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lunedì 29 ottobre 2012

CLAUDIO MILANI ovvero VOCI maschili

Claudio Milani è un attore. Produce e mette in scena spettacoli per bambini.
Ieri pomeriggio tutta la famiglia MiV è andata allegramente a teatro.
Noi Milani lo amiamo molto. Abbiamo visto quasi tutti i suoi spettacoli. Lo abbiamo ospitato per la festa finale della scuola dell'infanzia.

Ieri presentava Voci. Dello spettacolo potete leggere in modo molto esaustivo qui nel suo sito, dove troverete anche delle schede didattiche con anche dei suggerimenti per delle attività da fare coi bambini.

Milani è bravo perché accende le storie che narra con delicatezza. Per chi lavora coi bambini, sa quanto sia difficile iniziare una storia, creare il silenzio senza zittire, agganciare gli sguardi di bambini anche molto piccoli. Lui lo fa con una naturalezza incredibile.
In pochi minuti la storia è già dentro di noi.

Milani è bravo perché ha stile e gusto. La scena estetica è curata in modo minimalista ed essenziale. Arriva puntuale allo spettatore, non ci sono orpelli. I suoi colori sono principalmente il nero (lui e lo sfondo) e il rosso che diventa il colore del sogno, del possibile, del buono, del risolutivo.

Milani è bravo perché è minimalista anche nella sua fisicità. Lavora sui piccoli particolari del corpo. Non giogioneggia, ma toglie toglie toglie tanto che un suo sguardo particolare fa ribaltare la platea dalle risate.

Milani è bravo perché è un narratore puro. La voce è la sua arma principale.
Una voce maschile, così affascinante per i bambini che hanno interlocutori per lo più femminili nella loro vita. La narrazione da voce maschile è molto bella. E' legata alla figura del padre che è al tempo stesso fonte di timore e di rassicurazione. Un orco con voce maschile terrorizza, ma allo stesso tempo quando la voce rassicurante del narratore risolve le storie, le paure si stemperano e i volti si distendono.

Ho visto molti spettacoli per bambini, ma mai ho assistito a eventi, come questo, che tenessero gli occhi di grandi e di piccini attaccati al palco così. Mai sentiti tanti genitori dirsi l'uno l'altro: "Hai visto? E' stato bellissimo!!" quasi dimenticando di aver portato il proprio figlio che satollo di storie adesso vuole solo le patatine.

Milani è bravo perché fonde i livelli, racconta cose ai bambini e cose ai grandi. Riesce a commuovermi sempre. Sempre. E a ben pensarci a me basta questo.

mercoledì 23 novembre 2011

I RAGAZZI STANNO BENE

Sono andata all'oratorio la scorsa settimana a commentare questo film, care Nate. Non male sire, visti i tempi cupi in cui viviamo.

I RAGAZZI STANNO BENE
di L. Cholodenko (2010)


LEI , la trama: una rodata coppia di donne, casca e annaspa davanti alla propria vita e a quella dei loro due figli di 15 e 18 anni proprio nel momento in cui salta fuori il padre "donatore".

LEI, la regista: non cercate troppo, è una regista televisiva. E sì, è lesbica. Nessuno avrebbe potuto raccontare così bene quella coppia. Solo lei.

PERCHE' SI': questa non è la storia di come vive una coppia lesbica. Questa è la storia di una coppia di mezz'età (ma esiste ancora la mezz'età?) alle prese con i propri casini e con due figli adolescenti. Aggiungete solo alla fine che questa coppia sia composta da due donne, ma non è questa la storia vera, come d'altronde suggerisce in modo evidente anche il titolo.
Non c'è un solo minuto in cui quello che vedrete possa essere meno che plausibile e veritiero. Il padre fa da detonatore in una famiglia il cui equilibrio è assodato e saldo. Il padre è un elemento che scardina come lo potrebbe fare qualsiasi elemento esterno che si instaura in modo indelebile nei fragili meccanismi di un nucleo familiare. 

LORO, le protagoniste: ammazza. Sono di una bravura da brivido. Si concedono con una generosità pura. E non solo perché riprese senza trucco e nel pieno della loro maturità (in fondo il film è quasi più famoso per questo che per altro, curioso), ma perché sono vere. I loro sguardi sono innamorati, le loro pose sono misurate. Eccezionali.
E alla fine the kids are all right.

mercoledì 26 ottobre 2011

I CORTI DELLA PIXAR

Care mamme F&C, a casa mia sono stati ribattezzati "I Corti della Pizza". Perché ogni famiglia ha le sue licenze poetiche. Il sabato ogni tanto li rivediamo questi brevi pezzi d'animazione.



Si parte dai primi, più sgangherati e meno precisi, con un'animazione approssimativa e si arriva a oggi, con dei piccoli capolavori. E' il mio omaggio a Jobs che m'immagino vulcanico e irrequieto. Nel suo periodo di fuoriuscita da Apple, fondò questa casa di animazione che, manco a dirlo, divenne leader del settore.

Il nostro preferito è questo. Oh quanto Stu (extraterrestre) c'è in me!!

mercoledì 28 settembre 2011

BUIO IN SALA ovvero MAGNOLIA

Ritorniamo al cinema, care Nate.

MAGNOLIA
di P.T. Anderson (1999)


Il capolavoro di Anderson. Un film corale, con attori straordinari, che riprende America Oggi (1993) di R. Altman. La decadenza dell'impero. Il raschiare con le unghie nella propria vita fino ad accorgersi che è nell'incontro in un bar che tutto si risolve. Un film sui rimpianti e sul dolore. Un film che guarda in faccia la morte e ci discute.
Girato magistralmente, andate sul tubo e pescate a caso.
E' un film che si intona con il mio umore, col mio sguardo sul mondo. Disincantato.
Lo penso spesso quando guardo il cielo, e mi aspetto che piovano rane.






mercoledì 7 settembre 2011

BUIO IN SALA ovvero THE ASOCIAL SOCIAL NETWORK

Care mammeF&C, io sono ripartita. Spaparanzamento sul divano e via di film.

THE SOCIAL NETWORK


Lui, il regista: nei film sono un po' come con gli amici. Se uno mi entra nel cuore poi è difficile estirparlo. Di Fincher mi sono innamorata con Seven. E da allora guardo tutto. Perché lui il talento ce l'ha, eccome.

Lei, la trama: dai, godiamo un pochetto del fatto che il patron di FB sarà diventato miliardario a 23 anni, ma ha pagato. Eccome. E costatiamo, amaramente, che a certi livelli il gioco si fa duro e non ci sono straricchi puri ed innocenti. Non ci sono.

Lui, l'attore: GASP! Io Zuckerberg me lo immagino proprio così. Due sorrisi in due ore. La faccia di quello che è lì ma sta già pensando al dopo.

Loro, le riflessioni post-visione: quest'estate, per una serie di coincidenze, ho letto un po' di cose sugli hacker, sui ragazzi che nascono e vivono di computer, sui vari Assange in giro per il mondo, soprattutto ho approfondito grazie a quella meravigliosa rivesta che è Internazionale, che purtroppo riesco a leggere solo in vacanza.
Le loro vite non sono il ritratto della felicità: adolescenti chiusi in cameretta per 24 ore di fila con il monitor che illumina la stanza. Relazioni che si risolvono all'interno di quei cavi e che sì, li porta all'attenzione internazionale, per poi però non sapersi più relazionare con la realtà.
 Dunque, cara mammainverde, non sentirti più in colpa perché tuo figlio di sette anni ancora ti chiede come si spegne un programma, non diventerà un programmatore multimiliardario, ma probabilmente sarà più sereno. 

PS: il giorno dopo, mentre accedevo a FB, qualcosa è cambiato dentro di me. In fondo era anch'io un personaggio di quel film, e un po' mi ha infastidito.

mercoledì 6 luglio 2011

IL BUIO IN SALA DELL'ESTATE ovvero LA POLITICA NON VA IN VACANZA

Gentili mamme F&C, d'estate i film al cinema non sono proprio il massimo (distraete i bambini, portateli a mangiare il gelato e non a vedere Cars 2!!). Della tv non ne parliamo. Su Sky le serie tv doc son finite. Niente. Al massimo un Da Da Da per il dopo tg. Tutto Totò. E i Jefferson.
Per questo, ma non solo, mi sono fatta il pieno durante queste sere di Current.
Ecco il mio buio in sala, un po' da nicchia, mi perdonerete. E anche un po' politico.

CURRENT 


In primis: Vanguard Brasile. In vista dei campionati di calcio sudamericani, il canale dedica dei doc su quel paese. Sono tutti interessanti, si parla di favelas, di politica, di trans, di carceri. Ogni puntata è un'occasione per approfondire e per mettere da parte un po' di (in)sano pregiudizio.
Poi ci sono questi doc sui rapporti tra il Vaticano e i temi più scottanti: pedofilia, gay, denaro, ecc.
Poi c'è Travaglio, poi.....
E' da vedere. Almeno capitarci.
Questo è il sito dove andare a sbirciare qualche puntata.
Poi. Poi c'è la questione politica, come dicono a current. O economica, come dicono a Sky. 
Lo so, lo so. E' luglio. L'anno (quello vero, quello scolastico) è finito e uno non ha né la voglia né il tempo per impegnarsi. Però chiuderanno current tv a fine mese. 
Tutta la querelle la trovate in quest'altro sito. Se avete voglia, fate un giro anche lì e leggete, fatevene un'idea. E vi dico di più, leggete anche la controparte qui, che di par condicio tutti si riempiono la bocca ma poi pochi la applicano davvero.
A me dispiace se chiudono current e non solo perché il resto della tv non esiste. Mi spiace perché il documentario è una forma d'arte e perché a volte, purtroppo o per fortuna, la realtà supera la fantasia e pochi se ne accorgono.

PS: Noi, abituati a mister B. forse non ce ne rendiamo molto conto, perché tutto il mondo al confronto ci sembra più "liberale". Ma Murdoch (proprietario di Sky) negli Stati Uniti è considerato più a destra della destra...

mercoledì 29 giugno 2011

MODERN FAMILY ovvero IL SERIAL DA STUDIARE

Care nate, è ufficiale no? Il caldo umido appiccicoso è arrivato anche qui in Brianza, dunque è estate. E d'estate, si sa, si cena più tardi, perché i bambini non ne vogliono sapere di salire dal cortile. E poi la cena, un po' di cortile di nuovo, la doccia e alle 22, finalmente, se il caldo lo concede, il meritato riposo. 
Ora, sebbene in questi ultimi mesi non mi addormenti mai prima di mezzanotte, quando alle dieci di sera mi siedo sul divano, guardo il K. e gli dico che no, un film non ce la posso fare, tanto tra poco vado a letto, magari una serie tv, magari una dove si ride...
Vale lo stesso come "Buio in sala", no?

MODERN FAMILY


Tre famiglie.
TRADIZIONALE: Mamma, papà, due sorelle, un fratello. In realtà la più fuori di testa, con due genitori ancora bambini e i cliché della sorella stupida, sorella intelligente e fratello stordito.
TRADIZIONALE VERSIONE DUE: Il papà anziano (nonché nonno dei tre fratelli sopra descritti), la bella giovane colombiana appena sposata, il figlio di lei (l'intellettuale di famiglia).
ATIPICA: Un papà (figlio del nonno sposato alla colombiana), un altro papà, una figlia. In realtà, la più normale.

E' girata tutta con la camera a spalla, con zoom improvvisi e movimenti eccessivi, come se fosse una presa diretta. E' montata velocemente, anche con forti ellissi e salti atipici. I protagonisti durante la puntata si rivolgono direttamente allo spettatore, come se fossero da uno psicanalista e il pubblico fosse l'unico elemento fermo e critico della loro vita.
E' spassosissima, divertente, fuori dal coro, politicamente scorretta, ma reale reale. Secondo me certe serie tv dovrebbero essere oggetto di studio a scuola.

Questa scena rende l'idea:


mercoledì 1 giugno 2011

BUIO IN SALA ovvero COME DUE COCCODRILLI

Gentili NxD son partita così questo lunedì, parlando di radici e così mi ritrovo oggi di nuovo a tirar fuori pensieri locali. E dunque ecco il mio film:

COME DUE COCCODRILLI
di G. Campiotti (1994)


Un film su un bambino e un padre e una madre che non c'è più. Un film su un ritorno dopo anni vissuti a Parigi, su un ritorno dove tutto aveva avuto inizio: sul lago di Como. 
La mia è una terra da cui molti vogliono scappare. Alcuni lo fanno perché possono, altri lo fanno nonostante tutto; alcuni non lo fanno perché non ce la fanno, altri non lo fanno perché non possono. Ma è una terra che mette alla prova, soprattutto tra i venti e i trent'anni. Ma se si scappa non si risolve. Ad un certo punto bisogna tornare per pareggiare i conti, per tirare una linea o per aprire una nuova strada. I ritorni in fondo sono importanti tanto quanto le fughe.
E così il protagonista del film cerca di dipanare la propria vita tra le nebbie del lago d'inverno. Che io amo tanto, ma che non riesco a gestire se non in piccole dosi. 
Racconta il suo ritorno con un gioco di flashback. E' un film, di nuovo, che racconta molto bene l'essere bambini e non a caso Campiotti è laureato in pedagogia. Gli scorci del film me li ritrovo nelle mie tasche, chiamo i paesi, ricordo i ciottoli delle vie, e ammiro il mio lago per quello che è, non per quello che lo vogliono far diventare (lagliocity). 
Ah, dimenticavo: Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Giancarlo Nannini. E scusate se è poco.... (devo dirlo, devo dirlo.... Bentivoglio-Giannini 0-1!!!!)

Ecco l'incipit:



Ecco perché al parto la cantavo....
Mamma al bambino: "Non ti preoccupare, noi due siamo forti..."
Bambino: "Come i due coccodrilli?"
Mamma: "Come i due coccodrilli!"


mercoledì 18 maggio 2011

BUIO IN SALA ovvero TOTO' LES HEROS

In questa stagione care NXD, vorrei tanto che i fiori che vedo nelle aiuole delle rotonde, o nei giardinetti curati dalle nonne in pensione, si muovessero a ritmo di una vecchia canzone, magari una vecchia canzone francese. Sì, ogni primavera ho la nostalgia di questo film. Vorrei tornare indietro di vent'anni (caspita, 20 anni!) e di nuovo andare al cinema e vederlo di nuovo questo film, per di nuovo gioire e alleviare il cuore dopo quella visione....

TOTO' LES HEROS 
di Jaco Van Dormael (1991)


Lei, la trama: Questa è la storia di un anziano che ripensa alla sua infanzia e si vendica di un suo coetaneo reo di avergli "rubato" la vita.
Per me è la storia di un anziano che non ha mai rinunciato a essere bambino, per il quale la verità è quella che lui decide. Proprio come succede per i bambini che leggono il mondo attraverso solo ed unicamente se stessi. E questo sovversivo ribaltamento dell'oggettività a me piace tanto.
E' un film temporalmente caotico, dove l'ieri e l'oggi convivono pacificamente scombussolati. Dove però l'ieri è in technicolor e senza sfumature, mentre l'oggi è tutto un grigio e un marrone rasente l'oscurità.

Lei, l'atmosfera: di nuovo la storia di una famiglia. Non so cosa fare. Evidentemente da tempi non sospetti (15 anni avevo!!) queste storie mi appartengono. Forse perché anch'io utilizzavo molto la narrazione per incastrare tutti i pezzetti del puzzle che mi rimanevano in mano e tendevo a divagare col pensiero dove la tenera età mi consentiva di andare. 
Un film narrato da un bambino sognatore e arrabbiato. Uao. Sai, cara Stima, io penso che Jaco, il regista belga, da piccolo era un Bambino Dai Grandi Occhi. Non so, me lo sento.

I fiori che ballano sotto la mia finestra con quella musica di sottofondo.... Oh, come li avrei voluti anch'io... 
Ehi, ma aspettate, adesso che ci penso... io li ho avuti....




mercoledì 11 maggio 2011

FERMARSI ovvero VITA SENZA EQUILIBRIO

Mamme F&C, faccio al contrario oggi. Parto dal problema e finisco col titolo del film. Perché in fondo, è così che nascono molti capolavori: da quello che facciamo, da come lo facciamo e da cosa ne pensiamo di tutto quel fare.
Non so se sono io o è un problema più comune. Non riesco a fermarmi. Parto la mattina (a fatica) e poi tutto si srotola davanti ai miei occhi ad una velocità inverosimile e io sono parte integrante dell'ingranaggio. Non riesco a stoppare questo tumulto, non riesco a fermarmi.
L'elenco giorno per giorno varia di poco poco:
sveglia
preparazione bambini
accompagnamento bambini
cappuccio con brioche (OHHHH, 15 minuti prima dell'apoteosi)
lavoro
prendere un bambino
pranzare
stirare o sistemare o stendere
prendere il secondo bambino
basket o spesa o parchetto
preparazione cena
cena
messa a letto
computer
libro
nanna

E i giorni mi si snocciolano davanti e ieri era lunedì e domani è già sabato. E anche le prossime settimane sono intervallate da cose da fare, da puntelli formati da appuntamenti o scadenze. Oggi mi ritrovavo a rimpiangere quei mesi seguiti alla nascita del Tre, così splendidamente vuoti, sgombri di date e di orari.

Mi sento un po' come queste persone viste da lontano che corrono corrono senza motivo apparente.


E quella musica perfetta di Philip Glass mi torna in mente sempre e sempre perché quello è il mio ritmo troppo spesso. E la sera, stanca e afflitta e arrabbiata, nulla smuove quel metronomo veloce. Solo ritrovarmi seduta al tavolo senza rumori se non il leggero russare dei bambini mi calma, una calma che mi dice solo che così non va bene.

A volte cado nell'errore di pensare che muoversi per un motivo valido, per uno scopo buono e giusto, sia sufficiente a giustificare il mio moto perpetuo. Ma no, cara me. Non funziona così. Sedersi immobili e stare. Questo è molto più saggio. Per lo meno intervallare, per fare in modo di non perdere il filo che lega il senso delle cose.

Io questo film l'ho conosciuto al liceo, anche se è del 1983. A 14 anni già facevo l'intellettuale che non va in disco ma che si spara due ore di cinema d'essay ogni sera. Volevo marcare la mia diversità da un mondo, quello dei miei coetanei, a cui non mi sentivo di appartenere o a cui gli altri faticavano a farmi appartenere. Quel film rappresentava per me tutto quello che non avrei voluto essere, né vedere nella mia vita e tutto quello per cui lottare nel mio lontano futuro.
Ed eccomi qua. Sono grande ormai, abbastanza grande per sapere che quel mondo lì rappresentato è il nostro mondo, nessuno escluso. E' doloroso a volte ammetterlo, ma aiuta tanto. Che sempre per gli stessi motivi vivo e anche questo non è male. Ricapitolare a che punto si è. Chiedersi cosa volevamo a 14 anni e ripercorrere il tragitto e chiedersi se un minimo di senso può esserci. Insomma, fermarsi. Un po'.


KOYAANISQATSI di G. Reggio (1983)

P.S. Koyaanisqatsi secondo la lingua nei nativi americani, vuol dire vita senza equilibrio. Per una meravigliosa analisi del complessissimo film (tre anni di riprese e il digitale non era ancora nato!!) vi rimando a questo meraviglioso lavoro.

mercoledì 4 maggio 2011

BUIO IN SALA ovvero STRANE STORIE

Gentili NXD, intanto: grazie.
La vittoria del vostro giveaway mi ha riempito di gioia. Quello per me non era un post "normale", ve lo svelo. Aveva dietro tutta una storia un po' particolare che magari un giorno vi racconterò e dunque per me è veramente un premio speciale.
Poi, come vi ho scritto nel mio commento, il vostro blog è stato per me l'iniziazione a questo strano mondo parallelo. Da voi per la prima volta ho lasciato la mia traccia nei commenti (la timidezza esiste, anche nel web) Si trattava del vostro post sulla pubblicità nei blog. Ecco, lì mi sono per la prima volta, sentita di dire la mia, lì ho capito quanto fosse importante il commento per far evolvere la discussione.
In vostro onore oggi più che mai e ripensando a quel post e a quel mio inizio, vi parlo di un film girato da un ex-pubblicitario.

STRANE STORIE di Sandro Baldoni (1994)


Lui, l'anno: 1994. Considerando che compio gli anni verso la fine dell'anno, il 1994 era l'anno dei miei 18 anni. La storia tra me e il K. era un germoglio e a 17 anni avere una storia con un uomo di 10 anni più grande, non era da poco. Per nessuno. Il 1994 era l'anno della nascita politica di mister B. E' stato l'anno della mia maturità e del mio trasloco a Bologna. Penso di essere andata al cinema tutte le sere. O almeno così me lo voglio ricordare, perché quell'anno è stato ricco e bello e grasso di cose da vivere. Compreso questo piccolo gioiello.

Lui, il regista: Sandro Baldoni ha lavorato tanti anni nella pubblicità. Io ho fatto uno stage di tre mesi in una casa di produzione di pubblicità e davvero, mi è bastato. Lui era diventato famoso per una pubblicità meravigliosa di il manifesto... indimenticabile... 


E questa già vi dice molto sul personaggio e sul suo stile artistico. 
Purtroppo il suo nome è emerso anche dalle cronache più cupe, essendo il fratello di Enzo, giornalista assassinato in Iraq nell'agosto del 2004.

Lei, la trama: sono tre episodi legati da un nonno che racconta e da una nipote che ascolta mentre viaggiano in treno. Il primo episodio narra di un uomo che si è dimenticato di pagare la bolletta per l'aria che respira; il secondo di una donna che compra al super un uomo, ma poi lo riporta perché scaduto; il terzo di una lotta tra una famiglia nordista e una sudista (con stereotipi ribaltati). Il finale è da silenzio muto in sala.

Sotto sotto: è un film che racconta molto bene noi italiani. Sulla burocrazia, l'iper consumismo, l'odio campanilistico (oggi abbiamo solo spostato un po' i confini). E' surreale, ironico. Le cifre che a me piacciono molto. Poi è recitato divinamente e si sa, nel nostro Bel Paese, non è cosa da poco.

Due you tube, perché merita, dall'episodio Uno:

mercoledì 27 aprile 2011

BUIO IN SALA ovvero SPONGEBOB IL FILM

Amiche NxD, dopo il maestro, voi direte, sei passata a questo? Eh sì. Eh già. Viviamo nel pieno il periodo post-moderno caratterizzato da una feroce miscela di alto e basso. Di colto e incolto. Di elitario e di popolare. Canto la mia ode a:

SPONGEBOB IL FILM (2005)
di S. Hillenburg


Lui, il mito: avete presente al'antitesi dei Simpson (che rimangono nel mio cuore al numero uno tra i cartoni per adulti)? Eccolo, è lui. Tanto loro sono scafati, maliziosi, irriverenti, cattivi, politicamente scorretti, quanto lui è tenero, sempre felice (ma felice veramente), ingenuo, ottimista e speranzoso. Tanto loro quanto lui ai miei occhi incarnano benissimo lo spirito statunitense: le elite (dai, pensiamoci bene, hanno grandi scrittori, grandi artisti, grandi attori, grandi registi....) e il popolo (un po' bambini, che non capisci se ci fanno o ci sono, entusiasti per un nonnulla...).
E poi il bello di Spongi è che si pone, con pochi altri, in quel gruppo di cartoni adatto a tutte le età (I Simpson no. Sono decisamente da adulti tant'è che negli USA vanno in onda in seconda serata...).
Spongebob a me e agli gnomi fa morire dal ridere. Loro praticamente vedono solo quello, eccetto il sabato quando vedono il cartone lungo che poi spesso è il film di Spongi (!). Fa parte della famiglia.

Lui e Patrick Stella: ci sono tante cose che mi piacciono di lui. Alcune sono molte lontane da me, tipo l'ottimismo. Penso che non sia proprio nel mio dna brianzolo da generazioni e me ne dispiaccio molto. Lui è sempre così positivo e sempre trae giovamento da questo atteggiamento, è un po' il Forrest Gump dei cartoni. 
Ma in assoluto la cosa più commovente e bella è la sua amicizia con Patrick la stella marina. E' un'amicizia basata sull'anello dell'amicizia (livello infanzia - chi non ha mai tentato di fondare un club segreto con l'amico/a del cuore?) e su un insieme di comportamenti rituali che li avvicina e unisce (livello adulto - il caffè la mattina prima del lavoro, le due chiacchiere al telefono la sera, il saluto via mail che non manca mai....). Com'è raccontata bene la loro storia!! E' vera. Loro, come i bambini, passano in un nano secondo dalla massima felicità allo scontro feroce, per poi rappacificarsi, piangere, abbracciarsi. Si può dire che la serie di Spongi racconti un'amicizia.

Lui, il film: tutto l'essenziale di Spongebob in 80 minuti circa. Un'avventura lunga e simpatica.





La puntata che amo: Spongi e Patrick trovano una scatola di cartone vuota una domenica pomeriggio e ne sono entusiasti. Squiddy (personaggio antitesi di Spongi, tetro, arrabbiato, pessimista, invidioso) li squadra sospettoso. I due si divertono come dei matti nella scatola, ma la cosa più incredibile è che quando entrano cominciano a sentirsi rumori reali di guerra e lotte e botte. Squiddy invidioso entra nella scatola e nulla succede. I due alla fine gli spiegano che occorre chiudere gli occhi e immaginare intensamente il gioco. Due bambini che spiegano ad un adulto come si gioca senza giochi.

mercoledì 20 aprile 2011

BUIO IN SALA ovvero IL MIO VICINO TOTORO

Gentili mamme F&C oggi omaggio a un amico.

IL MIO VICINO TOTORO (1987)
di Hayao Miyazaki


Lei, la trama: semplice, semplicissima. Un papà e due figliolette si trasferiscono in campagna per stare più vicini all'ospedale dove è ricoverata la loro mamma. La nuova casa è pervasa da strane presenze, ma le più strane di tutte si trovano in giardino e una di loro è Totoro... Qui trovate una bella presentazione.

Lui, l'amico: Non so voi ma io, quando mi innamoro di un autore, me lo faccio amico. Intanto faccio in modo di non conoscerlo mai (e con Miyazaki gioco facile) così da non rimanerne eventualmente delusa, e poi me lo immagino mentre mangia, mentre lavora, mentre legge, mentre guarda la tv, mentre osserva le ferite del proprio paese. E così quando la mente torna alla tragedia giapponese, tra la miriade di pensieri, mi viene in mente anche lui che soffre (almeno così me lo immagino e non penso di scostarmi dalla realtà...). Proprio lui, che nel lontano 1987 ha creato una delle più belle animazioni ambientaliste.

Lui, Totoro: Per almeno cinque sabati di fila i miei pargoletti ci hanno imposto Totoro. E io ne ero contentissima. Intanto le creature fantastiche: nei suoi film pullulano. Qui ce ne sono tre, tutte meravigliose. La fuliggine che occupa le vecchie case, l'autobusgatto e Totoro (in tre misure grande.medio.piccolo). E' naturale che i miei duedue si identifichino molto nei tre Totoro dalle diverse altezze ("Mamma io sono il Totoro mezzano!" Gnomo Due). 
E poi le figure femminili. Sono sempre loro nei suoi film a muovere. Inquiete, curiose, testarde, ma anche coraggiose, benevole, sensibili. Non che manchino le figure maschili positive... ma sono poste proprio su un altro piano. Sono figure molto protettive, razionali.... ecco se dovessi cercare una metafora tra il maschile-femminile in Miyazaki, mi viene in mente il contrasto tra il movimento centrifugo (femminile) e centripeto (maschile). Uno butta fuori, l'altro riporta a terra riordinando e ridisponendo.
Mi sento presa in causa a ben pensarci.
Ogni tanto penso che a me ci son voluti quattro maschi per domare la mia forza centrifuga che a volte fa fuggire in giro anche dei pezzi di me. Io giro e prendo il volo. Loro mi acciuffano e ridispongono con senso tutto il casino che ho fatto.
Grazie grande Miyazaki.

Questa è la scena della pioggia che insceniamo ogni volta che abbiamo in mano un ombrello. Alzi la mano chi da piccolo non ha mai cercato con l'ombrello di stare sotto alla goccia più grossa....




mercoledì 13 aprile 2011

BUIO IN SALA ovvero MAN ON THE MOON

Care NXD sulla scia del lupo che mi è rimasto addosso, un po' fuori e un po' dentro, mi è venuto in mente uno spettacolare film sull'intrattenimento, sulla comicità e sul silenzio.

MAN ON THE MOON di M. Forman (1999)


Lei, la trama: La storia artistica di Andy Kaufman. Negli anni settanta si chiamava comico e lui lo odiava. Nel 2010 si chiama performer, forse l'avrebbe apprezzato di più... Morto a 34 anni di tumore. Ma nessuno gli credeva.

Lui, l'attore: Che dire? Guardatelo, sbirciate sul tubo il vero Kaufman e poi guardate Jim Carey. Immenso. Unico. Non ho d'altronde mai nascosto il mio innamoramento artistico nei suoi confronti. Troppo fuori dalle righe per essere etichettato con un Oscar. 

Lui, il silenzio: Il silenzio nella musica, come nella comicità, dà il ritmo. Questo fondamentalmente avevo capito Kaufman e aveva sfruttato l'intuizione o con logorroici monologhi o con pause immense (in uno schetch famoso mangia un gelato. Punto.) 

Due cose ho imparato raccontando fiabe ai bambini: l'utilizzo, appunto, della pausa silenziosa e l'utilizzo del corpo senza limiti. Non mi guardo mai allo specchio, perché ho paura che mi vergognerei. Non guardarmi è la libertà più grande che sfrutto quando racconto ai bambini. Libera di far ridere senza paure.

Dal film il famoso Mighty Mouse:





E The Original Andy Kaufman. A me e a Gnomo Uno fa sbellicare. Ecco cosa intendo per uso del corpo (e in questo caso anche della voce):


mercoledì 6 aprile 2011

BUIO IN SALA ovvero I TENENBAUM

Care NxD, oggi parlo di questo perché nel delirio di questa settimana, mi fermo solo quando Gnomo Uno fa i compiti. E quando fa i compiti mi viene sempre in mente il film di cui voglio parlarvi.
Mi godo i suoi "chi" "che" "ghi" "ghe" in santa pace, temperando le sue matite perché mi rilassa molto. Gnomo Uno ha i capelli lunghi e ha un suo abbigliamento particolare da scolaro. Perché ve lo dico? Tra poco capirete....

I TENENBAUM di Wes Anderson (2001)



Lei, la trama: il film parla di quella famiglia lì sopra ritratta. Due genitori, tre figli (due maschi e una femmina), il marito della figlia, l'amante. Una famiglia che partiva alla grande, con tre figli super dotati: un grande genio finanziario, un provetto tennista, una scrittrice... e che finisce col divorzio dei genitori, una vedovanza, una crisi mistica e un'amante. Il tutto in veste molto surreale.

Lui, il regista: C'erano una volta tre amici all'università, si chiamavano Wes Anderson, Owen Wilson e Luke Wilson. Un po' per gioco e un po' per passione girano nel 1996 un film dal titolo Un colpo da dilettanti. E da quello, come può succedere solo negli Stati Uniti, il passo verso il successo è breve. Wes ama lavorare con gli amici, e se scorrete la sua filmografia ve ne accorgerete... gli attori sono sempre gli stessi. Pensa che bello: ogni film una riunione in famiglia....

Loro, gli attori: Gene Hackman, Anjelica Huston, Ben Stiller, Gwyneth Paltrow, Luke Wilson, Owen Wilson, Bill Murray, Alec Baldwin... è sufficiente? Cioè, anche se erano la metà, io lo andavo a vedere lo stesso.

Mi piacciono i film leggermente virati in seppia, dove si parla di personaggi strampalate. E mi piace ascoltare e vedere crescere le famiglie cinematografiche, perché mi immagino anche la mia di famiglia. Certo io non sono la Huston e K. non è Hackman, ma il fatto è che noi Richie l'abbiamo in casa e fa i compiti sulle mie ginocchia.





Questo l'inizio del film con la presentazione del quintetto base:


mercoledì 30 marzo 2011

BUIO IN SALA ovvero JUNO

Carissime Mamme C&F, è primavera dai. Guardiamoci intorno... rami senza foglie ricchi di fiori, bambini matti pazzerelli, ormoni in ricarica, e pancioni che spuntano da ogni dove. In onore dei pancioni. Soprattutto.

JUNO di Jason Reitman


Lei, la trama: una ragazzina di sedici anni rimane incinta del compagno di scuola. Ora, lei è una super-ragazzina, con un carattere che avercene a trent'anni. Decide di abortire, poi ci ripensa e trova una coppia a cui darà il "fagiolo" (prendete nota dei nomignoli con cui chiama la piccola creatura, meravigliosi). Negli Stati Uniti si può. Solo che alla fine.....

Lei, l'attrice: Ellen Page. Mi sarebbe piaciuto avere quel faccino lì a sedici anni. E diciamocelo, giocava facile la tipa (classe 1987) interpretando un'adolescente. Però la naturalezza non è così comune nemmeno in un'attrice e lei interpreta così bene questa quasi donna incasinata, con una pancia che non la fa sedere nei banchi di scuola. E' tenera, ecco il termine. Tenera.
Beh, a ben pensarci, trovatemi una donna in attesa che non sia tenera....

Lei, la sceneggiatrice: Diablo Cody. Gulp! Che nome...  La forza di questo film è per lo più merito suo, e lei, scusate, ma è donna! Perché, nonostante la regia maschile, il film è femmina fin nelle viscere. 
E' un film di dialoghi, di temi enormi e paurosi trattati con pochi scambi di battute.
Noi italiani un film così non l'avremmo mai potuto fare, le nostre menate avrebbero preso il sopravvento, il nostro background cattolico, il nostro atavico bisogno di schierarsi... Mentre negli Stati Uniti loro, liberi dai vincoli, riescono a confrontarsi con questi temi in modo, come dire, smaliziato, e dunque più vero.
Juno  (Giunone, giusto per una rinfrescata) decide di tenere il bambino perché una sua coetanea gli fa notare che il piccoletto nella sua pancia ha già le unghie.
Ditemi voi, quel pensiero lì, non racconta, se non tutto, molto dell'avere in sé una creatura?
Vi rendo esplicita la mia posizione, bando agli equivoci, sono abortista. Ma quando la folla s'infiamma su questo tema e lancia anatemi sia da una parte, che dall'altra, mi pare che dimentichi che ci sono sempre una donna e un "fagiolo". E che quella donna lì in quel momento soffre e pensa e sente e vive dentro di sè. Dentro di sè. Dentro il proprio corpo. Penso che ci siamo momenti in cui gli altri debbano sospendere il giudizio, osservare da vicino queste donne che stanno lì, ferme, con il loro "fagioletto" e amarle e stargli vicino, perché la scelta e la strada che seguiranno potrà anche essere molto dolorosa e noi la dobbiamo rispettare.

mercoledì 23 marzo 2011

BUIO IN SALA ovvero ORIZZONTI DI GLORIA

Mamma C e Mamma F, sono tempi strani, difficili. E così anche i pensieri si fanno un poco più pesanti.
Oggi propongo un film in bianco e nero. Definisco subito il colore, perché per lo spettatore fa molta differenza. Gnomo Uno crede che la mia infanzia sia in bianco e nero, perché è stata tanti anni fa, "come i film vecchi", mi dice. Io gliel'ho spiegato, ma non penso che creda nella mia fanciullezza in technicolor.
Io adoro il bianco e nero.
E poi questo non è un film. E' il Film.

Orizzonti di Gloria di S. Kubrick (1957)

Kirk Douglas e Stanley Kubrick sul set.
Lui, Il Regista: Penso che un artista sia veramente tale quando la propria genialità strabordi rispetto all'opera. Si contano sulle dita di una mano i grandi registi. E senza dubbio il primo è l'immenso Stanley Kubrick. Gira questo film a 29 anni. Sì, potete rimettervi sulla sedia se siete caduti, aveva proprio 29 anni. La sua pur breve filmografia è arcinota, sebbene i suoi primi film siano sicuramente i meno visti. Ma in Il bacio dell'assassino, Rapina a mano armata e Orizzonti di gloria c'è tutto il Kubrick successivo. Io ve li consiglio.
Il bianco e nero di questo film è così perfetto, puro, poetico. Non dimentichiamo che Stanley prima di tutto era un fotografo. Vale la pena guardarlo anche senza audio.

Lui, l'attore: Kirk Douglas nel pieno del suo splendore. Faccia da tormentato, da vibrazioni. Si sente che tra i due (Stanley e Kirk) scorre quel qualcosa che rende speciale le relazioni. E dopo, solo dopo, abbiamo saputo quanto difficile fosse lavorare col regista, già a trent'anni.

Lei, la trama: qui trovate quella esaustiva. In sostanza è un film sulla guerra, sulle perverse deviazioni a cui conduce, sul peso della sorte, sulla morte della dialettica, ma anche sulla compassione. 

Concedetemi due video. Solo per onorare questo capolavoro.
Il primo è una carrellata di quasi un minuto e mezzo, a procedere e a seguire. Le famose carrellate di Kubrick. Guardate i soldati, prima sparsi ai lati della trincea, poi, man mano che le bombe crepitano, sempre più immobili e schiacciati, si fanno fango e roccia. 



Il secondo è la scena finale del film: la brutalità del conquistatore, la figura della donna in guerra, la violenza fatta anche di sguardi, e la consapevolezza che nei bassofondi vincitori e vinti sono sulla stessa barca.



Il titolo del film è tratto da Elegy Written in a Contry Churchyard di Thomas Gray:

Il vanto dell'araldica, la pompa del potere
e tutto ciò che la bellezza, tutto ciò che la ricchezza hanno mai dato
attende allo stesso modo l'ora inevitabile:
gli orizzonti di gloria non portano ad altro che alla tomba.

mercoledì 16 marzo 2011

BUIO IN SALA ovvero GENOVA

Ho già scritto qui, care Nate, quanto io ami Genova. Non mi sono mai applicata più di quel tanto per cercare un perché. Ho sempre vissuto quella città come un piacere puro e svincolato dall'intelletto.
Poi, domenica, ho visto questo film e ho capito.

Genova di Michael Winterbottom


Lei, la trama: E' la storia dell'elaborazione di un lutto in una famiglia. La madre muore e il padre e le due figlie devono affrontare il baratro. Decidono di cambiare città per un anno e da Chicago, vanno a vivere a Genova. 
Lui, il regista: Se dovessi dire solo due parole su Winterbottom, direi che è quello che gira quasi tutti i suoi film con la camera a spalla e Genova non mente. Mai un cavalletto, mai un'immagine ferma, sempre in movimento a seguire i personaggi, carpirne le parole, svelarne gli sguardi più celati. E' un regista "impegnato", che affronta sempre temi ostici, controversi (Benvenuti a Sarajevo, Road to Guantanamo) e questo non è da meno.
Lui, l'attore: E' il suo anno, è l'anno di Colin Firth, protagonista di questo film. E continuo così con la carrellata degli attori che amo di più. Io l'Oscar glielo avrei dato già per A Single Man. Passa attraverso personaggi così diversi, e pure così reali. Grandissimo.
Il backstage: Questo è un film girato senza troupe. Niente direttore delle luci, niente scenografo, niente comparse. Solo una truccatrice e una costumista. La casa dove vivono il padre e le ragazze è stata arredata da loro. Winterbottom ha dato loro dei soldi prima di girare e l'hanno arredata. Il film è girato in digitale. Ecco, con una videocamera un po' più bella di quella che usiamo per i filmini dell'estate. That's cinema!!
Dentro il senso: il centro storico di Genova è tortuoso, labirintico. Non sai mai cosa aspettarti alla fine di un vicolo e che meraviglia quando in fondo scorgi il mare. Le strade di Genova come le anime di queste tre persone, così amorevolmente unite e così sole di fronte all'enormità del lutto. Il dolore è fatto di solitudine, ne ha le sembianze. Un film senza lacrime. Un film sempre in bilico. Sembra che alla fine della stradina possa compiersi un'altra tragedia e invece non accade. Un film, come dice Firth in un'intervista "che ti lascia addosso il sale sulla pelle". Il sale del mare di Genova. Che è quello che li salverà.

mercoledì 9 marzo 2011

BUIO IN SALA ovvero LE ACROBATE

Care Nate, continuo sul tema di ieri. Lo so, mamma F, che Pane e Tulipani non ti ha entusiasmato. Ma prova a vedere questo!!

Le Acrobate di Silvio Soldini (1997)


Perché un uomo racconta di quattro donne. 
Perché Valeria Golino e Licia Maglietta sono straordinarie (ehi, ma le abbiamo anche noi le attrici brave!).
Perché è un film da Treviso a Taranto.
Perché inizia con un dentino da latte che cade.
Perché parla del disagio, ma con leggerezza e poesia.
Perché c'è Fabrizio Bentivoglio. (eheheheh!)
Perché l'ho visto al cinema a ventidue anni e già mi sentivo acrobata. Non vi dico ora, so fare volteggi incredibili...
Perché ogni tanto bisogna pur vedere un film che non si riesce a trovare su youtube.
Qualcosa qui, una recensione che finisce dicendo: "... appartiene all'infelice categoria dei film che non si consumano, ma durano".

mercoledì 2 marzo 2011

BUIO IN SALA ovvero MILK

Mi sento in un periodo particolarmente impegnato, care mamma C e F e così mi sono ricordata dell'ultimo film che ho visto e che mi ha commossa e destata dal torpore.

MILK regia di Gus Van Sant



Lui, Sean: Cosa si può scrivere di Penn che non sia già stato scritto? E' un attore meraviglioso che per questo film ha vinto l'Oscar. La sua interpretazione è impressionante, aderisce al personaggio in modo totale, non c'è un momento in cui vada sopra le righe (e cavolo, avrebbe anche potuto cadere in quella trappola...). Mitica interpretazione.

Lui, il regista: Di Will Hunting ne parla Stima oggi. Gus è fuori come il suo nome. E' un ottimo regista e questo secondo me è il suo miglior film. Tra gli altri ricordo Elephant...

Lui, il film: La passione politica, la voglia di cambiare le cose partendo dall'alleanza tra le persone, la costanza (cinque volte si presenterà Milk alle elezioni), la solidarietà, il pensiero positivo, l'amore, ma anche il compromesso, la violenza, il pensiero reazionario. Tutto dentro qua.
I discorsi di Milk sarebbero da riascoltare ogni due mesi per ricordarci cos'è la vera politica.
Si piange.


Trailer

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