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giovedì 27 ottobre 2011

AZZURRO vs GRIGIO


Stima, un'amica dieci giorni fa mi ha visto un po' malconcia, con le spalle curve e la faccia triste. E' rimasta lì, un po' sbigottita e poi mi ha detto che in questi casi a lei piace camminare. E io le ho detto, allora passami a prendere e lei mi ha detto certo! Passo io tra due giorni.
Ci sono persone così... io stordisco tutti con le parole, mentre lei mi ha aiutato mettendo uno zainetto in spalla e indicandomi la baita.
Non ce la posso fare, le ho detto. Prenditi il tempo, mi ha risposto.
E così siamo giunte al Bollettone. Ma che bei nomi hanno le cime delle montagne?
C'era lassù un vento fortissimo. Davanti a noi si stendeva la pianura padana, là in fondo Milano, a sinistra Como. Mentre alle nostre spalle c'era quel ramo del lago di Como.

Io vivo sotto là... e mi sa anche molti di voi....


Là c'è la Svizzera... fortunelli...

La cosa più impressionante non era tanto questa sconvolgente diversità meteorologica, quanto piuttosto il fatto che da casa mia il cielo sembrasse sorprendentemente blu.
Ecco, mi dicevo, questo paesaggio mi fa da metafora. Io per mesi ho continuato il mio cammino, anche faticando, pensando che il cielo sopra di me fosse azzurro. Invece no. Il mio corpo mi ha fermato, mi ha costretto a salire su per il sentiero e mi ha rivolto la faccia a quel grigio melmoso. Dandomi però l'alternativa, ricordandomi che non sempre il nostro cielo è così.
Dunque grazie B., davvero. E buon compleanno.

giovedì 13 ottobre 2011

MANDALA ovvero RIPARTIRE DAL CENTRO

Oh, Stima. Che settimana. Difficile, ostica, rognosa, faticosa, tremenda.
Ho avuto l'impressione di toccare il fondo e di soffocare. Di non vedere vie d'uscita e, a tratti, di non aver voglia di viaggiare verso l'uscita.
Ho chiuso i ponti, anzi no. Mi si sono rotti i ponti, così... all'improvviso e ho avuto paura.
Mi sono disperata come un pesce fuor d'acqua che annaspa per tornare verso il mare e nel mio sbattermi e scodare ho incrociato preziosi aiuti.

Mandala quattro mani: Gnomo Uno e MiV
Grazie a F., il mio fedele shiatsuga. Ha rimesso a posto i miei Yin e Yang spanati. Ha dato calore dove c'era freddo. Ha rilassato dove era contratto.
Grazie alla mia incasinata famiglia allargata. Ho imparato che c'è un momento in cui è doveroso chiedere aiuto, in cui abbassare le spalle e arrendersi. Ho imparato che l'orgoglio irrigidisce e blocca, mentre io ho bisogno di andare avanti. Ho imparato che è bello tornare figli, a volte.

Mandala MiV
Grazie a René, mio faro semestrale, che snoda dove riesce i fili delle mie paure. Grazie alla sua cura, mi aiuta a tenere il centro. Quando vado da lei guardo le sue innumerevoli orchidee, guardo i suoi occhi grandi e mi sciolgo. E così, la medicina diventa un'altra cosa, davvero un percorso di guarigione.
Grazie a tutte le persone del mondo reale, come le chiami tu, Stima, che vedendomi saltuariamente mi gridavano: "Ehi, non stai aggiornando il blog! Tutto bene?". Questo camminare avanti e indietro tra il mondo reale e quello virtuale mi serve. E' solo che a volte la realtà prende il sopravvento e mi blocca.

Il mio mandala a mano libera.

Grazie Melablu. Davvero.
Grazie ai mandala. Ad un certo punto, come un leone in gabbia, ho avuto bisogno di fare qualcosa. Di usare le mie mani per fare in modo da liberare la mia mente. Nel trambusto del mezzo trasloco, mi era rinvenuto in mano un vecchio libro di mandala, che coloravo al liceo.
Il mandala è un cerchio decorato con motivi per lo più geometrici. I monaci buddhisti lo usano come strumento di meditazione. 
Sono andata al super, in quelle librerie da super e l'ho trovato: Mandala Kids. Va bene, mi sono detta. Il mio era sepolto in non so quale cartone. A casa ho preso i Turbo Giotto e ho cominciato a colorare. Partendo dal centro, per poi allargare. Scegliere il colore, stare nei bordi. Alternare. E assaporare la simmetria di un mondo perfetto. Il respiro si è fatto profondo e ho capito che dovevo disegnarne uno più grande.
I monaci usano la sabbia colorata. Io ho preso la carta da pacco e ho cominciato a disegnare cercando, sforzandomi, di fare cerchi a mano libera più vicini possibile alla perfezione.
Il risultato è stato questo:


Questi giorni lo coloro. Ho comprato il pennello e le tempere sono pronte.
Parto di nuovo da lì, dal centro e per una volta lì metto me stessa.

giovedì 29 settembre 2011

YIN e YANG BRIANZOLO

La Stima ride sempre quando le dico che devo andare all'Ikea a prendere i mobili.
Io, figlia di un "mobiliere"! Io, che scrivo dalla patria internazionale dell'arredo.
Eppure è così.
E già questo per la rubrica del giorno potrebbe bastare, no?
E invece non contenti trasmigriamo una serena domenica mattina per un paesino vicino dove fanno un laboratorio per bambini di falegnameria, tenuto da un signore valdostano, il signor Gino.


Quegli strumenti li conosco benissimo. Sono le mie madeleine, li guardo e me li sento in mano, so quanto pesano, conosco il profumo che lasciano in mano. Ma in un laboratorio, oggi, ce ne sono pochi. Grandi macchine, quelle sì, e poi sempre l'abilità di saper creare un perfetto equilibrio tra la serialità e l'estro personale.


I bambini erano felicissimi. Hanno riempito le due ore con un sacco di attività. Il trapano a colonna, martello, chiodi, sega, tutto a portata di quattrenne.
Brividi? No. Gli strumenti legati in modo strategico mettevano tutti in sicurezza. Ma soprattutto la naturale abilità dei bambini nel maneggiare strumenti così "da grandi".


E' inutile. Siamo stati pensati per creare e modificare, per costruire e per distruggere.


giovedì 26 maggio 2011

L'EDUCAZIONE ALTERNATIVA vs GARDALAND

Stima ti racconto: un giorno una super docente di sociologia, faro delle scuole "alternative" della nostra provincia, faro di una concezione pedagogica progressista, durante un convegno ha detto che lei non capiva come si potesse far festeggiare ai figli la festa di halloween e come si potesse accompagnarli a Gardaland... Individuava in queste due cose, tutto il male del mondo, l'origine della degenerazione sociale.
Ecco, due zucche a noi ci scappano sempre il 31 ottobre e il giorno del compleanno dell'Uno, scappiamo a Gardaland.

Una foto con Spongi, vi rendete conto!!

Sono tre anni ormai che l'ultima settimana di maggio, come se niente fosse prepariamo i bambini per la scuola e invece di fermarci al solito parcheggio tiriamo avanti, loro ci guardano increduli e noi comunichiamo loro che la meta è Gardaland. E loro aprono un sorriso che gli spacca la faccia, si fanno il cinque e cominciano a dirsi: "A Gardaland? A Gardaland!!" per venti minuti filati.
Come è difficile per una certa scuola educativa capire che non tutto il mondo "normale" e "commerciale" è da buttar via. Che nel bambino, che non ha sovrastrutture, il lavoro con i pennelli si sposa con le montagne russe, che il gioco con i materiali naturali può andare a braccetto con il Colorado (Uno: "Mamma, non lo sapevo che Prezzemolino fosse amico del Coniglietto del Cioccolato.... ma un drago e un coniglio possono andare d'accordo?").

Bambino della classe dei "Pirati" con
un vero pirata!!!!

A me piace un sacco giocare. E a Gardaland mi ritorna quell'entusiasmo di dover fare tutto subito, mangiare in fretta per paura di "perdere tempo", correre per non fare la fila e rifare la stessa attrazione. 
Le prime volte, quando i bambini erano veramente piccoli, passavamo tutto il pomeriggio alla Fattoria, con i bambini caduti in un loop allucinante su e giù dalla giostra che non richiedeva soldi... ma erano così felici...

Bambino provato.
A volte mi dico che non devo avere dei limiti. Non devo essere integralista. Devo accogliere il bello dappertutto come in fondo fanno i bambini. Mi devo togliere un po' i panni della mamma alternativa che sentenzia guardando un po' dall'alto e mi devo, per esempio, semplicemente divertire, e a Gardaland ci riesco. Devo pensare anche che molte mamme non hanno il tempo, come ne ho io, di dedicare ai propri figli tutte le attenzioni che meritano e anche che, ed è un dato di fatto, non tutte le mamme hanno gli strumenti per aiutare i loro bambini a camminare su strade alternative. E molte di queste mamme sono lì a Gardaland, programmano un giorno di ferie, comprano tutte le peggiori porcherie alimentari (come ho fatto anch'io), sudano e tirano dietro anche le creature minuscole (come ho fatto io) sperando che i loro figli si ricordino di quel giorno speciale.


giovedì 19 maggio 2011

QUARANTENNI VS SCOLARI

Ieri sera Glee e, Stima, ho visto questa performance:


E mi sono detta che l'unico modo per apprezzare Lady Gaga per me è tramite la mediazione del Glee Club.
E poi mi sono detta: vecchia che sono, vecchia dentro.
Continuando la mia visione però ho anche pensato: cavoli, mi piacerebbe ricominciare a suonare il piano e poi ho pensato a quella mia amica, insegnante di violoncello che nell'intermezzo di uno spettacolino per i bambini che abbiamo messo sù in mezza giornata, mi ha fatto l'elenco di tutti gli amici comuni quarantenni che a un certo punto hanno ricominciato a suonare. E non l'ukulele (grande stima per l'ukulele!), nè il triangolo, ma il violoncello.
Non ce n'è. La generazione X continua a stupirmi, anche quando raggiunge (o sta per raggiungere) gli anta.  Ecco, seguo il filone, magari mettendo su una banda di X-over 40. Vado a cercare un buon maestro di piano che però non mi faccia fare le scale. A tutto c'è un limite. Le scale no.

giovedì 28 aprile 2011

IO?! NOOOO IO NON FACCIO PREFERENZE....

Sai Stima, mi piace guidare. Mi sembra di aver già scritto che la guida mi rilassa e mi fa riflettere in modo serio e sereno. Tornando dal mare, guardando attraverso lo specchietto i miei tretrè, ho pensato se io preferissi uno all'altro. La risposta che mi sono data è stata molto articolata, è durata quasi l'intero viaggio. In sintesi te la traduco in un yin-yang  che potrebbe intitolarsi così:

MAMMA vs IL FIGLIO PREFERITO

E' un argomento che non tratto molto con le mie amiche mamme, perché entra molto dentro e sviscerarlo non è buona educazione. Penso che la maggior parte delle mamme neghi di avere delle preferenze.
Io invece penso che ci siano, eccome. Solo occorre saperlo, e spiegarselo. Il trucco è questo.

Gnomo Tre: "Mamma ti prego non dirmi che preferisci questi due pazzi!!!"
Non ho un figlio che adoro e gli altri me li dimentico al super. No. Ho dei momenti, dei passaggi, dei periodi in cui un figlio prevale sull'altro dentro di me.
Vari fattori concorrono a quest'affinità elettiva. 
L'età. 1 anno. 3 anni. 6 anni. Contro il 6 vincono l'1 e il 3. Ma tra l'1 e il 3 la lotta è dura. Anche se quella felicità che traspare dall'allontanarsi gattonando da me, la conquista dell'equilibrio, le prime parole, l'allungare la manina che si è appena schiacciato, la bocca grande che mi lecca la guancia quando chiedo un bacio. Questo mio piccolo Tre è il nostro momento. Mi spiace lasciarti la mattina, perché vorrei essere lì io a tenerti alla finestra per guardare le macchine, il gatto e i muratori.
Il carattere. Gnomo Uno è uguale a me. Il suo carattere dico. Spiaccicato. Non mi deve raccontare, non mi deve dire, non occorrono molte parole per capirci. Pensiamo spesso le stesse cose negli stessi momenti. Quando sono in un periodo buio e nero, quando fatico, quando cerco di trovare un senso, lo osservo e mi sento davvero meno sola. In quei periodi lui mi aiuta, perché le sue antenne sintonizzate sulle mie si accendono e senza bisogno di nulla se non di uno sguardo. 
L'ignoto. Gnomo Due per me è un mistero. E' istintivo e viscerale, un passionale silenzioso. Dalla nascita di Gnomo Tre fino a pochi mesi fa io non avevo occhi che per lui. Un po' per questa sfida nel cercare di comprenderlo e di imparare a decodificare i suoi bisogni e un po' perché l'evento del nuovo fratellino in arrivo l'aveva fatto balbettare. Non riusciva a parlare bene. Io lo sapevo che era un momento, che sarebbe passato, e quando mi abbassavo per guardarlo negli occhi e per aspettare che terminasse la sua frase infinita, cercavo di tenere le lacrime chiuse nella mia gola. E sapete qual era la lettera che più faticava a farlo ingranare? La m. Mamma. 

Ecco Stima, hai visto. Parlo di preferenze e includo tutti e tre i miei figli. Non è ipocrisia. E' senso di colpa. Mi accorgo in questi giorni di osservare con più attenzione il Tre e sapendolo, cerco di rimediare con gli altri due. 
Penso che avere dei periodi in cui si sta meglio con un figlio piuttosto che con un altro sia molto umano. Non lo sarebbe se questa preferenza fosse a senso unico, non lo sarebbe se si traducesse nell'indifferenza verso gli altri fratelli.
E' una questione di equilibrio la famiglia. In effetti spesso mi accorgo che io e K. ci avvicendiamo nelle infatuazioni, forse ci viene un po' istintivamente guardare in modo più amorevole il figlio che percepiamo meno sotto la lente dell'altro.

Sì, infatuazioni. Innamoramenti anche. Vissuti così, togliendo la parola "preferenza" la questione si addolcisce. 
E davvero è bello poter pensare di avere davanti a sé una vita piena di innamoramenti.

giovedì 14 aprile 2011

AMMAZZA COME E' TRENDY L'ECO

Veloce veloce Stima col mio yin-yiang. Ieri sono stata al Salone del Mobile di Milano.
Come ben sai il 90% delle aziende di design e arredamento più importanti in Italia, gravitano a 5-6 km da casa mia. Diciamo che andare al Salone è un po' come andare a messa nel paesino. Continui a salutare gente.
Ho fatto solo una foto per i miei pargoli che adorano la 500:


Niente altro.
Io e K. ci siamo persi tra i lunghi corridoi e una cosa ci è saltata all'occhio. Tronchi d'albero in ogni stand, nuovi prodotti in essenze naturali, finiture nature, vernici all'acqua, tavoli di cartone (!!!!) ingnifugo (????), sedie fatte con legno di recupero e poi piante piante piante.
Conosco i miei polli.
Il "naturale" è entrato d'onore nel business. Tira. Fa spendere. E' il vero filo rosso che lega questa enorme fiera dell'eccellenza italiana (non per tirare l'acqua al mio mulino, ma veramente solo noi sappiamo fare certe cose...).
E non potevo non notare questo contrasto tra il marketing e il substrato culturale che dovrebbe sottendere il ritorno all'essenziale e al naturale.
E' però d'altronde tristemente vero che solo il business in questo marcio mondo può qualcosa. E allora meglio questo che il barocco dorato che andava negli anni ottanta.

P.S.: A chi gravita intorno a Milano, vi segnalo il Fuori Salone. In particolare Cuorebosco. Uao!

giovedì 7 aprile 2011

CASE vs CASETTE ovvero QUANDO LA TESTA CORRE...

Io Stima penso alla casetta dei libri e quasi la mia casa va in fiamme.
Nonononono, tutto a posto.
Solo il mio completo Ikea andato...


La mia lampada, anch'essa Ikea, andata pure quella...


E non vi dico il materasso. Non ho fatto la foto perché K. l'aveva già girato. 
Oh, Gnomo Tre.... e solo gattoni. Cosa farai quando camminerai? Ho paura. Non rispondermi ti prego.

Diciamo che son dei giorni strani. Avanti indietro a portare i bambini e l'occhio alla casetta dei libri. Andare, sbriciare, controllare i libri e ogni giorno scoprire che tante persone condividono la passione per questo progetto. Mamme che mi chiamano per sapere come accedere (addirittura mi chiedono se essendo di comuni diversi, possono lo stesso andare...), i vostri strepitosi commenti, comuni che ci contattano, vecchietti che mi fermano per strada e mi dicono che bisogna mettere meglio il cartellone e che alcuni chiodi li hanno risistemati.
Sono basita. Costernata. Sbalordita.
E poi ci sono le scuole dove devo andare a raccontare le mie storie e dunque cerco di concentrarmi in quel poco di tempo che mi rimane tra il lavoro, l'aerosol e, appunto, la casa che quasi brucia...


Il sogno della casetta va avanti e la mia casa mi tira per la maglietta. La pila dei vestiti da stirare, le cene improvvisate in un quarto d'ora, la febbre di Gnomo Due venuta dopo una sudata e il senso di colpa esplode. 
C'è una grande forza propulsiva che ti invade quando vedi che non sei sola. E questa settimana ho tirato i remi in barca e vivo grazie ad essa. La mia testa è lì, lo so. Ma questa volta me lo voglio godere questo momento. Fermami un po' cara casa e assaporare il momento. 
Facciamo un patto casa dolce casa, io convinco Gnomo Tre di non mandarti in fumo, però tu non t'allargare col casino. Cosa dici, può andare?

giovedì 31 marzo 2011

CASE CHE MUOIONO vs CASE CHE NASCONO

Stima, sono in vena malinconica. Non so che mi prende, sarà la primavera.
Davanti a casa mia, proprio di fronte al mio appartamento, è stata abbattuta una casa. Quisquilie, roba da poco, il mondo è pieno di case che vanno giù e tornano su. Ma se quella casa faceva parte del tuo mondo, se è sempre stata lì, quanto avevi tre, dieci, diciassette, ventotto, trentacinque anni, se gli avevi tolto la facciata scrostandola con le tue piccole dita (ma di cosa le facevano le case??), se avevi fatto il tuo record di cento palleggi senza fermarsi sul quella facciata senza finestre, se andavi da tua cugina a cena lì e aveva quei panini così buoni, se il suo tetto proteggeva la tua casa in modo da permetterti di non avere le tende... allora quest'immagine diventa a suo modo dolorosa.


Quanto i luoghi ci si attaccano alla pelle e al cuore. Te ne accorgi quando all'improvviso, per un cambiamento, saltano i punti di riferimento e cambiano le prospettive e immediatamente cambiano le abitudini. Due giorni fa era così, un ammasso di detriti e già oggi è una spianata e già domani saranno gli scavi per le fondamenta della nuova casa che verrà. Ma per allora, noi ce ne saremo andati, andremo anche noi nella nostra nuova casa. E dalle finestre delle nostre nuove stanze, dovremo ricominciare a ricomporre le nostre sicurezze: là quella casa, lì quegli alberi, la cascina alle spalle e il grande prato davanti... Quella vecchia casa scrostata dalle dita dei bambini vivrà così in me, come la polvere del cortile ghiaioso della nonna e il parcheggio dell'ospedale dove giocavamo a palla nome chiama.

giovedì 10 marzo 2011

SENTIRE vs ASCOLTARE

Non è proprio la classica coppia dicotomica, Stima, e nei diritti dei bambini ne avevamo già parlato.
Noi amiamo molto ascoltare le storie. Lette dal vivo, o ascoltate dal cd. La svolta la abbiamo avuta con una collana di fiabe classiche con cd del Corriere della Sera veramente bella. Storie originali, una ventina di pagine, una ventina di minuti di ascolto. Se il viaggio in macchina supera la mezz'ora, le fiabe sono d'obbligo, come l'acqua.
Ogni tanto Gnomo Uno si attartaruga sotto la tv e ascolta. Gnomo Due costruisce col lego e ascolta.


Sentire sentiamo tutti i giorni. Cioè le orecchie sono sempre accese, ma spesso è come se fossero in stand by. I rumori di sottofondo li lasciamo lì a fare contorno, la radio in macchina è accesa e non te ne accorgi... Se hai imparato ad ascoltare te ne accorgi soprattutto da grande. Molte persone con cui parlo, spesso hanno gli occhi (perché gli occhi hanno un filo che li collega alle orecchie) da orecchie in stand by. E' uno sguardo che sfugge, uno sguardo che pensa non a quello che stai dicendo ma a quello che ti deve rispondere.
Nel mio lavoro con i bambini raccontando storie ho capito che per parlare loro senza richiedere particolari sforzi e cercando di farlo con le orecchie stand by, si può farlo anche in piedi. Si alza la voce, si scherza con loro, si gesticola e il gioco è fatto. Ma se volete dire loro una cosa importante veramente, sedetevi, mettete il vostro viso alla stessa altezza del loro e guardateli negli occhi. Improvvisamente le loro orecchie si accenderanno...
Lo stesso metodo lo uso con i miei bambini. Se devo dire loro una cosa importante, mi inginocchio e li guardo. Alla fine, a ben pensarci è anche una forma di rispetto nei loro confronti.
Ogni volta che penso alla potenza della mia posizione, del mio metro e settanta rispetto al loro metro e dieci, mi viene in mente questo:



giovedì 3 marzo 2011

OCCULTARE o ALLENARE?

Stima, oggi prendo di petto un problema che mi sfianca. Che mi abbatte. Che mi fa venire il fiatone. Che mi dà il mal di schiena... questo:

Vado!

No, non è l'antiscivolo perennemente a mezz'asta sul piedino... e non è nemmeno una questione fashion come ben vedi dal pantalone flaccido da pensionamento dopo aver servito ben tre bambini.
Sono le SCALE.
Noi, come si può vedere, le abbiamo in casa e trascinano con sè una serie infinita di problemi.
  1. Se venite a trovarci e dimenticate qualcosa di sopra, da noi non l'avrete mai. Pur di non fare le scale i miei maschi s'intentano storie pazzesche ("Ho mal di gambe"; "Ma l'ho lasciato lì sul gradino che nemmeno si vede!!"). Tutti tranne uno, Gnomo Tre, che va volentieri, ma poi non so con cosa torna.
  2. Le scale hanno due curve, quindi quando giocano correndo incrocio le dita.
  3. Non hanno il corrimano, quell'orrido ma tanto utile strumento e dunque vai di ditate sul muro bianco, perché una manina dovranno pur appoggiarla mentre percorrono la scala.


O sto? Annosa questione che sulle scale
sarebbe meglio evitare...
Ora voi mi direte: ma esistono quei brutti ma tanto utili (ehi, come i corrimano!) cancelletti. E qui mi parte la questione. A suo tempo, quasi sette anni fa, abbiamo deciso di non comprarli.
In effetti lasciar percorrere le scale a un bambino di 11 mesi ha molti aspetti positivi (oggi è il giorno degli elenchi puntati):
  1. Ginnastica baby!
  2. Grande soddisfazione personale, del bambino stesso, all'arrivo al secondo piano. Noi sgamiamo il Tre che va sulle scale perché appena gli parte l'embolo, come un trenino, lancia un grido di felicità gioiosa che finisce solo all'ultimo gradino. Poi con lo sguardo ti cerca come a dire: oh bella, guarda che non è mica facile!!
  3. Allenamento e dunque acquisita capacità nel fare le scale.
L'ultimo punto è il più importante (certo non sottovaluto il secondo...). Se gli faccio fare le scale lui comprenderà le tecniche migliori per non cadere, e più volte lo farà, maggiore sarà la sua sicurezza e quindi la nostra serenità. Meglio dunque affrontare il problema e aiutarlo dandogli delle dritte, piuttosto che occultarlo con il cancelletto. E poi lo sappiamo quanto fascino abbia l'occulto per un bambino.
Aspetti negativi del fargli fare le scale:
  1. Cade.
  2. Direttamente conseguente dal punto 1: essere sempre dietro di lui mentre le fa, accompagnare il suo pellegrinaggio, come quando inizia a camminare.
  3. Direttamente conseguente dal punto 2: fare 10 le scale con lui
  4. Fargli capire che non sempre lo può fare: dire di no.
Punto 4: sfatiamo un altro mito. A 11 mesi il no lo capiscono eccome!! Se non è il momento delle scale, non è il momento delle scale. Quindi prendere il pargolo, decisamente dire di no ed eventualmente fargli vedere cosa state combinando in cucina.


"Osti mamma, mi hai beccato e mi avevi detto niente scale!"
Allenamento-occultamento è una trappola pedagogica che si nasconde in ogni età dell'infanzia, se ben ci penso. Più avanti le questioni sono più complesse, ma di base il problema rimane. Non penso che affrontare sempre i problemi allenandoli sia la soluzione. Molto spesso bisogna camuffare perché sono troppo piccoli per certe battaglie. Però sapere che sempre c'è un'alternativa è confortante.

giovedì 24 febbraio 2011

PASTA FROLLA ovvero AMICI A CASA

Stima, amica mia, per lo yin-yang non potevi trovare giorno migliore, il giovedì. Il giovedì è il secondo giorno della settimana in cui il mio Gnomo One è a casa da scuola alle 12.30. E si annoia. E allora dall'alba fino a quando non lo vedo entrare a scuola, lui parla continuamente, si allena in locuzioni retoriche chiedendomi, in forme diverse, sempre la stessa cosa... chi invitiamo oggi a giocare a casa? Oppure la versione opposta: chi mi invita oggi a casa sua a giocare?
E dunque ecco la formula di oggi:

madre desolata guardando la casa incasinata, stremata dal lavoro e con un'immensa voglia di schiacciare un pisolino
VS
madre felice di avere una casa aperta a ospiti e ad amici, soddisfatta nel vedere i propri figli giocare beatamente

File di Gormiti si sfidano tra amici...
Nel novanta percento dei casi soddisfo la sua voglia di amici. E a volte mi ritrovo a riposare più che se fossimo soli, perché giocano tra di loro, facendo partecipare anche Gnomo Due ("E io quando invito i miei amici?"). E' proprio bello entrare nella parte degli ospiti, fare sentire a proprio agio le persone, invitarle nel proprio nido (l'ultima volta Gnomo Uno ha passato l'aspirapolvere, rifatto tutti e dico tutti i letti, messo in ordine).
Dei pomeriggi, come quello di settimana scorsa, se il Tre me lo permette, m'invento anche delle cose. E così, non avendo degna merenda da offrire al nostro amico ho fatto la 

PASTA FROLLA
La pasta frolla è come la pasta col pomodoro. Ci sono mille ricette. Ed è il suo bello. Questa è la mia.

300 gr di farina tipo 0
150 gr di farina integrale
225 gr di burro
120 gr di zucchero di canna
3 tuorli d'uovo

Amalgamare amalgamare amalgamare. Fare riposare in frigo.

Poi ho tirato fuori dalla valigia le mie ultime compere tedesche:

tadaaaaa!!
Oh, gentili signori tedeschi che fate giochi stupendi e utensili per la cucina anche migliori!!

Pista delle macchine...

... con macchine e moto che s'incastrano!

E naturalmente gli spettatori...
Le briciole che vedete ai bordi della curva sono quelle lasciate dalla banda. Diciamo che la pista non riusciva mai a essere completa perché ogni volta qualcuno se ne mangiava un pezzetto... e anche gli spettatori non godevano di buona salute...
Ho cercato di allontanarli con questi:


Ma invano.

Il pomeriggio poi passa veloce a siamo già alle 18. Arriva la mamma e a tutti dispiace. Come vorrei eliminare quelle due ore lì, tra le 18 e le 20... Ma la cena chiama e anche tutto il faticoso percorso che giunge infine nei lettini.
Il giovedì è passato e già si pensa al prossimo.

giovedì 3 febbraio 2011

COME FARE UNA POZIONE RIVELATRICE ovvero ACIDO-BASICO

Beh, Stima, cosa c'è di più Yin-Yang di acido-basico? E' la dicotomia che sta alla base degli elementi nella chimica, ma anche, a ben pensarci, che sta alla base di quel magma pulsante che è l'animo umano.
Ora, a me la chimica non è mai piaciuta. Arrancavo faticosamente tra il 6 e il 61/2, anche perché, devo dirlo, ero sotto l'ala protettrice della prof ("Su insomma, vestiti un po' allegra!!" mi diceva nella mia fase adolescenzial-cupa "guarda che aiuta vestirsi colorate..." santa verità).
Oggi sono preparata, ho studiato con Gnomo Uno.
Capitano quelle sere un po' magiche (parliamo di pozioni o no?) in cui io e il 6enne siamo alle 20 da soli! Vabbé, di K. vagabondo ve l'ho raccontato, poi c'è Gnomo Due che ogni tanto si schianta a dormire alle 19 sul divano, seguito a ruota dal Tre.
E così andò quella buia sera in cui l'Uno mi propose di fare la pozione.


Vera pozione senza coloranti artificiali!!
Già nel pomeriggio aveva messo tutte le mie monetine di rame nel succo di limone e dopo un paio d'ore erano venute fuori così lucenti da abbagliare. Parole sue. A me sembravano leggermente più pulite, ma non ho abbattuto il ragazzo...
E dunque la sera, libro in mano, abbiamo fatto:

LA POZIONE RIVELATRICE ACIDO-BASICO:

Ingredienti segreti:

Pelo di gatto nero
Mumina dei caloriferi
Bavetta di poppante
Liquido per fare le bolle

Nonostante avessimo tutto, ci è venuto uno schifo. Allora ho guardato in frigo è ho scoperto di avere altri ingredienti magici, quelli giusti.

Ingredienti diffusi e risaputi:
Acqua
Due (o più) foglie di cavolo rosso (in frigo da 1 settimana)
Pentola

Far bollire le foglie di cavolo per almeno 15 minuti, fino a quando saranno molli molli e assomiglieranno alle ali di un pipistrello morto. Togliere e buttare le foglie. L'acqua diventerà così: BLU!
Lasciare raffreddare la pozione.


E già a questo punto quell'entusiasta dell'Uno gridava al miracolo!
"Ma guarda cosa abbiamo fatto!! E' meraviglioso... l'acqua blu (!) Ma non ci crederà nessuno!"
"Beh, Uno, abbiamo bollito una foglia di cavolo..."
"Guarda mamma... si muove!"
"Amore, è acqua, se la gigotti..."
Cercando di tenere a freno il suo isterismo, aprendo le finestre perché il cavolfiore bollito non ha proprio un delizioso profumo e non vi dico il cavolo rosso... abbiamo proseguito dividendo la pozione in due bicchieri .

Tester pronti
Ecco: pronti per testare... In una abbiamo messo la cosa più acida che ci è venuta in mente: limone. E nell'altra una cosa basica.
"Dai, mamma, metti una base!"
"Ecco, mi trovi impreparata, guarda sul libro se c'è... ah ecco: sapone!!"
E tadaaa!


Quella acida subito è mutata da blu a rosa, in un effetto devo dire molto carino. Mentre l'altra... a voi sembra rimasta uguale eh? E in effetti, era diventata un po' più blu, ma il giorno dopo era azzurra!
Gnomo Uno era felicissimo e così ha cominciato a intrugliare tantissimo giungendo alla fine alla drammatica conclusione che non è possibile fare il percorso inverso... voleva tornare alla pozione rivelatrice: "Ma se noi mettiamo l'acido nel basico magari torna come prima!".
Eh, no caro, certi eventi sono irreversibili. Eccoci ribaltati dalla chimica alla filosofia...
In questi giorni, se una macchina mi avesse spremuto un dito o forse se avessi semplicemente sputazzato nel bicchiere temo sarebbe diventato rosa. L'acidume non mi aggrada molto come stato dell'animo, anche se a volte s'impossessa di me. Diciamo che dirmi che sono acida è l'insulto peggiore. Meglio essere una bella patata basica, lei è lì, tranquilla, non fa tutto quel casino per diventare rosa di rabbia. Piano piano, nella notte, colora di azzurro. E non ditele che non è un lavoro. La velocità non fa la felicità.

giovedì 27 gennaio 2011

YIN vs YANG ovvero GIRONZOLANDO PER LA CITTA'

Eccomi Stima con un Yin-Yang a cui tengo molto: la disabilità e la città.
E' un vecchio scontro questo, purtroppo mai risolto. Noi però qui, nella nostra ridente cittadina abbiamo un eroe. Uno di quelli veri. Costretto sulla sedia a rotelle a causa di un incedente di lavoro, doveva scegliere se rintanarsi in casa, costruirsi il suo mondo in pochi metri quadri oppure uscire e lottare per il suo diritto a passeggiare, a spostarsi senza una macchina, ad andare a fare la spesa.
Ha scelto la seconda strada e ha dedicato il suo tempo a risolvere i problemi di tante persone, tanto da venire eletto consigliere comunale.
Lui fa così: passeggia con la sua sedia motorizzata per la città. E annota.
Se l'ennesimo centro commerciale in costruzione interrompe il marciapiede impedendo il passaggio, lui fotografa, denuncia.

Oggi: ingresso sistemato da una parte... 
... e dall'altra.
Ieri passando da lì, c'erano muratori, tecnici, dirigenti comunali che si grattavano la testa. E oggi tutto è sistemato, grazie a lui.
Ma non si limita ai marciapiedi. Entra nelle scuole, nelle biblioteche, e giudica. Grazie a lui le scuole hanno avuto dei miglioramenti e le strade hanno più marciapiedi.
Ha mutato un limite in un valore aggiunto. Ha beffato la cattiva sorte facendole una pernacchia e diventando un esempio per molti.
Gli eroi sommersi hanno la sua faccia e la sua passione.


GIORNATA DELLA MEMORIA


Ingresso scuola materna
Ieri sera ho visto Paolini su La7, narrava del "trattamento" operato nei confronti dei malati mentali e dei disabili durante il periodo 1939-1941 in Germania e delle responsabilità di psichiatri e medici di base. Non aggiungo altro, questo è un terreno dove le parole risuonano retoriche...

giovedì 20 gennaio 2011

YIN vs YANG ovvero SHARE ONE DAY

E' il secondo giovedì che mi ritrovo a incrociare due rubriche, quella di Stima e oggi quella di Mens Sana che mi invita a parlare del viaggio o di un viaggio.

Per me l'idea di viaggio è già di per sè un contrasto, perché spesso ciondolo tra la voglia di andare e la paura di andare. La mia idea di viaggio si è riscritta nell'agosto del 1997 quando per la prima volta ho attraversato l'Atlantico per andare in Messico.
Non ho foto di quel viaggio, perché verso la fine, ci hanno rubato la macchina fotografica e anche questo è un yin-yang liberatorio. Finalmente un viaggio senza l'ossessione dell'immagine da lasciare ai posteri, solo immagini stampate dentro di noi.

Tra San Cristobal e il Guatemala là eravamo...
Ehi, non pensate a Cancun, la storia è più complessa ma la faccio breve.
K. si occupa di diritti umani e così decidemmo di passare 15 giorni in una comunità indigena sulle montagne di San Cristobal. L'esercito voleva sbarazzarsi di questi contadini che non volevano staccarsi dalla loro terra e il fatto che ci fossero degli osservatori internazionali salvava la comunità dalle rappresaglie.
Io morivo di paura. Veramente. Volevo accompagnare K. che non ne poteva più di andare nelle scuole a parlare di diritti senza conoscere direttamente nessuna violazione di tali diritti e così andammo.

San Cristobal
Con un pulmino sgangherato alle prime luci dell'alba per evitare i controlli dell'esercito raggiungemmo la comunità. O meglio, l'accampamento dedicato agli 'ospiti', di fronte all''ospedale'.
Noi dovevamo solo stare lì, fare presenza come si dice. La notte dormivamo in una casetta di legno, sulle assi e avvolta nel cellofan per non far entrare i topini di campagna. Ci avevano consigliato di portare della frutta secca e il topino ci disse grazie. La nostra razione di cibo era l'equivalente di quella che mangiavano i nostri ospiti e dunque mangiavamo una volta al giorno del riso cotto sul fuoco.
La mattina dei bambini ci portavano le tortillas calde, fatte dalle loro mamme.
Potrei raccontarvi mille cose di quei giorni, le storie che uscivano dall'ospedale, le storie delle feste, le giocate a basket, i bambini che venivano guardavano e andavano, gli spari intimidatori verso sera. Ma voglio concentrarmi sull'idea di viaggio.
Una sera un uomo, incuriosito, ci chiese del nostro paese. E ci chiese quanti giorni di cammino distava. Noi imbarazzati tentavamo di spiegare e ci sentivamo ridicoli. Noi ridicoli, non quell'uomo segnato che avrà avuto 45 anni e ne dimostrava 70. 

Marimba: lo strumento delle feste
Da allora, la nostra idea di viaggio è cambiata molto. Non occorre andare in situazioni pericolose e al limite per sentirsi viaggiatori, ma non aver paura di camminare tra le strade di questo mondo, questo sì che fa il vero viaggiatore. Fino a quando i bambini non sono arrivati abbiamo preso lo zaino, preso l'aereo e una volta atterrati abbiamo cominciato a scrivere la nostra storia.
Io ho paura della mia ombra e sentivo addosso quel proverbio antico: partire è un po' morire. Ma la cosa strana è che lo sentivo all'andata e lo sentivo al ritorno.

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giovedì 13 gennaio 2011

YIN vs YANG ovvero UNA STAGIONE L'INVERNO

Questa volta due rubriche in una. Gli opposti di Stima e le immagini di Kosenfuru mama.

Il mare. D'inverno.
Per molto tempo sono stata come i bambini. Il mare? Cosa serve d'inverno, non ci posso fare il bagno.
Dalla mia collina prealpina, scendevo per andare al mare solo d'estate e complice l'asma, me ne stavo tre mesi in giro per l'Italia, coi nonni.
Poi, arrivati i bambini ho scoperto il mare d'inverno.
E ora mi dico: il mare? Cosa serve d'estate, con tutto quel casino.

Vacanze di Natale. Passeggiata lungomare.
Noi abbiamo una fortuna. Andare al mare qui. E quando il sole esce... non ce n'è per nessuno e mi accorgo di amare questa scalcagnata Italia come non mai...

Una stagione: l'inverno.





giovedì 30 dicembre 2010

MA NON SI DOVEVA RIPOSARE?! ovvero YIN VS YANG

Questo blog partecipa alla rubrica del giovedì di Stima di Danno.


Oggi la vita è generosa con me, è tempo di saldi: due Yin Yang nello stesso giorno. Che fortunella!!

NUMERO UNO: Perché sono in vacanza eppure lavoro più di prima? Non si deve leggere, giocare tranquillamente, bere la tisana durante le vacanze di Natale? Perché non faccio altro che pulire nasi, fare pappe, sbrigliare litigi, cambiare patelli, misurare febbri, fare aerosol?

NUMERO DUE: Gnomo Tre vs l'albero di Natale.


Com'era Gnomo Uno - Sette mesi. Mamma: "Gnomo Uno non toccare le palline dell'albero." Gnomo Uno si fermava e perché non riusciva, se no le avrebbe ridisposte tutte secondo un ordine cromatico simmetrico.
Com'era Gnomo Due - Sedici mesi. Mamma: "Gnomo Due non toccare le palline dell'albero!!!!" Gnomo Due continua. Per tre volte, poi, di nuovo esortato con fare minaccioso si ferma e piange. Vede il lego e se ne va.
Com'è Gnomo Tre - Nove mesi. Mamma: "GNOMO TRE NOOOO!!! TI HO DETTO DI NON TOCCAREEE!!". Gnomo Tre ride. E si lancia a tuffo carpiato sotto l'albero cercando di sradicarlo e contemporaneamente di ingoiare più palline possibili. Insisto: "TI HO DETTO DI NOOOO!". Piangiucchia. Prende la lampada e la butta addosso all'albero di Natale. Mi guarda. In effetti l'albero non l'ha toccato...
Non è vita.... :)

giovedì 9 dicembre 2010

YIN vs YANG: Notte

Questo blog partecipa alla rubrica del giovedì di Stima di Danno.


Il mio YIN: Gnomo Tre nel mio letto tutte le notti, la sua ciucciata libera, il suo occhio socchiuso (e da triglia) a tre millimetri dal mio, la sua manina paffuta sulla mia guancia, il suo respiro regolare da sonno, il suo sorriso mattutino quando tira sù il capino dal mio cuscino, il suo addormentarsi immediato appena sente che sono lì vicino a lui. La sua dipendenza a me.

Il mio YANG: sognare di dormire otto ore di seguito, uscire la sera senza guardare l'orologio ogni mezz'ora ("Scusate, ma senza di me dorme male"). La sua indipendenza da me.

giovedì 2 dicembre 2010

YIN vs YANG

Questo blog partecipa alla rubrica del giovedì di Stima di Danno.


Il mio YIN: il mio allenamento di pallavolo dopo la terza gravidanza

Il mio YANG: il gioco della pallavolo

giovedì 11 novembre 2010

YIN vs YANG

Questo blog partecipa alla rubrica del giovedì di Stima di Danno.


Il mio YIN: la meticolosa perfezione dei miei appunti, delle mia agende, dei miei quaderni di studio o diari. Sempre la stessa penna, titoli sottolineati allo stesso modo, elenchi puntati perfettamente allineati.


Il mio YANG: la mia macchina incasinata all'inverosimile. Gli gnomi sono abituati a trovarci di tutto, giochi, cd, pastelli e fogli, libri da leggere, ombrelli e creme da sole. Ridete ridete, intanto se succede una catastrofe noi sappiamo dove rifugiarci! Ci deve essere anche molto cibo e acqua sotto quei sedili...
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