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lunedì 21 ottobre 2013

COME FARE STELLINE DI LEGNO (SENZA COLLA)

Mi impongo la disciplina ferrea della manualità.
Che possa essere la mia salvezza.
Dall'autunno traballante. Dal freddo-caldo opprimente. Dalla velocità vorticosa grazie alla quale siamo già al 21 ottobre. Dal cielo grigio perché, come dice Buzzati: "In certi giorni di settembre, sotto alle nuvole temporalesche, non è poi detto che certe cose non possano avvenire".

I temporali ci hanno devastato le betulle, spezzando rami.
Tutti tesori, certo.
Ma di quei rami sottili e un po' mollicci che fare?
E girovagando ho visto queste stelle. Non riesco più a trovare il link, ma appena riesco lo metto. Ho un ricordo vago e penso di non aver nemmeno letto (era statunitense) il testo. Ma mi è bastata l'immagine.

Prendere un ramo flessuoso di betulla, di 5-7 mm di circonferenza, lungo un metro circa e piegarlo in 5 punti. Si spezzerà probabilmente, ma non del tutto. Bene, fate di quel "ma non del tutto" la vostra salvezza, un po' come nella vita no? Aggrappatevi a quella forza divina che lo tiene insieme e con della rafia, se serve, dategli solidità. Ma non pensate, quei micro-frammenti di legno unito, sono più solidi di quanto non appaiano. Fidatevi di loro dunque e andate in soccorso dei punti in cui c'è davvero bisogno.

Questa è stata la mia prima stella:


Io ho provato vera gioia nel realizzarla. Soprattutto nell'evitare l'uso della colla.
Non mi sono messa a pensare che fossero natalizie, in realtà per me erano un regalo all'autunno.


Si può anche fare una ghirlanda naturalmente, ma a me hanno dato più soddisfazione singole. Le ho distribuite nella casa, le ho distribuite ai bambini.
E poi, ecco, un omaggio a quella stella cadente che ho visto a luglio... una storia lunga, tra me e lei.


mercoledì 3 aprile 2013

OGGI E' PRIMAVERA

Oggi è primavera perché la porta verso il giardino è aperta.
Perché i bambini da due ore sono fuori e non ho voglia di mettere a dormire il Tre, si perderebbe cose fantastiche.


Perché ci sono i muratori ed è l'unico momento, la primavera, in cui quel martellare non ti dà fastidio, ma riempie l'aria, è quasi un ritmo avvolgente.
Perché i fiori i aprono e ieri non c'era nulla e oggi è pieno. Vuoto-pieno. Questa è la primavera.


Perché i bambini vorrebbero mettersi il costume.
Perché è difficile capire le sfumature, ci si mette anni. In autunno se fa freddo vorrebbero subito la neve, in primavera vorrebbero subito la piscinetta. E' difficile assaporare quell'intermezzo strano, quelle stagioni di passaggio e mutamento.
Ma è così bello.
Quei gialli inaspettati ieri a Milano. Quegli angoli pieni. Insignificanti fino a pochi giorni fa e ora indispensabili.
E' primavera, la prima camelia è fiorita e altre ne verranno.


mercoledì 25 maggio 2011

SULL'UNO

Parto sempre da quel fiore lì. Comincia a farsi vedere timido i primi giorni di maggio, poi lento lento dilaga con quel suo colore acceso. Te lo ritrovi alla rotonda una mattina. E sì che quella rotonda la fai tutte le mattine, ma proprio quel giorno lo noti. Poi lo vedi al bordo del marciapiede. Caspita, ma come cavolo farà. Poi decora lo vedi che decora tutto il campo di granoturco che porta a scuola. 
Poi decido di comprargli un regalo che trovo in un negozio della quasi periferia milanese e di ritorno, all'ennesima rotonda, fermo la macchina:


Lui è un po' così. Tra il perplesso e il curioso. Ha degli occhi che domandano sempre, fin da piccolo si chiedeva delle cose che spesso io non capivo.

2005 - le domande.
Gli mancava allora la parola, grande sua futura arma. In realtà non è che proprio gli mancava, perché quella famosa fase che molti chiamano 'lallazione', lui la faceva così articolata che non ne venivamo a capo. A circa 12 mesi faceva delle conversazioni telefoniche con chissàchi per interi minuti.

2006 - la parola.
Il suo approccio è riflessivo. I suoi gesti sono lenti e gentili. Quando aveva tre anni mi ha preoccupato, mi sembrava stesse troppo fermo. Ero anch'io caduta nella trappola della mamma ansiosa per cui la normalità diventa una malattia e il temperamento del proprio bambino un ostacolo, non un dono.

2007 - la paura.
Le paure, come la nascita dei suoi piccoli fratelli, lui le butta fuori. Le pensa, dà loro un suono, le evoca e poi sempre delicatamente me le mette in mano e mi dice: pensaci tu. E così io millanto un po' di saperlo fare, ma molto spesso me ne sto lì, impalata, con la sua paura in mano e mi viene da piangere.

2009 - il contatto.
Ha dovuto, con fatica, imparare ad apprezzare il contatto fisico. Io e il suo papà l'abbiamo aiutato, ma più di tutti l'ha aiutato il Due, che vuole bene con le mani e con le gambe e con la bocca....

2010 - autoritratto.
E' un bambino che ride poco, così gli dicono. Come dicevano, d'altro canto, a me. E io mi sentivo a disagio e non capivo mai cosa volessero da me. Non so perché ride poco ma in effetti è così. E non so nemmeno perché io ridevo poco. Ma ero felice lo stesso. E così spero lui.
Vedo che la sua mente lavora, viaggia viaggia. Sta bene con se stesso, questo sicuramente. S'immerge nelle sue cose e poi riemerge per darmi un bacio. 

2011 - costruzione del regalo dei suoi compagni.
E' un momento in cui va e poi torna. Costruisce e dà un bacio. Legge e poi domanda una cosa. Mi racconta di scuola e poi scende in cortile. E' così crescere, no? E' staccarsi piano piano. 

E' entrato nella mia vita in un giorno di sole e quel giorno K. aveva raccolto lungo la strada dei papaveri che mi aveva donato. Erano pochi meravigliosi papaveri che riposavano in un bicchiere di ospedale. Oggi dentro di me quei papaveri sono uno sterminato prato rosso tra i capannoni grigi. 
Oggi l'Uno compie sette anni.




giovedì 13 gennaio 2011

YIN vs YANG ovvero UNA STAGIONE L'INVERNO

Questa volta due rubriche in una. Gli opposti di Stima e le immagini di Kosenfuru mama.

Il mare. D'inverno.
Per molto tempo sono stata come i bambini. Il mare? Cosa serve d'inverno, non ci posso fare il bagno.
Dalla mia collina prealpina, scendevo per andare al mare solo d'estate e complice l'asma, me ne stavo tre mesi in giro per l'Italia, coi nonni.
Poi, arrivati i bambini ho scoperto il mare d'inverno.
E ora mi dico: il mare? Cosa serve d'estate, con tutto quel casino.

Vacanze di Natale. Passeggiata lungomare.
Noi abbiamo una fortuna. Andare al mare qui. E quando il sole esce... non ce n'è per nessuno e mi accorgo di amare questa scalcagnata Italia come non mai...

Una stagione: l'inverno.





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