone sono nelle mie condizioni.
A volte mi chiedo se sia una prerogativa di genere la risposta immediata.
Vi racconto questo aneddoto.
Il K. è sindaco della nostra città.
E' andato ad un evento molto importante a livello internazionale e lì gli hanno presentato un famosissimo industriale il quale l'ha chiamato con il nome di un sindaco donna di una città vicina.
Ora, è difficile che questa "confusione" non sia priva di malizia e così, nel momento dei saluti di commiato, il K. ha salutato l'industriale chiamandolo con il nome di un suo altrettanto famosissimo e concorrenziale collega.
Lui è trasalito: "Ma io non sono...."
K: "Oh, mi scusi! Ma si consoli, almeno io non l'ho scambiata per una donna!"
E se n'è andato.
Se fosse accaduto a me, avrei rosicato, come si dice.
Ma lui no. Ha risposto.
Chi risponde sta meglio, di questo sono sicura. Come sono sicura che se il fastidio nasce occorre avere la forza di rispondere, è giusto, è corretto nei nostri confronti.
A me a volte parte la giustificazione dell'altro prima ancora che io abbia ben capito quanto mi ha fatto male.
Ma questo è un lavoro tutto mio, gli altri parlano, sparano cartucce e se ne vanno tranquilli mentre io mi soccorro.
Sono arrivata all'amara conclusione che la mancata presa di coscienza di aver ferito qualcuno con le proprie parole sia a tutti gli effetti grave tanto quanto averla avuta.
Visualizzazione post con etichetta sentire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sentire. Mostra tutti i post
lunedì 15 aprile 2013
giovedì 23 giugno 2011
IL GIOCO DEL VULCANO ovvero SULLA VOCE
Di questo gioco non ho foto perché lo faccio spessissimo nelle classi e dunque non riesco. E' un gioco di quelli che si fa all'inizio, per spezzare la tensione e per innestare nuove dinamiche.
A me piace molto perché è uno dei pochi giochi che utilizza la voce. Nella mia vita precedente (agli gnomi), ho fatto anche un corso di doppiatrice con un attore che lavorava tantissimo sulla qualità della voce. La nostra voce dice molto di noi. Soprattutto per noi donne. Una voce stridula, alta, "tenuta", è indice di poca tranquillità, di tensione, di blocco. E cantare, per esempio, ma anche urlare, aiutano a sciogliere i nodi.
Bando alle ciance.
A me piace molto perché è uno dei pochi giochi che utilizza la voce. Nella mia vita precedente (agli gnomi), ho fatto anche un corso di doppiatrice con un attore che lavorava tantissimo sulla qualità della voce. La nostra voce dice molto di noi. Soprattutto per noi donne. Una voce stridula, alta, "tenuta", è indice di poca tranquillità, di tensione, di blocco. E cantare, per esempio, ma anche urlare, aiutano a sciogliere i nodi.
Bando alle ciance.
ISTRUZIONI
GIOCO DEL VULCANO
Strumenti necessari
Dalle tre persone in sù
Svolgimento
Ci si mette tutti in cerchio mano nella mano, tipo girotondo. L'animatore dà il via e tutti insieme, sempre tenendosi per mano, ci si avvia verso il centro avanzando e contemporaneamente alzando le braccia. Quando si arriva al centro, tutti devono essere vicini vicini, con le braccia alzate, sempre con le mani giunte a formare proprio un vulcano. E poi, lentamente si torna indietro. Questo movimento è accompagnato da un: "oooooooooohhhhhhhh" che parte piano, sottovoce e aumenta man mano si diventa un vulcano, fino a esplodere nell'urlo, proprio come un getto di lava che esplode.
Quando si ritorna si è in silenzio.
Suggerimenti
La prima volta farlo solo col gesto. Già così i bambini moriranno dal ridere, soprattutto quando saranno tutti stretti stretti a formare il vulcano. Poi mettere la voce, spiegando bene il senso della lava che sale dalla pancia del vulcano fino a esplodere in uno spruzzo mostruoso!
Attenzione attenzione!
Cosa succede in genere:
- Bambino timido che non vuole giocare: lasciarlo libero di non giocare e di guardare. Poi nell'80% dei casi, arriva tutto felice a chiedere di entrare al secondo o terzo giro.
- Bambino timido che gioca ma non proferisce verbo: lasciarlo libero di non proferire. Poi nell'80% dei casi, alla seconda volta si sblocca e ogni volta che lo incontrate, anche al super, vi chiederà di fare il gioco del vulcano.
- Bambino che non riesce a smettere di ridere: ve lo tirerete dietro, trascinandolo per il vulcano avanti e indietro, perché lui o lei è piegato dal ridere. Il bambino è sbloccato e gli piace da matti!
- Bambino un po' agitato e urlatore di natura: lui impazzirà letteralmente, urlerà all'inverosimile, si tirerà fuori le corde vocali e le metterà in bella mostra, diventerà paonazzo e tenterà di urlare anche alla fine del gioco. No problem. Tutto normale. Gli abbiamo offerto l'occasione per riflettere sulla sua voce. Fermatelo e approfittatene per un dialogo a due.
Ricordiamoci che:
- I bambini non hanno più tanto l'idea del silenzio e del parlare sottovoce. Vivono in ambienti chiassosissimi (nidi o materne o elementari), sono urlatori per natura.
- Ambienti in cui il silenzio è d'obbligo sono pochissimi e anche noi genitori, in effetti, il cellulare in mano ce l'abbiamo anche mentre aspettiamo la visita dal medico.
- Per il bambino il silenzio è una costrizione, una fatica, una dura lotta. Ma come tutte le fatiche, a qualcosa serve.
Saper giocare con la voce aiuta. Cantare aiuta. URLARE AIUTA. Parlare sottovoce aiuta. E questo è il gioco migliore per iniziare!
Etichette:
attività con bambini,
giocare senza giochi,
sensi,
sentire
Iscriviti a:
Post (Atom)