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lunedì 5 novembre 2012

MIO FIGLIO E' UNO SCULTORE ovvero SULLA SCUOLA BIDIMENSIONALE

Ieri sera io e il K. cenavamo senza gnomi, che già si erano rifocillati. Il Due si avvicina al tavolo con cartoncini, forbici, scotch e le cartine di alluminio dei soldini di cioccolato mangiati in precedenza.
"Cosa devi fare?"
"Una scatoletta per le cartine dei cioccolatini!"
"Come mai?"
"Perché ho sentito che se sbattono fanno una specie di musica."

E così ha cominciato a lavorare, prima ha fatto una bustina ma le cartine non suonavano. Poi ha capito, avrebbe dovuto lasciare più spazio. Ha ricominciato, di nuovo tagliato e di nuovo scotchato.
Questo è il risultato, e vi assicuro che il suono che fanno le cartine muovendolo, è meraviglioso:


"Sei uno scultore" gli ho detto ieri sera.
E lui mi ha guardato e mi ha sorriso, imbarazzato e felice.

Stamattina mentre rimettevo in sesto la sua stanza ripensavo a quel muro coi mollettoni appesi nella sua classe. Servono a tenere tutti i disegni dei 24 alunni. Il suo è vuoto. Vuoto. Nulla. Deserto.
Lui è uno scultore, mi ripetevo. E mentre stipavo ordinatamente le centinaia di pezzetti di lego nelle scatole me lo vedevo. Silenzioso creatore di opere in 3d. Dai lego ai kapla (la notte di halloween ha fatto coi kapla la città dei gormiti, sensazionale), dal cartone al legno, dalla plastica alle cannucce. Lui trasforma la forma.

Porta a casa da scuola oggetti inventati e come Archimede Pitagorico, li stipa nella sua cameretta perché bisogna 'lasciarli in mostra'.


Mio figlio ha 5 anni.
L'anno prossimo il grande salto.
Nella scuola primaria bidimensionale saprà continuare il suo percorso di scultore?
O verrà costretto tra le pagine di un quaderno a righe?
Lui deve toccare le sue creazioni.

La scuola dell'infanzia dove va ha organizzato una gita extra-orario per genitori e bimbi a Como, per vedere questa mostra
Io e lui. Solo io e lui senza fratelli. E lui che ammirava queste opere tridimensionali e gioiva. E fuori pioveva a dirotto. Sapete quei momenti perfetti? Ecco questo lo era. Per me e per lui ne sono sicura.

Curerò la tua passione mio Due. E' una promessa.

(Se passate da Como ve la consiglio davvero)


martedì 9 ottobre 2012

SUL VALORE DELLO SCARTO ovvero FABBRICONE 2

Il lunedì è sempre una giornata dura. 
A volte inizia tranquillamente. Altre volte, tipo ieri, inizia con un figlio col mal di pancia e con un altro col mal d'asilo e tutto appare difficile. 
Poi può succedere, sempre di lunedì, che un progetto che stavi portando avanti in una scuola venga bocciato per un motivo futile e infantile. A volte vivere troppo a stretto contatto coi bambini fa male, pensi.
Cosa fare?
Io penso alle cose belle che mi aspettano. Alle persone belle che vedrò, magari il giorno dopo. Se sono proprio messa male programmo il fine settimana. Di lunedì.

Ieri è stato un giorno così, messo male. Ma avevo una bella cosa alle 17. Un incontro con una psicopedagogista alla scuola dell'infanzia, un incontro sull'uso artistico degli oggetti.


Ci ha parlato del riciclo creativo e del riuso, degli atelier di Reggio Emilia 
Ci ha fatto vedere delle foto, ci ha fatto immaginare di poter buttare via tutti i giocattoli di casa e di poter attrezzare un atelier in casa. Insomma abbiamo un po' sognato.
Poi ci ha fatto un inciso, così prezioso per me. 
Ha detto che riutilizzare il porta uova, il tubo della carta igienica, i tappi è una cosa ottima, ma che quegli oggetti hanno già una storia quando passano tra le mani di un bambino. Hanno un passato.
Lei ci ha parlato di una cosa che più di tutte aiuta un bambino: lo SCARTO INDUSTRIALE.
Lo scarto della plastica, quando si fanno le scatole, lo scarto delle bottiglie, del legno.
Lo scarto che non ha significato, che non vuol dire nulla, che non ha storia, che non ha nè aveva una funzione. Un filetto di plastica gialla, per esempio. Tanti filetti di plastica gialla. Un ovale grigio gobboso, oppure.
Ecco, quegli scarti senza storia costringono i bambini a creare dal nulla. Fanno ripercorrere loro quello che l'artista opera e cioè una creazione dal niente, da ciò che non sia altro che un pezzo insignificante di realtà. 
Con la sola forza della propria immaginazione il bambino compie un atto artistico, ma soprattutto apprende mentre fa. Tocca, prova, sperimenta, aggiusta il tiro rispetto all'idea originale, cala nella realtà il suo magma immaginifico.
Apprendere, sentire, fare. Uniti e inscindibili.



Domenica era il mio compleanno e a questa riunione un'amica mi ha regalato un timbro e una matita. Come succede spesso tutto torna. I miei appunti li ho presi lì, perché in fondo sono stordita e non porto mai nulla con me per scrivere.
E così mi sono detta. Ok MiV, riparti da lì. Dagli scarti. Torna indietro prendi sù e lavora. Concediti il lusso di rifondare. Accogli lo scarto come un punto di partenza e scala. Butta via quello che c'è da buttare, ma i ritagli intorno tienili e ricostruisci.


PS: Intanto che io viaggiavo col pensiero, una ex-maestra della scuola raccontava estasiata cosa aveva visto in Bicocca a Milano. Così ho preso l'appunto e ho segnato il sito. Date un'occhiata. Lei aveva gli occhi che brillavano. 

giovedì 30 giugno 2011

IL GIOCO DEL "MIRA LA BOTTIGLIA" ovvero BOWLING DA SPIAGGIA

Il gioco di oggi è proprio estivo. Nemmeno primaverile, no! Estivo.
Non è solo un gioco senza giochi, è anche un gioco da fabbricone.
Ogni estate della mia infanzia la associo a lui. No, non è nemmeno quel gioco della palla da rugby arancione di plastica dura che percorreva un filo spinta dal movimento apri-chiudi della braccia, tanto in voga nei primi anni ottanta. E' un gioco da spiaggia, ma che io ho fatto ovunque.
Chissà se qualcuno di voi ci ha giocato. Non ne vedo tanti di bambini che lo fanno oggi...

ISTRUZIONI
MIRA LA BOTTIGLIA

Strumenti necessari
Due bottiglie di plastica piene d'acqua
Una palla
Due (o più) giocatori

Svolgimento
I giocatori si dispongono uno di fronte all'altro, a circa 20 passi di distanza e poi pongono la loro bottiglia piena d'acqua ai loro piedi. Il più piccolo d'età ha il primo possesso di palla. Deve lanciarla addosso alla bottiglia dell'altro. Un tiro a testa, poi la palla passa all'avversario. Quando il giocatore prende la bottiglia dell'avversario, questo deve PRIMA riprendere la palla e POI tirare in piedi la bottiglia, che ne frattempo perde acqua. Perde che rimane con la bottiglia vuota. 

Suggerimenti
Si può giocare il cerchio, in più d'uno.
Per bambini molto piccoli, bastano due passi di distanza.
La spiaggia è l'ideale (ai tempi di Noè ci giocavo con le bottiglie di vetro che sulla spiaggia non si rompevano), ma anche il cortile infuocato con la piscina da svuotare, il bordo del fiume, ecc. Basta che l'acqua non si sprechi, ma sia un modo simpatico per riciclarla.

Attenzione, attenzione!
Abbigliamento idoneo: ci si bagna, ovviamente.
Verso la fine, l'acqua non esce più a fiotti, ma è il colpo della palla che la fa uscire. E' quindi possibile indicare sulla bottiglia  una soglia minima sotto la quale si perde.
Occhio ai vicini d'ombrellone, perché a volte la bottiglia spara via per metri e metri.
Le varianti possono essere infinite.... tante bottiglie, tipo bowling per l'avversario, tre colpi a testa e chi perde più acqua vince (acqua misurata nel secchiello). Questa per dirne solo una....



martedì 7 giugno 2011

COME FARE UN PARACADUTE CON UNA RONDELLA

Lo ammetto: l'ho copiato. Spudoratamente. Lo dico, ah no! Non mi nascondo dietro una foglia di fico. Nel post qui, l'avevo detto che ci avrei scritto sopra ed eccomi ora a parlarvi del meraviglioso paracadute.

PARACADUTE CON
RONDELLA

Occorrente
Un sacchetto di plastica (leggera, tipo spazzatura da differenziata viola -giallo)
Rondella (3 cm diam.)
Filo 

Preparazione
Aprite il sacchetto e appiattitelo. Rovesciate un piatto e con un pennarello segnate la circonferenza sulla plastica. Poi tagliate il cerchio. E verrà così:


Prendete del cotone e tagliate 8 fili lunghi circa 40 cm e attaccate le estremità con lo scotch al disco immaginando un + e un X che s'intersecano, così:



Ora legare le estremità finali alla rondella.


Il paracadute è finito. Sì, ma si sa che per far aprire bene un paracadute, occorre piegarlo bene prima del lancio, ed è qui il vero segreto!
Dunque, piegare il cerchio a metà:


Poi ancora e ancora e ancora:

Infine arrotolate attorno al pacchettino i fili e la rondella così:


Il vostro paracadute è ora pronto al lancio. Con un gesto forte, deciso, mandate in alto sopra di voi il paracadute che in fase di discesa si aprirà e planerà leggero fino a terra.
Massimo divertimento e attenzione ai vetri delle finestre del vicino!

P.S: Le foto sono brutte e il paracadute fotografato è strausato! Stasera non ce la posso fare.... 

sabato 4 giugno 2011

SUGLI INNESTI CASALINGHI ovvero I BAMBINI SONO AVANTI

Ripensando all'iniziativa dell'innesto, nata qua e ripresa da me e da Stima per un innesto coordinato, e mi sono detta che forse quest'iniziativa piace tanto, tantissimo a noi grandi, perché ci vediamo la cooperazione (tutti a preparare i disegni) e poi la festa (allegramente in gita in città ad appiccicare) e poi l'ebbrezza della regola infranta (ho già in mente dove metterli.... ). Tutte cose che i bambini fanno spesso, anzi spessissimo.

Innesto 1
Io intellettualizzo, mi scervello, e loro sono lì che creano. Io li zittisco: un momento che devo fare questa cosa con la Stima! E nel frattempo loro creano all'interno degli spazi della noia (oh, grazie noia che esisti!)

Innesto 2

Innesto 2 - particolare
Innestatore al lavoro
Cooperare, correre, infrangere le regole per portare un nuovo valore al nostro grigio reale.



Quadri in mostra del Due.
La loro mostra è nata in completa autonomia. Io e il Tre dormivamo della grossa. Il K. leggeva. E loro infrangevano, correvano e cooperavano.

martedì 24 maggio 2011

COME FARE UN LEGNETTO D'INVITO ovvero LEGNAMEE

Falegnami da generazioni nel ramo maschile della famiglia. Cresciuta col profumo del legno nel naso, la polvere sottile bianca appiccicata ai vestiti, le schegge nelle dita, le lastre sottili di scarto da rompere per gioco, i chiodi per inchiodare i pezzetti di legno destinati alla stufa.
Parte di tutto questo c'è ancora.
Noi, diversamente dall'immaginario popolare, non chiamiamo quel luogo la 'fabrichetta'. Lo chiamiamo la 'ditta', che a me fa un po' via di mezzo. Tra il serio e il faceto.
Gli gnomi a volte mi chiedono di andare in ditta perché hanno in mente qualcosa. Come ieri, che sentivano l'urgenza di una spada di legno:


Lavorare il legno è bello. E invidio molto chi da un pezzo di carta riesce a tirar fuori un oggetto. A me sa molto di magia.
Dunque, il nostro progetto, come al solito, è partito dal caso. Una noiosa mattina scendo in produzione e guardo tra gli scarti: ommamma che bei pezzettini! Inscatoliamoli. Alla scuola materna piaceranno un sacco.


Ma loro non arrivano a scuola. Si fermano nelle mani di Gnomo Uno. Ci viene un'idea: usiamoli come legnetti d'invito alla sua festa di compleanno! L'entusiasmo è esploso..... prima scheggia nel dito dell'Uno che urla che no. Non si può fare, troppo pericoloso. Ok, Uno. Dico io. Andiamo, prendiamo la carta vetrata, e carteggiamo!!
E così:


Carteggiare è un lavoro che sembra semplice, ma in realtà non lo è. Ai bambini piace molto quella ruvidezza, la testano dappertutto (il Tre l'ha pure leccata e non gli è dispiaciuta) e farli lavorare con legno e carta vetrata li aiuta nella manualità.
Io e l'Uno abbiamo carteggiato tutti i pezzetti chiacchierando come due comari intorno al fuoco. 

Secondo step. Lo Gnomo desidera scrivere sui blocchetti con i pennarelli punta grossa. Espongo le mie obiezioni. Le mie obiezioni passano totalmente inosservate.



Siamo in questa fase. Sono finiti i tempi in cui avevo diritto di parola e azione. Mamma fammi provare, dice lui. E io chino il capo. La mia idea di legnetto d'invito esteticamente impeccabile, con profili di tempera, scritte con indelebile fine vengono rispedite al mittente. 
Ora, caro Gnomo Uno. Io ti lascio fare, anzi, apprezzo il tuo sforzo, ma almeno scrivi da sinistra a destra!!


Questo fine settimana l'Uno andrà a scuola con uno zainetto pieno di inviti-legnetti da distribuire ai suoi amici. L'aspirazione massima è che all'intervallo ci giochino facendo delle costruzioni, la dura realtà ve la racconterò lunedì.

martedì 1 febbraio 2011

SUI RESTI DELL'IKEA ovvero IL GIOCO AUTOGESTITO

Noi siamo ospiti più o meno fissi, come molti, dell'Ikea. Soprattutto per i piccoletti, compriamo a man bassa letti, materassi, comodini e cassettiere. Stando sull'economico, visto il prossimo trasloco, ogni tanto qualche lampo salta e ci rimangono degli ingombranti resti.
Ma noi abbiamo la nostra SR, la Squadra Riciclo.
Qualche pomeriggio fa, mentre ero impegnata in un preciso lavoro di piegamento dei panni asciutti con tanto di Gnomo piccolo ai piedi, sento i grandi parlottare tra loro e trafficare quelli grandi.
Mai cosa più pericolosa in una casa piena di bambini: quando cala il silenzio...
Mi affaccio in corridoio e vedo questo:



Perché tenere il materasso sfoderato in un angolo buio? Meglio tirarlo fuori alla luce del sole, togliersi le calze e via... Perché abbandonare lì la scatola dei patelli? Direi che è un'ottima macchina...  Macchina? Ma no, se la mettiamo sopra viene un'astronave...


ta na ta na ta na: lo squalo 3 è in agguato!
Sì però ci vuole lo scotch, così sembra veramente un'astronave...


Nel frattempo io ero lì, con le canottiere in mano... 
"Ehi, bambini, ma che bello!! Vi posso aiutare?"
"No, mamma, tu vai pure a stirare, però se mi fai passare devo prendere lo scotch..."
"...non stavo stirando..."
"Ah sì..."
"Ma se io lo porto là e poi..."
"Nooooo!"
Da quel giorno il materasso è diventato un oggetto di culto e multi-versione: arrotolamento della persona all'interno di esso, scivolo dal lettone al pavimento, tetto della capanna, e per Gnomo Tre simpatico passatempo da strappare e mangiare.
Il suo ingresso nei nostri giochi, mi ha fatto riflettere.
Arriva un momento in cui il mio ruolo con i bambini è semplicemente quello di tutore dell'ordine e della pancia: ovvero servo quando litigano e quando fanno merenda. Per il resto nulla. Non tutti i giorni è così, però mi accorgo che sono sempre di più i giorni in cui accade. 
Questo momento a volte è una liberazione, a volte, come quello che vi ho raccontato è lievemente doloroso. No, doloroso è un termine troppo forte. E' malinconico, una malinconia in tempo reale...


lunedì 20 dicembre 2010

I TESORI DELLA PROVINCIA ovvero RICREO

Qualche giorno fa, insieme ad una mia amica, siamo andate per conto della scuola dell'infanzia in un posto magico. Avevamo un compito veramente ingrato... raccogliere materiale di recupero per i futuri progetti dei bambini. Non potevamo urlare di gioia per il salone della scuola, così ci siamo trattenute fino al luogo di destinazione.


Vivo in un posto un po' strano. Ormai anche a noi ci chiamano la periferia di Milano, anche se siamo distanti più di 30 km dal capoluogo. Queste terre sembrano aride. Fabbrichetta, casetta, chiesa, scuola. Fabbrichetta, casetta, chiesa, scuola. E via andando.
Ma lì, proprio tra la scuola, la chiesa e il municipio molto spesso si scoprono realtà incredibili, gestite da persone incredibili. E quando le trovi avresti voglia di urlare al mondo intero che ehi, qui si fanno queste cose, venite tutti a vedere.
E un posto così l'ho visto.
Si chiama ASSOCIAZIONE RICREO e raccoglie in giro per la provincia i materiali di scarto che provengono per lo più dall'artigianato e dall'industria. Si fanno laboratori per le scuole e le famiglie e con una tessera annuale si può andare a prendere il materiale di cui si ha bisogno. E' una sorellina minore del remida di Reggio Emilia di cui ho parlato qui
Ecco una carrellata dei locali:

Le stanze sono popolate da strane creature...

Stanza di nastri e tessuti con cielo filante...


Plastica, legno, polistirolo...

Carta, cartoni, cartoncini...
Bazar: mosaici, tappo, rondelle, nastrini...

Drago custode 

Angioletti custodi

Cammelli custodi
Dietro a questi locali c'è una scuola dell'infanzia di un piccolo paese. Dei genitori che vivono in un piccolo paese e che donano il loro tempo per questo prezioso servizio. Ci sono pedagogisti, atelieristi e altre figure importanti che non dovrebbero mancare in nessuna scuola.
Un paesino di poco più di 4000 abitanti realizza un progetto così importante. Meraviglioso....


martedì 16 novembre 2010

LO SCATOLONE FABBRICONE ovvero CREATIVITÀ SOSTENIBILE

Andando alla scuola materna, io e i miei gnomi abbiamo imparato a riutilizzare materiali di scarto. Vi ho già parlato di Reggio Children, questa meravigliosa realtà pensata per i bambini dell'età prescolare e nata dall'unione di società civile e istituzioni pubbliche. All'interno di questo progetto, forse conoscerete anche il centro remida: si tratta di un centro di raccolta e catalogazione di materiali di scarto provenienti per lo più dalla produzione, disponibili a essere presi e rielaborati dalle scuole.
Di centri remida ce ne sono un po' sparsi per tutta l'Italia e offrono spunti interessanti per famiglie e scuole.
Da noi, sia alla materna che alle elementari, i miei gnomi hanno a disposizione un Tavolo Fabbricone dove utilizzare materiali di scarto e inventare l'inventabile. Perché per i bambini è importante riciclare in modo creativo, ma è anche importante lasciare loro la possibilità di farlo in modo continuato per dare loro l'abitudine e per affinare la fantasia.
E così anche a casa abbiamo un angolo fabbricone composto da due 'luoghi': lo SCATOLONE


e il CASSETTONE:


Certo, ci sono infinti PRO rispetto a quest'idea e qualche CONTRO, per esempio scarti degli scarti un po' in giro per tutta la casa, oppure se non ci si sta molto attenti, a furia di attaccare e tagliare ti ritrovi anche tu mamma con qualche pezzo in meno e soprattutto con molti pezzi in più addosso... ma sono tutte cose superabili.
Ecco qualche esempio dei nostri lavori:

Artista: Gnomo Due - Soggetto: Il Pirata


Il Pirata di profilo

Artista: Gnomo Due - Soggetto: Il Pirata Bidimensionale

Artista: Gnomo Uno - Soggetto: Razzo interstellare con motori a fuoco

Artista: Gnomo Uno - Soggetto: Macchina per studiare gli oggetti
(e non chiedetemi altro....)
Mi piacerebbe che i miei gnomi riuscissero a curare questo bagaglio di fantasia senza schemi e senza limiti, è una cosa a cui tengo tanto... almeno qui, nel gioco, niente limiti!!! 
E poi mi viene in mente quella frase di Picasso: "Quando ero piccolo sapevo dipingere come Raffaello, mi ci è voluta però una vita intera per imparare a disegnare come un bambino".
Tutti i nostri bambini sono degli artisti, tuteliamoli!!!
                                       
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