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martedì 31 maggio 2011

SPIACCICATI SU L'UTUMANA ovvero ASCOLTARE OTTIMA MUSICA LOCALE

Stima, il mio easy listening è in linea col mio "tema" settimanale delle radici.
Adesso ti spiego. Venerdì c'è stato lo spettacolo della scuola elementare: dieci classi che cantavo delle canzoni meravigliose. Una cosa semplice nella struttura, ma eccezionale nel suo farsi. Lo spettacolo è stato condotto da un gruppo molto conosciuto qui sul lago, i Sulutumana ("su l'utumana" = sul divano). Loro sono nati più o meno negli stessi anni dell'oggi più famoso Davide Van De Sfroos, ma sono rimasti i cugini minori, stando ai riferimenti del business musicale. Io li trovo più eclettici del VDS, più capaci di percorrere strade diverse, musicalmente più completi.
Le canzoni erano scritte per i bambini e una di queste è il loro cavallo di battaglia. Secondo me merita, anche se è legata al vecchio Lario (i commenti nella versione cantata dai bambini non c'erano!!):


Che bello cantare. Ma quanto è contagioso? Invidio i paesi del nord Europa, dove la materia "musica" è una cosa seria e non è lasciata a margine del piano di lavoro dei bambini. Quanto aiuta nella vita cantare? Tantissimo. Io quando sono nati i miei bambini cantavo. Addormentato metà del mio corpo dall'anestesia spinale, in attesa di vedere i miei piccoli, mi ritrovavo a cantare, per non pensare. Con l'Uno mi è uscita "Ci son due coccodrilli", mi concentravo sulle parole e cacciavo via la paura. Col Tre ho di nuovo ripreso quella canzoncina che mi accompagna fin da bambina e l'anestesista cantava con me ed essendo che al terzo la paura non va via, ma aumenta, dei pezzi non me li ricordavo (!!) e lui mi precedeva. 

Durante lo spettacolo il Due su Spicchio di Luna s'è addormentato. Beh, che dire... io una ninna-nanna così bella era tanto che non la ascoltavo.

giovedì 19 maggio 2011

QUARANTENNI VS SCOLARI

Ieri sera Glee e, Stima, ho visto questa performance:


E mi sono detta che l'unico modo per apprezzare Lady Gaga per me è tramite la mediazione del Glee Club.
E poi mi sono detta: vecchia che sono, vecchia dentro.
Continuando la mia visione però ho anche pensato: cavoli, mi piacerebbe ricominciare a suonare il piano e poi ho pensato a quella mia amica, insegnante di violoncello che nell'intermezzo di uno spettacolino per i bambini che abbiamo messo sù in mezza giornata, mi ha fatto l'elenco di tutti gli amici comuni quarantenni che a un certo punto hanno ricominciato a suonare. E non l'ukulele (grande stima per l'ukulele!), nè il triangolo, ma il violoncello.
Non ce n'è. La generazione X continua a stupirmi, anche quando raggiunge (o sta per raggiungere) gli anta.  Ecco, seguo il filone, magari mettendo su una banda di X-over 40. Vado a cercare un buon maestro di piano che però non mi faccia fare le scale. A tutto c'è un limite. Le scale no.

martedì 17 maggio 2011

FERMENTI ovvero RARITA' d'ITALIA

L'easy listening della Stima oggi è dedicato ad uno stato dell'animo così raro: il fermento.
E' quello che percepisco stamattina.
Questa canzone la canta un grande, Giorgio Gaber, che ho tanto amato e che, pur nella sua grandezza, incarna un po' anche l'italiano tipico, lui, così estremo nei pensieri, accasato con la tipica rappresentante del centro-destra nazionale.
Non so, nel privato non si deve rovistare, ma ad un certo livello in effetti il privato non esiste più, e ogni gesto è condannato alla gogna pubblica, di noi osservatori attoniti che l'abbiamo seguito per tutti i teatri milanesi.


Cambiare e fremere sono due concetti un po' estranei per noi italiani. O per lo meno io non ne vedo tanto di fermento e di cambiamento. E dunque mi godo questa mattina così strana, come se davvero qualcosa fosse finito e qualcosa d'altro iniziato.
L'homo politicus è un animale strano, molto irrazionale. Manuel Vazquez Montalban diceva che la politica è come l'amore e il calcio, gioca sul terreno dell'irrazionale. Quindi noi, come i bambini, felici e agitati pensiamo già che la favola sia finita con un "e vissero tutti felici e contenti", senza accorgerci che forse il difficile è proprio ora.

E poi una riflessione sul caso Strauss-Kahn. Questo signore decideva le sorti di paesi come Portogallo e Grecia e prima ancora di interi continenti come l'America Latina e l'Africa, nelle mani del Fondo Monetario da decenni. Si rimane basiti, perché a certi livelli di potere la sicurezza sull'impunità fa perdere la testa.

mercoledì 11 maggio 2011

FERMARSI ovvero VITA SENZA EQUILIBRIO

Mamme F&C, faccio al contrario oggi. Parto dal problema e finisco col titolo del film. Perché in fondo, è così che nascono molti capolavori: da quello che facciamo, da come lo facciamo e da cosa ne pensiamo di tutto quel fare.
Non so se sono io o è un problema più comune. Non riesco a fermarmi. Parto la mattina (a fatica) e poi tutto si srotola davanti ai miei occhi ad una velocità inverosimile e io sono parte integrante dell'ingranaggio. Non riesco a stoppare questo tumulto, non riesco a fermarmi.
L'elenco giorno per giorno varia di poco poco:
sveglia
preparazione bambini
accompagnamento bambini
cappuccio con brioche (OHHHH, 15 minuti prima dell'apoteosi)
lavoro
prendere un bambino
pranzare
stirare o sistemare o stendere
prendere il secondo bambino
basket o spesa o parchetto
preparazione cena
cena
messa a letto
computer
libro
nanna

E i giorni mi si snocciolano davanti e ieri era lunedì e domani è già sabato. E anche le prossime settimane sono intervallate da cose da fare, da puntelli formati da appuntamenti o scadenze. Oggi mi ritrovavo a rimpiangere quei mesi seguiti alla nascita del Tre, così splendidamente vuoti, sgombri di date e di orari.

Mi sento un po' come queste persone viste da lontano che corrono corrono senza motivo apparente.


E quella musica perfetta di Philip Glass mi torna in mente sempre e sempre perché quello è il mio ritmo troppo spesso. E la sera, stanca e afflitta e arrabbiata, nulla smuove quel metronomo veloce. Solo ritrovarmi seduta al tavolo senza rumori se non il leggero russare dei bambini mi calma, una calma che mi dice solo che così non va bene.

A volte cado nell'errore di pensare che muoversi per un motivo valido, per uno scopo buono e giusto, sia sufficiente a giustificare il mio moto perpetuo. Ma no, cara me. Non funziona così. Sedersi immobili e stare. Questo è molto più saggio. Per lo meno intervallare, per fare in modo di non perdere il filo che lega il senso delle cose.

Io questo film l'ho conosciuto al liceo, anche se è del 1983. A 14 anni già facevo l'intellettuale che non va in disco ma che si spara due ore di cinema d'essay ogni sera. Volevo marcare la mia diversità da un mondo, quello dei miei coetanei, a cui non mi sentivo di appartenere o a cui gli altri faticavano a farmi appartenere. Quel film rappresentava per me tutto quello che non avrei voluto essere, né vedere nella mia vita e tutto quello per cui lottare nel mio lontano futuro.
Ed eccomi qua. Sono grande ormai, abbastanza grande per sapere che quel mondo lì rappresentato è il nostro mondo, nessuno escluso. E' doloroso a volte ammetterlo, ma aiuta tanto. Che sempre per gli stessi motivi vivo e anche questo non è male. Ricapitolare a che punto si è. Chiedersi cosa volevamo a 14 anni e ripercorrere il tragitto e chiedersi se un minimo di senso può esserci. Insomma, fermarsi. Un po'.


KOYAANISQATSI di G. Reggio (1983)

P.S. Koyaanisqatsi secondo la lingua nei nativi americani, vuol dire vita senza equilibrio. Per una meravigliosa analisi del complessissimo film (tre anni di riprese e il digitale non era ancora nato!!) vi rimando a questo meraviglioso lavoro.

martedì 3 maggio 2011

SERIAL TV ovvero QUANDO IL DIVANO VINCE

Cara Stima, oggi easy listening di brutto.
Tutto è nato così.
Ieri sera. Ore 21.49. Mostri a letto. Doccia fatta. Lavastoviglie avviata. K. uscito.
Sola.
Mi siedo sul divano accompagnando il gesto con quell' "ohhhhhh" che mai nella mia vita avrei pensato di pronunciare (lo emetteva sempre mia nonna sedendosi appunto).
Dietro di me il tavolo di vetro appena sgomberato dal K. Vuoto, liscio, pronto ad accogliere il mio mac per il post del giorno dopo.
Davanti a me la tv. Di fianco a me l'ultimo libro di cucina comprato (dolci con miele e yogurt).
Il senso del dovere mi spinge dietro.
La curiosità mi spinge di fianco.
La stanchezza mi spinge avanti.

Manco a dirlo che vince l'ultima.
Mysky: ti adoro. E così mi gusto la 16a puntata della 2a serie di Glee. OHHHHHH...


Glee è il Saranno Famosi del nuovo millennio. 
Saranno Famosi è stato per anni, con Lupin, l'unico legame solido e inossidabile creato con mio fratello mezzano. Di cinque anni più grande, abbiamo sempre faticato molto a costruirci insieme e quelle visioni lì insieme, sdraiati per terra davanti alla tv me le tengo legate al cuore.
Glee non solo è bello perché è scritto bene e recitato bene, ma si ascolta anche dell'ottima musica da lunedì sera stravaccate sul divano. 
Bello. Bello bello.
E poi, che invidia. Anch'io una volta nella mia vita voglio ballare nell'acqua e cantare Singing in The Rain alla mammainverde maniera (tu Pentapata ne sai qualcosa di inglese storpiato?)

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