Uno: "Non riesco a dormire"
Io: "Vieni qui un po' con noi"
Uno: "Ok"
The Iron Lady scorreva in tv, a basso volume per non svegliare gli altri.
Uno: "Puoi fare pausa"
Io: "Devi andare in bagno?" Mi sembrava strano che il film lo prendesse tanto da chiedermi la pausa.
Uno: "No"
Faccio pausa.
Uno: "Quando sono andato via un bambino mi ha detto che lassù in alto sulla montagna ha visto una casetta. Sulla casetta c'era una scritta col mio nome e una data, la data della mia morte, tra sette giorni."
K: "Ma no! Voleva solo farti paura con uno scherzo stupido!"
Io: "Non devi credere a queste sciocchezze"
Uno con le lacrime agli occhi: "Non riesco a togliermelo dalla mente"
Io: "No, non devi fare così, ti ha fatto uno scherzo da idioti..."
Uno: "Ma perché? Era simpatico, perché mi ha fatto questo scherzo?"
Io come sputando bile: "Perché a volte i bambini sono cattivi." E l'umanità e il mondo e tutto è cattivo a volte, mi veniva da dirgli. Ma poi ho continuato: "Probabilmente lui stesso aveva paura di qualcosa e allora ha pensato di far paura anche a te, perché non la voleva tutta solo lui quella paura. Non lo sto giustificando Uno, è solo per dire perché a volte le persone agiscono così, ma è sbagliato. Invece di dire sì, ho paura di quella cosa la trasformano in una paura per gli altri."
K: "Hai fatto bene a raccontarcelo. Così adesso ti può fare meno paura"
Io: "Sì, hai fatto bene e la prossima volta non covartelo dentro neanche un minuto di più!"
Uno annuisce.
Vediamo il film finire, è mezzanotte.
Vedo la Thatcher e penso a quel bambino. Penso a quando gliel'ha detto. Penso all'Uno muto e in silenzio. Penso alla notte che ha passato. Penso a quando li facevano a me questi scherzi. Penso che no, non li giustifico dentro di me, no. A 11 anni no.
Ma quello di cui penso con più angoscia è il suo "ma perché mamma? Perché?".
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martedì 9 luglio 2013
I BAMBINI SONO CATTIVI
lunedì 14 gennaio 2013
SULLE PAURE A 8 ANNI ovvero PARLARE DI BAMBINI GRANDI
Un po' di tempo fa un'amica mi chiedeva come mai tra i mammyblog si trovassero molti argomenti nella fascia pre-scolare (0-6) e pochissimi per quella successiva.
Questo interrogativo, come mi è solito, me ne faceva aprire altri.
Io parlavo meno di Uno nel mio. Era vero. Perché?
Le questioni da piccoli sono più trattabili?
Cosa mi bloccava?
Penso che le questioni 0-6 anni siano più facilmente condivisibili semplicemente perché in parte legate alla parte 'fisica', 'corporea': mangia il bambino? Lo allatto? Cammina? Gattona? Rompe le cose? Ci parla insieme? Ha tolto il pannolino? Dorme di notte?... ecc. E queste sono tutte domande che da genitori ci hanno coinvolto e che hanno coinvolto i nostri bambini.
Poi si passa alle questioni più emotive ed emozionali: il primo giorno al nido, alla materna; le prime amicizie; il rapporto coi fratelli; ecc. ecc.
E anche questi sono argomenti condivisi nella superficie anche se poi declinati in maniera diversa da bambino a bambino. Ma la generalità del tema e il fatto di sapere che il lettore a cui ti stai rivolgendo (presumibilmente un altro genitore) stia affrontando lo stesso problema, stimola la tua voglia di condividere.
Poi succede questa cosa che tuo figlio cresce. La sua autonomia fisica e di pensiero cresce e improvvisamente parlare di lui diventa più difficile. Hai paura di ferirlo. Hai paura di metterlo alla finestra, di esporlo all'acuta analisi.
Le problematiche lentamente ma inesorabilmente divengono private. Come il corpo di un bambino, a ben pensarci, che in spiaggia a due anni gira liberamente nudo e poi a cinque vuole l'asciugamano per cambiare il costume e a otto si barrica nello spogliatoio e chiude a doppia mandata. Questo succede fuori e succede dentro.
Per rispettare questa esigenza, noi genitori chiudiamo.
E' difficile trovare un equilibrio, dunque, nella documentazione di ciò che accade a mio figlio. Però quest'anno a noi è successa una cosa che mi ha spinto a cercare in rete qualcuno a cui fosse successa, per capire meglio.
Io il punto fermo che ho sempre avuto rispetto al blog, e alla mia scrittura in generale è: domani questo tuo figlio lo leggerà.
Dunque scrivo cose che possano aiutare me e un domani lui.
L'Uno ad un certo punto ha cominciato ad avere delle paure insolite. A richiedere la mia presenza fisica. A temere un po' la notte. A domandare di particolari insoliti (come si chiude la porta, come funziona l'allarme). A temere eventi catastrofici (il famigerato tsunami, il tornado, ecc...).
Ho chiesto a una persona di fiducia e del mestiere cosa gli stesse accadendo e lui mi ha risposto che, in anticipo un po' sui tempi anagrafici (in genere avviene tra i 10 e gli 11 anni), l'Uno stava passando una sorta di crisi esistenziale. Una rottura dell'incantesimo, si può dire. L'Uno in quei momenti aveva capito che suo papà e sua mamma potrebbero un giorno non esserci più, che la casa può essere davvero violata, che la natura contro la nostra volontà può essere davvero terrificante.
E' uno stacco dall'infanzia, doloroso, come tutti gli stacchi. E a me, probabilmente, più che a lui, ha fatto paura.
Il sogno si è spezzato e la realtà con tutto il suo peso è andata sulle sue spalle.
Come abbiamo fatto per gestirla?
In due modi essenzialmente.
Sotto consiglio di questa persona, la sera abbiamo usato una crema alla lavanda da spalmare sul petto. Un rito, dunque, come da piccolini. Il contatto, il profumo squisito, il rituale dell'accompagnamento, ci siamo Uno, siamo qui.
E poi la vicinanza. Richiedi vicinanza e io te la do. Vuoi che mi sieda accanto a te mentre fai i compiti, mi siedo. Vuoi sicurezza, te la do. Vuoi tuo papà più presente, e via al cinema con lui.
Piano piano tutto è rientrato, con lenta delicatezza.
E' un passaggio, avverrà, magari non in questa forma, anche al Due e al Tre.
L'Uno non ne sarà ferito per questo mio racconto, ne sono sicura.
In fondo, è stata la testimonianza della sua e della mia paura e della vittoria su di esse.
Questo interrogativo, come mi è solito, me ne faceva aprire altri.
Io parlavo meno di Uno nel mio. Era vero. Perché?
Le questioni da piccoli sono più trattabili?
Cosa mi bloccava?
Penso che le questioni 0-6 anni siano più facilmente condivisibili semplicemente perché in parte legate alla parte 'fisica', 'corporea': mangia il bambino? Lo allatto? Cammina? Gattona? Rompe le cose? Ci parla insieme? Ha tolto il pannolino? Dorme di notte?... ecc. E queste sono tutte domande che da genitori ci hanno coinvolto e che hanno coinvolto i nostri bambini.
Poi si passa alle questioni più emotive ed emozionali: il primo giorno al nido, alla materna; le prime amicizie; il rapporto coi fratelli; ecc. ecc.
E anche questi sono argomenti condivisi nella superficie anche se poi declinati in maniera diversa da bambino a bambino. Ma la generalità del tema e il fatto di sapere che il lettore a cui ti stai rivolgendo (presumibilmente un altro genitore) stia affrontando lo stesso problema, stimola la tua voglia di condividere.
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| Scrivania di ottenne. |
Le problematiche lentamente ma inesorabilmente divengono private. Come il corpo di un bambino, a ben pensarci, che in spiaggia a due anni gira liberamente nudo e poi a cinque vuole l'asciugamano per cambiare il costume e a otto si barrica nello spogliatoio e chiude a doppia mandata. Questo succede fuori e succede dentro.
Per rispettare questa esigenza, noi genitori chiudiamo.
E' difficile trovare un equilibrio, dunque, nella documentazione di ciò che accade a mio figlio. Però quest'anno a noi è successa una cosa che mi ha spinto a cercare in rete qualcuno a cui fosse successa, per capire meglio.
Io il punto fermo che ho sempre avuto rispetto al blog, e alla mia scrittura in generale è: domani questo tuo figlio lo leggerà.
Dunque scrivo cose che possano aiutare me e un domani lui.
L'Uno ad un certo punto ha cominciato ad avere delle paure insolite. A richiedere la mia presenza fisica. A temere un po' la notte. A domandare di particolari insoliti (come si chiude la porta, come funziona l'allarme). A temere eventi catastrofici (il famigerato tsunami, il tornado, ecc...).
Ho chiesto a una persona di fiducia e del mestiere cosa gli stesse accadendo e lui mi ha risposto che, in anticipo un po' sui tempi anagrafici (in genere avviene tra i 10 e gli 11 anni), l'Uno stava passando una sorta di crisi esistenziale. Una rottura dell'incantesimo, si può dire. L'Uno in quei momenti aveva capito che suo papà e sua mamma potrebbero un giorno non esserci più, che la casa può essere davvero violata, che la natura contro la nostra volontà può essere davvero terrificante.
E' uno stacco dall'infanzia, doloroso, come tutti gli stacchi. E a me, probabilmente, più che a lui, ha fatto paura.
Il sogno si è spezzato e la realtà con tutto il suo peso è andata sulle sue spalle.
Come abbiamo fatto per gestirla?
In due modi essenzialmente.
Sotto consiglio di questa persona, la sera abbiamo usato una crema alla lavanda da spalmare sul petto. Un rito, dunque, come da piccolini. Il contatto, il profumo squisito, il rituale dell'accompagnamento, ci siamo Uno, siamo qui.
E poi la vicinanza. Richiedi vicinanza e io te la do. Vuoi che mi sieda accanto a te mentre fai i compiti, mi siedo. Vuoi sicurezza, te la do. Vuoi tuo papà più presente, e via al cinema con lui.
Piano piano tutto è rientrato, con lenta delicatezza.
E' un passaggio, avverrà, magari non in questa forma, anche al Due e al Tre.
L'Uno non ne sarà ferito per questo mio racconto, ne sono sicura.
In fondo, è stata la testimonianza della sua e della mia paura e della vittoria su di esse.
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martedì 24 aprile 2012
SUL LINGUAGGIO
Questo libro è scritto in piripù.
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| "Tararì tararera" di E. Bussolati - Carthusia |
E' una lingua strana, ma comprensibile.
Ecco l'incipit:
Tararì tararera... sesa terù di Piripù:
Piripu Pà,
Piripù Mà,
Piripù Sò,
Piripu Bé
e Piripù Bibi.
Piripù Pà, Piripù Mà,
Piripù Sò e Piripù Bé
su sero gnamgnam.
Piripù Bibi no-no-no:
sesa ino ino ino.
Aiutati dalle illustrazioni il significato si apre d'incanto.
A volte lo faccio questo gioco con i bambini, inventiamo parole inesistenti con cui dobbiamo discutere e soprattutto far capire le intenzioni, i sottotesti. Mi sono così accorta che parlando senza parole arrivano di più le sfumature a volte.
Oppure mi capita di ascoltare un linguaggio che è quasi ma non ancora. Delle parole ordinate con fatica e così lampanti nel loro disegno. Si legge tutto in quello strano linguaggio ed è così bello ascoltarlo.
Lui è la fonte:
Il contesto è domenicale, senza fratelli, con tanti fiori da raccogliere e 700 metri di strada da percorrere fino ad arrivare alle caprette.
"Mamis fiore.
Fumo, offia. Blè!! Chifo!!
Tanti fiori. Due quatto sei otto. (ndr: l'Uno è alle prese con le tabelline)
Ohhhhhhhh.... buco!!!!!! Ormica buco casa nanna.
Abero tira tira. Ahhhh no abero tira nonononono!
Pente grande pente mangia mottro groscio groscio.
Guadda mamis!!! Buco acqua... Blè!!! Acqua cane beve.
Patta!!
Oh no patta?! Cacca vallo. Blè cacca vallo!! Chifo! Puzza!
Cane!! Due cane!! Viva!!! Viva cane bellooooooo..
No pura mamis... bello cane.
Magherita granne, magherita picca picca.
Magherita mamma, magherita bimbo.
Tò mamis!
Cape!!!! Ciao cape!!!!
Mangia folia... tò mangia.
Lingua lungaaaaaaa....
Ciao cape!! Ciao!!
Io casa. Baccio mamis. Tanco tanco...!"
martedì 25 ottobre 2011
SULLE CASE
Come ogni giorno, quando l'Uno torna da scuola, controllo i quaderni. Non lo faccio solo per vedere a che punto è, o come si comporta, lo faccio soprattutto perché sono curiosa di vedere come vede il mondo senza di noi.
Pochi giorni fa c'era un disegno. Questo:
Questa è la nostra nuova casa, quella dove ci dovremmo trasferire. Le croci alle finestre sono lo scotch che mettono i serramentisti, che non abbiamo ancora tolto.
Che bello. Il problema del cambiamento è solo mio, mi sono detta. Per lui quella è già la sua casa.
Manca solo il fumo dai comignoli. Presto accenderemo un bel fuoco nel camino....
domenica 24 aprile 2011
CONVERSAZIONI ovvero LA PASQUA RACCONTATA DAL DUE
Stima, anticipo il momento light semplicemente perché faccio sempre più fatica ad accendere il mio simpatico mac senza c (m'è partito il tastino). Il triunvirato composto da queste età: 1 anno, 3 e mezzo e 6 e mezzo è assai faticoso. Mmmmhhh, diciamo meglio, impegnativo. E dunque non arrivo da molte parti, tra cui qui e me ne dispiaccio.
Allora pur nel casino accendo gli spot sui momenti più rilassati di questa vacanza a metà (perché siamo a metà vacanza e perché mi manca la mia metà) e concludo col GnomoDUEPensiero.
Allora pur nel casino accendo gli spot sui momenti più rilassati di questa vacanza a metà (perché siamo a metà vacanza e perché mi manca la mia metà) e concludo col GnomoDUEPensiero.
Venerdì.
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| Sì sì. E' l'Uno. |
Un sabato qualunque, un sabato italiano.
Domenica.
Gnomo Due:
Le mie maestre mi hanno detto che a Pacqua ci sono gli uovi da mangiare. E poi che Gesù è morto. Alla fine però gli angeli gli hanno preso il cervello e l'hanno portato in paradiso. Adesso lui è là e non è più morto.
Pur nell'ermetismo della sua dialettica, penso abbia reso bene.
Buona Pasqua.
martedì 15 marzo 2011
GNOMO TRE ovvero SULLA MISURA DI UN BAMBINO
Le sue misure sono queste: 80cm di altezza. 9kr e 600 gr di peso. Sono misure perfette per essere preso in braccio. Quando lo prendi su un lato, per poter cucinare con l’altra mano, lui mette una manina intorno al collo e accarezza i capelli e non ti ingombra, perché i piedini arrivano giusti alla tua vita. Quando ti siedi e lo fai sedere sulle tue gambe, non avanza. Ci sta tutto lì, sopra di te.
Ehi, non dirmi che sono sempre al telefono... |
Della nascita dei miei tre bambini ho dentro di me solo ricordi sensoriali. Ad ognuno associo un profumo che c’era nell’aria in quel momento dell’anno, una certa luminosità (che luce Gnomo 3, quando sei nato tu...), dei rumori anche. Quando sono diventata madre tutto improvvisamente ha frenato, il tempo in quei primissimi giorni ha rallentato il suo corso e io mi sentivo come sospesa, ovattata. Ho fatto tre cesarei, e sarei ipocrita se dicessi che questo non ha influito, ha influito eccome, anche proprio su questo rallentare. Alzarsi dal letto lentamente. Con calma rimettersi in piedi. Con pazienza camminare, diminuire la velocità dei gesti quotidiani. Sedersi sulla sedia accanto al letto con quel fagotto in braccio e stare lì, semplicemente godersi il paesaggio suburbano del parcheggio dell’ospedale tagliato da quella luce di marzo. Il caso ha voluto che tutti e tre nascessero tra la primavera e l’estate, dunque questo periodo già così carico, per me diventa emotivamente esplosivo.
Una mia grandissima amica dice che anche l’essere mamma ha un’età. C’è la mamma che ha quindici giorni, la mamma che ha sei mesi, la mamma, come me, che ha sei anni e mezzo e poi la mamma, come la mia mamma, che ha quarantaquattro anni. E questo fa differenza che ci piaccia o no.
Quindi il fatto che abbia un bambino di un anno, non mi fa una mamma di un anno e questo a me piace proprio. Ho una serenità, una spensieratezza con il mio Gnomo Tre che non avevo per niente con Uno e che ho sfiorato con Due. Mi godo la nostra relazione minuto per minuto senza paure, senza troppi pensieri, senza le menate metafisiche cui ti costringe, suo malgrado, il primo figlio. Le tensioni si allentano, i nodi si sciolgono e rimane solo l’essenziale.
Non ho un’età preferita, ma i 12 mesi mi spezzano. Questi sono i mesi in cui capiscono tutto quello che voi dite, ma non parlano. La relazione è di fatto tra un essere umano adulto che perennemente parla, e un essere umano cucciolo che perennemente ascolta e ogni tanto tenta di dire. Cioè una relazione decisamente buffa. Un uomo in nuce che non parla e non cammina, ma che è già l’uomo che sarà.
Gnomo Tre ride. Per niente, ride. Mi pettino e ride. Faccio il letto e ride. A casa diciamo che si è fatto un grappino, perché a volte non capiamo perché rida...
Gnomo Tre osa. Cerca di aprire la porta di casa per andarsene. Sale sul tappeto elastico e tenta di saltare. Prova a salire sulla bici di legno del fratello.
Gnomo Tre non accetta le sconfitte. Se non riesce a mettere il legnetto nel cassetto urla come l’incredibile Ulk. Se non riesce a prendere una cosa, ne prende un’altra e la lancia.
E poi c’è questa cosa della misura. A questa età sono in misura per essere presi in braccio. Più che da piccini che sono tutti mollicci e la testa gli penzola. Più che a sei mesi, dove non hanno ancora la malizia di farti vedere il piacere che provano. A dodici mesi loro in braccio sono felici e te lo dicono. Gnomo Tre mi accarezza e quando lo prendiamo in braccio di notte per riaddormentarlo, lui ride, di nuovo.
La grammatica del gesto affettivo abbozzata in quei sorrisi sdentatoni, in quelle manine coi buchi, in quell’abbandonarsi al sonno tra le braccia.
Buon compleanno mio terminator!
martedì 1 marzo 2011
LASCIATEMI SFOGARE ovvero MONDO FUORI DALLA FINESTRA
Pubblicare i propri pensieri su un blog è un atto pubblico. Molto spesso mi tengo i pensieri schiacciati dentro di me, perché vorrei rispettare le categorie, rispettare i contesti e le regole che mi sono data. Mi piace l'idea che qualcuno passi di qui anche per evadere rispetto alla triste realtà che ci aspetta quando spegniamo il pc. Però arriva un momento in cui anche la mia voglia di fare e di inventare è bloccata da tutto l'esterno che mi circonda. Allora mi sono detta che basta, vi faccio l'elenco delle cose che non mi vanno con dei link, se avete voglia. Un piccolissimo elenco parziale, molto parziale, tre cose tre. Noterete che due su tre di quello che non mi va è frutto di questo governo. Cosa ci devo fare, non posso passare sopra e guardare oltre, non ce la faccio.
Rivoluzione nord-africana:
Questa comunque è una rivoluzione... ed è inutile chiuderci in casa a doppia mandata, loro non hanno molto da perdere.
(Ma com'è che Oriana Fallaci è stata stra-citata per i suoi ultimi articoli contro il pericolo del terrorismo islamico e quando l' "amico" Gheddafi è venuto da noi, nessun quotidiano abbia ripreso quello che scrisse di lui?? Il Corriere l'ha ripreso a rivoluzione avvenuta qui.)
Articolo dell'Osservatorio Europeo di Giornalismo. Grazie G. per il link.
Scuola pubblica vs Mister B.
Sì sì, ok, sono state travisate le parole.
Comunque io questo editoriale de La Stampa lo sottoscrivo, eccome. Fonte ilpost.it.
Energie rinnovabili vs nucleare
Ennesimo decreto tarpa-ali. Io ci credo alle rinnovabili. In Germania (ehi, ma sta a nord!!!) hanno pannelli anche sugli ombrelli...
Articolo sulla questione qui.
Rivoluzione nord-africana:
Questa comunque è una rivoluzione... ed è inutile chiuderci in casa a doppia mandata, loro non hanno molto da perdere.
(Ma com'è che Oriana Fallaci è stata stra-citata per i suoi ultimi articoli contro il pericolo del terrorismo islamico e quando l' "amico" Gheddafi è venuto da noi, nessun quotidiano abbia ripreso quello che scrisse di lui?? Il Corriere l'ha ripreso a rivoluzione avvenuta qui.)
Articolo dell'Osservatorio Europeo di Giornalismo. Grazie G. per il link.
Scuola pubblica vs Mister B.
Sì sì, ok, sono state travisate le parole.
Comunque io questo editoriale de La Stampa lo sottoscrivo, eccome. Fonte ilpost.it.
Energie rinnovabili vs nucleare
Ennesimo decreto tarpa-ali. Io ci credo alle rinnovabili. In Germania (ehi, ma sta a nord!!!) hanno pannelli anche sugli ombrelli...
Articolo sulla questione qui.
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lunedì 31 gennaio 2011
SUL FARE QUALCOSA ovvero L'INDIGNAZIONE DA SALOTTO
Mettiamola così... io e K. usciamo da un paio di settimane un tantinello intense. Soprattutto per lui, lo ammetto, ma di conseguenza anche per me. Come ho già scritto da qualche parte, lui si occupa anche di politica e le sere di questi benedetti 15 giorni sono state dedicate quasi tutte alla causa.
Le varie vicissitudini della nostra politica italiana, che sembrano più che altro un film erotico-impegnato degli anni '70 e la grave tragedia che sta colpendo i paesi dell'Africa del Nord, mi fanno sorgere una domanda. Ma io cosa penso della Politica? E come la voglio raccontare ai miei figli?
Ogni tanto K. quando è stanco e deluso della sua partecipazione attiva alla politica, mi dice che vorrebbe che andassimo a vivere nel posto più remoto del mondo (EH?? Io??) e che io sì che sono d'esempio ai nostri figli, perché è con fatti che si fa politica, portandoli al bio sotto casa, parlandogli di riciclo, andando a ritirare le verdure al GAS, organizzando merende a scuola, ecc...
Penso che insegnare ai bambini che la politica sia una cosa sporca, che infetta e che fa marcire proprio non ce la posso fare, anche se il quotidiano porterebbe a questa facile visione delle cose. Penso che la politica sia metterci la faccia per un'ideale più grande e condiviso, facile agire solo nel proprio nido...
La politica a casa mia toglie tempo a un papà. E questo spesso mi fa arrabbiare. E visto che è troppo difficile spiegare a dei bambini di 3 e 6 anni dov'è il papà, il papà nel loro immaginario è sempre in riunione. Ma riunione di cosa? Ma perché parla sempre? Ma perché sempre quando è buio?
Forse l'esempio sarà la risposta alle domande che mi sono posta. Come racconto la politica ai miei figli? Raccontando quello che fa il loro papà. Semplicemente.
Le varie vicissitudini della nostra politica italiana, che sembrano più che altro un film erotico-impegnato degli anni '70 e la grave tragedia che sta colpendo i paesi dell'Africa del Nord, mi fanno sorgere una domanda. Ma io cosa penso della Politica? E come la voglio raccontare ai miei figli?
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| Rappresentazione iconografica del cervello di K. |
Ecco, in questo frangente il mio ego di mamma si gonfia come una mongolfiera, ma poi penso che no. Non è vero, o meglio, è vero in parte. Perché la famiglia, per quanto ci giriamo in tondo, non è una democrazia, e i nostri figli fanno così perché noi abbiamo scelto per loro, diciamo che li stiamo portando per mano lungo un sentiero che noi abbiamo spianato. Non parlerei di politica.
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| Letture di K. |
Penso anche che la politica debba essere pragmatica, ma non quel: "Oh signor K., ma ha visto la piazza?? Ma non si può fare qualcosa? Ma non fate niente??". Io a questo risponderei con: "Ma accidenti ma se è un mese che il signor K e i suoi scrivono articoli, fanno serate, chiedono firme... e allora!!! E allora!!! Ecco, sai cosa ti meriti, di scivolare anche tu su quella lastra di cemento gelata che vi ostinate a chiamare piazza!!! Chi hai votato eh? Dai, dimmelo!!" e invece lui risponde: "Eh sì, è da un po' che ci muoviamo per cercare di capire come affrontare........" ecc. ecc.
Ecco, fare politica vuol dire mediare pazientemente, andare avanti e poi, se qualcuno s'è perso per strada ritornare indietro e riparlare, altro che la sciarpa che sto facendo a lana... la politica è un lavoro di fine cesellatura.
La politica è anche osare incamminarsi su sentieri nuovi e non continuare a guardarsi le spalle, superare la guerra fredda degli anni '50 è lecito nel 2011, no?
La politica è anche osare incamminarsi su sentieri nuovi e non continuare a guardarsi le spalle, superare la guerra fredda degli anni '50 è lecito nel 2011, no?
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| Scrivania di K. - parte 1 |
Però. Quando siamo a tavola, la sera, e parliamo di quello che succede nel nostro piccolo paese o in quello grande, ogni tanto mi scappa un "bisogna fare qualcosa..." e K. mi guarda con gli occhi da cui passa un lampo che dice: "oh no, anche tu", ma se ne va subito e poi aggiunge: "cosa possiamo fare che non abbiamo ancora fatto? Dai, pensaci anche tu..." e il giro ricomincia.
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| Scrivania di K. - parte 2 |
Alla fine della campagna elettorale, tre anni fa, l'ultima sera, stremati da un tour de force allucinante, attaccati da destra e sinistra senza sosta, la lista civica fece una festa nel centro della nostra città. K. prese il microfono per ringraziare e suo figlio maggiore, che come suo padre quando vede un microfono non capisce più niente, glielo soffiò in un volo annunciando che il giorno dopo saremmo andati tutti a Gardaland. Tutti, ma proprio tutti tutti. Aveva scambiato quelle persone che avevano condiviso un sogno politico in amici con cui andare nel posto per lui più bello al mondo. Forse anche questo scambio è fare politica.
martedì 14 dicembre 2010
I DIRITTI DEI BAMBINI: DIALOGO
Mamma in Verde partecipa all'iniziativa di Giorno per giorno sui Diritti Naturali dei bambini.
AIUTARE A BUTTAR FUORI
Gnomo Uno è pacifista dentro, fin da piccolissimo non ha mai alzato le mani. Probabilmente è perché misura la sua stazza nonché prestanza fisica con gli altri e allora desiste prima di iniziare. In compenso fa le prediche, la parola è la sua arma. Gli tolgono un gioco di mano? E allora lui ammonisce, sgrida, al più chiede aiuto. Questa cosa non è tanto facile da gestire per un genitore, perché, di fatto Gnomo Uno le prendeva spesso dagli altri. In realtà usare il dialogo l'ha reso più forte, perché la carica emotiva la esprime con le parole. "Mamma quando è nato Gnomo Tre ho avuto paura che non tornassi più dall'ospedale"; "Ogni tanto voglio stare senza i miei fratelli, posso andare dalla nonna?"; "Quella maestra lì mi piace perché se sbaglio mi perdona".
Verbalizzare è importante per un bambino ed è anche importante ammettere le proprie paure, i propri limiti, le proprie ansie e tutto ciò può avvenire solo con il dialogo. Per non far nascere un adulto che nasconde a se stesso le proprie paure, ho imparato dai bambini ad ammettere le mie insieme alle loro. "Anche a me faceva paura il buio". "Anch'io non voglio andare forte in bici".
Ma la mia sfida più grande è stata con Gnomo Due che è tutto istinto. Appena nato Gnomo Tre, lui ha cominciato a balbettare. Non riusciva più a dire mamma, non riusciva a iniziare le frasi... e io mi sentivo impotente. Piano piano, parlando lentamente ha cominciato a buttare fuori il suo disagio, per tutto quello che era successo se la prendeva con Gnomo Uno e poi mi diceva: "Quando vedo Uno mi viene voglia di picchiarlo...". Fa ridere ora, ma la sua era una confessione sofferta e che lui stesso non riusciva a capire. Ora non balbetta più, fatica a mutare il magma che ha dentro in parole, ma noi lo aiutiamo prendendolo in braccio e parlandogli.
AIUTARE A BUTTAR FUORI
Gnomo Uno è pacifista dentro, fin da piccolissimo non ha mai alzato le mani. Probabilmente è perché misura la sua stazza nonché prestanza fisica con gli altri e allora desiste prima di iniziare. In compenso fa le prediche, la parola è la sua arma. Gli tolgono un gioco di mano? E allora lui ammonisce, sgrida, al più chiede aiuto. Questa cosa non è tanto facile da gestire per un genitore, perché, di fatto Gnomo Uno le prendeva spesso dagli altri. In realtà usare il dialogo l'ha reso più forte, perché la carica emotiva la esprime con le parole. "Mamma quando è nato Gnomo Tre ho avuto paura che non tornassi più dall'ospedale"; "Ogni tanto voglio stare senza i miei fratelli, posso andare dalla nonna?"; "Quella maestra lì mi piace perché se sbaglio mi perdona".
Verbalizzare è importante per un bambino ed è anche importante ammettere le proprie paure, i propri limiti, le proprie ansie e tutto ciò può avvenire solo con il dialogo. Per non far nascere un adulto che nasconde a se stesso le proprie paure, ho imparato dai bambini ad ammettere le mie insieme alle loro. "Anche a me faceva paura il buio". "Anch'io non voglio andare forte in bici".
Ma la mia sfida più grande è stata con Gnomo Due che è tutto istinto. Appena nato Gnomo Tre, lui ha cominciato a balbettare. Non riusciva più a dire mamma, non riusciva a iniziare le frasi... e io mi sentivo impotente. Piano piano, parlando lentamente ha cominciato a buttare fuori il suo disagio, per tutto quello che era successo se la prendeva con Gnomo Uno e poi mi diceva: "Quando vedo Uno mi viene voglia di picchiarlo...". Fa ridere ora, ma la sua era una confessione sofferta e che lui stesso non riusciva a capire. Ora non balbetta più, fatica a mutare il magma che ha dentro in parole, ma noi lo aiutiamo prendendolo in braccio e parlandogli.
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| Waterball: pallina di lana che vive in macchina (luogo di lunghe discussioni tra gnomi), nonché grande ascoltatore |
MARTEDÌ 14 DICEMBRE, ORE 8.04
Interno giorno, macchina.
Due Gnomi imbacuccati stanno per raggiungere la loro scuola seduti sui sedili posteriori. La Mamma giuda.
All'improvviso, rompendo il silenzio:
Gnomo 2: Io però volevo nascere inglese... inglese volevo nascere...
Gnomo 1: Guarda che non si nasce inglesi, si diventa inglesi...
Mamma: Gnomo 2 quando sarai grande potrai andare a vivere in Inghilterra!
Gnomo 2: Però vieni anche te!
Gnomo 1: La mamma non può venire! Quando tu sarai grande lei sarà vecchissima e allora non potrà venire...
Gnomo 2: Sì però io da grande voglio fare il dottore dei bambini oppure andare a lavorare col Papà...
Gnomo 1: Non potrai andare a lavorare col Papà perché, adesso ti spiego... Gnomo 2: Si però voglio parlare anch'io... Gnomo 1: Tu devi prima andare tanto a scuola, poi... Gnomo 2: Voglio parlare!! Gnomo 1: ... devi sposarti e solo dopo potrai andare a lavorare ma.... Gnomo 2: Uffa.... Gnomo 1:... ormai il papà sarà vecchio e non sarà più in ufficio. Ecco, adesso puoi parlare.
Gnomo 2: E vissero tutti felici e contenti!
Gnomo 1: Ma come, dovevi dire così! Ma, dai mamma! Ma cosa c'entra?? Io comunque da grande voglio fare il bigliettaio del treno...
I tre sono arrivati, scendono dalla macchina. Il termometro segna -2.
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