lunedì 19 marzo 2012

P come PAPA' - PIOVE - PENSAMI - PARLAMI...

Per un pomeriggio abbiamo lasciato spazio ai papà. Hanno raccontato, disegnato, collaborato.


Abbiamo fatto merenda, giocato, sudato.


Poi, grazie a questo libro, abbiamo pensato ai papà. E abbiamo composto.

Uno: papà urlo. (Quella a destra sono io che lo chiamo)

Due: papà urlo (a sin.) e papà basket (a dx)

giovedì 15 marzo 2012

TRE ovvero QUELLO TRA DUE

Scusate. Ma mi sento in colpa perché oggi mi sono infilata nel primo negozio di giocattoli e gli ho preso il primo gioco che mi sembrava meno stupido degli altri.
Mi sento anche in colpa perché mi sono infilata nella prima pasticceria a comprare la torta, perché ci teneva...  io non sono riuscita a farla: "Io due anni. Torta mia".
L'ho lasciato da una nonna stamattina perché ero a scuola e dall'altra nonna questo pomeriggio perché avevo il doppio turno di basket.
Quello che mi salva da tutti questi innumerevoli sensi di colpa nei suoi confronti è che ha due colonne di fianco.


Lo sorreggono, lo aiutano. Sì, a volte lo spingono e lo sgridano. Ma lui quando li vede li abbraccia.
Oggi compie due anni. 
Gli piace la televisione ("Uno solo. Poco poco!"), 
gli piace leggere ("Quetta mela, quetta pela, quetta agola...."), 
gli piace rompere le cose ("Ohhhhhh, caduto!"), 
gli piace dormire nel lettone ("NOOOOO! Lettino noooo!!! Chifooooooo...."), 
non gli piacciono più gli spinaci ("Bleaaaa!"), 
gli piace di più la mamma del papà ("Come mi chiamo io?" - "Mamma!" - "E lui come si chiama?" - "K!!"),
ha capito quando è bello stare piccoli ("Uno e Due (s)cuola, io casaaaaa!!!"),
e quando diventare grandi ("Taglia io!! Taglia ioooo!", "Amore, la bistecca la taglio io!" , "Io grandi!!").


 Auguri, piccolo patello.


martedì 13 marzo 2012

LANCIO DEL ROVINARSI CRESCENDO DAY ovvero LA STRANA FAMIGLIA

Un po' di tempo fa... un bel po' di tempo fa, un tipo ha commentato un mio post. Come spesso mi succede sono andata a curiosare a casa sua e quel posticino lì mi piaceva proprio.
Cosa aveva di così bello? Non so. Trovavo e trovo una certa assonanza nei suoi pezzi. Mi sembrava riflettesse molto un'anima bella quel blog, e così ho cominciato seriamente a seguirlo.
Dopo poco lui ha lanciato un gioco. Pubblicare una propria foto da bambini in un preciso giorno. E l'ha chiamato Rovinarsi Crescendo Day.
Beh, io già impazzivo per il blog, poi con quel titolo... manco a dirlo, ho partecipato... e inoltre ho adottato il Rovinarsi Crescendo come etichetta, perché in quelle due parole si celava un mondo.

Ecco, oggi questa strana famiglia si riunisce, io la MammainVerde e lui, il Bimboverde, vi invitiamo a partecipare di nuovo al

ROVINARSI CRESCENDO DAY 2

Banner by Bimboverde
Le istruzioni sono semplici.
Domani 14 marzo (visto il successo facciamo entro il 15 MARZO!!) pubblicate una vostra foto da bambini. Quella che volete, quella che avete nel cassetto, quella di cui per caso avete fatto la scansione. Se avete voglia mettete il banner sotto. Se non avete un blog mandatemi una mail con la foto.
Non si vince niente. Non si guadagna niente. E' proprio come un gioco. E per gioco ci mettiamo la faccia...

lunedì 12 marzo 2012

I GRANDI NON CAPISCONO

Per una difficile questione che ora non vi sto a raccontare, noi venerdì sera siamo andati a vedere lo spettacolo di fine anno (sic!) della scuola primaria.

Era una formula già vista l'anno scorso, ma ciò nonostante, sempre emozionante.
Certo, vedere che tuo figlio è in seconda, non più il piccoletto più piccoletto degli altri, ma due dita più alto, già toglie un po' di emozione. E' così...


Poi è stato il turno delle rosse terze. La classe di A., un bimbo con una grande disabilità che non gli permette di parlare, ma che ha cantato coi compagni, grazie al suo alfabeto scritto e alzava dei cartelloni sulle parole della musica. E allora, proprio allora, mi sono emozionata tantissimo. Quella emozione lì, quella vera, quando il cuore batte fortissimo. E mentre guardavo A. felice cantare mi dicevo che questo è il plus della scuola pubblica, la sua forza, la sua magia mi viene da dire. 
Ma spesso, purtroppo, i grandi non capiscono...



(Anche quest'anno Sulutumana hanno accompagnato i bambini nel progetto. So che tra di voi ci sono grandi estimatori del genere, vero Melablu?)

venerdì 9 marzo 2012

DIARIO NOTTURNO

Per il Venerdì del Libro oggi, Homemademamma, vi parlo di:


Ennio Flaiano è sempre stato per me in primo luogo uno sceneggiatore tra i più bravi. Voi prendete uno qualsiasi dei capolavori di Fellini e vi ritroverete anche lui.
Il Diario notturno è molto spesso ritornato alla mia mente perché è stracitato da molti autori e dunque mi sono decisa.
Io non amo molto l'aforisma. Mi sembrano frasi buttate là in cui il desiderio di stupire con l'arguzia supera l'importanza del contenuto.
Quindi partivo scettica.
In realtà il libro raccoglie anno per anno (fine anni '40 e prima metà dei '50) dei diari. Ci sono racconti (ex: Lo Sbadiglio in cui un uomo continua a sbadigliare e la mascella si blocca sempre alla massima estensione...), ci sono taccuini di viaggio e sì, aforismi.
Perché è un libro che adesso ritengo imprescindibile?
Perché il suo approccio alle cose della vita è ironico.
Perché pur guardandolo da lontano, Flaiano adora la sua terra.
Perché si sofferma sulle relazioni, in modo così delicato e poetico.

Il suo racconto più bello secondo me e Gli indirizzi dove un signore cambia l'agenda degli indirizzi e comincia a riflettere su chi metterà e chi toglierà:

Altre persone adesso si scopre a considerarle come certi remoti paesi veduti nell'infanzia che non potrebbe, nemmeno se volesse, rivedere perché gliene mancherà il tempo e soprattutto perché non ricorda nemmeno dove sono. Eppure sono paesi importanti, tanto importanti che non ha mai smesso, si può dire, di abitarli.
E' un gioiello prezioso questo libro.

Cogliere l'incredibile nel gesto più solito, meravigliarsi sempre. Succede che la vita è piena di spettacoli non conformi alle nostre abitudini visive, spettacoli e forme che dovrebbero turbarci per la sconnessione col mondo circostante o per le allegorie che così hanno voluto disporli. Ma perdiamo forse tempo a notarli e a meravigliarcene? Se così fosse, ad ogni momento ci chiederemmo un perché, e forse niente e nessuno potrebbe risponderci.
(Qui le prime dieci righe.)

giovedì 8 marzo 2012

SUL METTERCI LA FACCIA o LE MANI o LE PAROLE o I SOGNI

Ieri sera, grazie a Francesca, ho conosciuto cinque donne, mi sono informata su cinque progetti, ho condiviso cinque tensioni, ho sorriso a cinque volti.
Questi.


Anna

Anna è polacca. C'entra questo, eccome. C'entra perché se no non potrei raccontarvi i suoi dolci.
Sono stratificati, alti, cremosi, ricchi.
Sono fatti con ingredienti genuini e non artificiali. Perché "la vaniglia è la vaniglia!".
Con l'aiuto di un foglietto scritto al computer dal figlio - perché parlare davanti a trenta persone non è facile, soprattutto in una lingua che non è la tua - ci ha narrato la sua passione. 
Cucinare dolci polacchi, "ma anche italiani".
Poterli vendere, magari aprire un sito per farli vedere.
Perché davvero vederli è magnifico anche solo per gli occhi.



Marcela

Anche in Cile Marcela insegnava yoga. 
Là il boom della disciplina è scoppiato dopo rispetto all'Italia, dove ormai la richiesta di istruttori si è normalizzata.
Lei porta lo yoga a casa.
Per i bambini, ma soprattutto per gli adolescenti che sono iperbombardati dagli stimoli, ipercinetici, che di fatto hanno già sul loro corpo e nella loro mente l'impronta dell'ansia e dello stress.
Oppure, dice, insegnava ai lavoratori nelle aziende.
Le aziende stesse offrivano questo servizio ai propri dipendenti oppure i lavoratori organizzavano dei gruppi.
Marcela vorrebbe poter continuare questo cammino...



Marta

Marta lavora per vivere e per mangiare. Ma non fa quello per cui si è formata: la naturopatia.
Ci racconta la sua formazione iniziata per curiosità personale e poi sfociata in vocazione.
Ma non è proprio così, dal caso, che nascono le occasioni migliori, mi dico?
Si è specializzata in riflessologia plantare e iridologia.
Narra della sostanziale differenza tra medicina tradizionale e medicina alternativa.
Ci parla di stati emotivi, ci spiega (evviva!!) come si estraggono i fiori di bach.
Narra di sottili interconnessioni e di sfumature.
Questo le piacerebbe fare,
curare, sfumando.



Gala

Gala è un'amica di lunga data. E' Russa. E corrisponde a tutti i miei personali luoghi comuni sull'essere russi. E' bellissima e coltissima. 
E' laureata in matematica astrofisica o chessò io.... sta di fatto che ha lavorato nelle stazioni satellitari Russe e i suoi genitori erano docenti universitari.
Poi, come ha raccontato, ha cambiato vita una volta
ritrovandosi a lavorare come impiegata.
E di nuovo, ora, è a una svolta.
Ha cresciuto da sola due "meravigliosi bambini" e ora deve trovare un nuovo lavoro.
In linea con i miei piccoli e scontati pensieri sul mondo russo, naturalmente lei suona benissimo
il violino, il pianoforte e la chitarra.
Ecco qual è il suo progetto. 
Insegnare ai bambini a suonare.



Katia

Katia ha scelto di farsi ritrarre così. E io rispetto la sua scelta. E vi regalo la sua voce, le parole che lei ha donato a noi ieri sera:
"La mia riflessione è nata da questa domanda: CHE CITTADINANZA HA OGGI IL SOGNO GIOVANILE CHE PRENDE FORMA NELL'IMPEGNO SOCIALE ED ANCHE POLITICO?
Nessuna. Il più delle volte quello che manca è addirittura il sogno,laddove c'è però...lo si controlla!
E poiché i sogni non si controllano , ho scelto di condividerlo, inserendolo in contenitore fatto di donne con storie autentiche e differenti.
Mi chiamo Katia, ho 37 anni e di professione faccio l'estetista (...). Arrivo da un'esperienza educativa nel campo della disabilità grave gravissima (...). Mi sento spesso ambivalente: l'educatrice e l'estetista, e spesso mi chiedo come due dimensioni apparentemente distanti , riescano a convivere tra di loro. Penso che entrambe siano orientate verso un unico obiettivo: il benessere, il prendersi cura dell'altro con metodi diversi. (...) Oggi lo faccio attraverso un massaggio, una pulizia viso, una ceretta, senza mai distaccarmi dall'altra dimensione che mi permette a partire dal sé corporeo a educare alla possibilità della bellezza come qualità sostanziale per l'essere e non mero abbellimento della forma."


L'anno scorso ho festeggiato così il mio otto marzo, partendo dalle donne che mi avevano formato.
Oggi lo voglio festeggiare con le donne che mi fanno sognare, con cui mi piacerebbe condividere un cammino, donne che ammiro per il coraggio e la determinazione.
Ho chiesto loro la foto perché quello è il segno di massima esposizione. Perché soprattutto nel mondo dei blog, così sterili di rimandi diretti, di foto esplicite, la loro foto lasciasse un'impronta. E l'imbarazzo è stato il mio sommato al loro nel mettersi più o meno in posa.  

Ringrazio anche Francesca che mi ha invitato e che ha organizzato l'evento. A volte la chiave di volta sta nella semplicità dello svolgimento.

Rilancio i progetti di Anna, Marcela, Marta, Gala e Katia. Chi abita a Como e provincia e fosse interessato mi mandi una mail che io non esiterò a girare alle dirette interessate.
Chi volesse allargare questa iniziativa e raccontare altri sogni e altri progetti è pregato di mostrarsi.


mercoledì 7 marzo 2012

SULLA POLITICA ovvero LA RICERCA DELLA FELICITA'

Questo è il manifesto da cui partire. E MelaBlu,  ElleDi e Maria, sono le artefici della scoperta, traduzione e diffusione dello stesso.


Questa è una settimana strana, dove la politica, anzi la Politica entra prepotente nei miei meandri, nella mia testa e nel mio cuore. 
Chi segue da un po' questa mia casetta virtuale sa benissimo che noi siamo dentro la politica fino al collo.
La politica in senso stretto e in senso lato.
Questo manifesto l'ho condiviso con il K. che non l'ha ancora studiato per benino ma che me l'ha fatto salvare sul suo desktop. E non è poco. Tipo che solo pochi eletti .doc raggiungono un tale ambito posto.
Nella sua veloce lettura e cercando di capire se potessimo in qualche modo usarlo per l'imminente campagna elettorale, ma ha detto che no, è troppo difficile, è per pochi, bisogna estrapolare.



Sì, è vero. E' un po' difficile, ma è giusto che sia così. Perché la realtà è complessa e difficile e ridurla ma al contempo comprenderla è davvero un ardito compito.
E se poi include il concetto di felicità, beh, allora tutto diventa esponenzialmente più arduo.
K. ci perde la testa. E gli sta dedicando ogni minuto del suo tempo libero, anche a scapito della sua famiglia. Io sono arrivata addirittura a sognare una vita più ritirata per lui e per noi...
Ma niente. La sua biblioteca esplode alla ricerca di una risposta definitiva che con molte probabilità non arriverà mai.


Poi un giorno torna da un liceo dove aveva fatto un intervento nelle classi e mi racconta.
Prima di andare aveva portato l'Uno a scuola materna. E una maestra lo informa di un fatto che poi lui ha raccontato in classe.
Le maestre hanno chiesto ai bambini dove vanno a fare la spesa. Ipercoop!! Bennet!! Esselunga!!
L'Uno ha alzato la mano e ha detto che lui va al Mangianatura con la mamma (gli altri due non erano nati). A piedi, o col triciclo, una volta anche col trattore. Dice loro che nel negozio ci sono tre amiche a vendere e che il latte è segnato con il suo nome.
Il K. ha detto ai diciottenni che lui parla e spiega le anomalie economiche, le irrazionalità del sistema occidentale, ma poi davanti a questi eventi diventa inerme, perché pensa che il fare sia più importante del parlare. Che da lì passa il senso di comunità, il senso dell'agire pratico, il senso (autentico) del decentramento, in sostanza, da lì passa la felicità.


A me ha lusingato molto. Perché come madre, molte volte mi fermo e mi chiedo: servirà? E alla fine della storia siamo noi a piangere e rifornirci di benzina allo stesso tempo.
Io penso che le parole siano importanti e che il suo lavoro serva.
Diciamo che ci siamo divisi i compiti: a lui pertiene la polis e a me la felicità e davvero questo mestiere non mi dispiace. 

martedì 6 marzo 2012

IL NINO ovvero SULL'INTRANSIGENZA

Non ho chiesto il permesso.
Di solito lo faccio. E' giusto.
Ma questa volta non ne ho avuto il coraggio.
Mi nascondo dietro questo blog semi-anonimo per difendermi e per narrare del mio magma. Stasera più che mai.

"Le interiora al gatto
e l'anima
al gelso di Pietro"

Ci sono delle persone che si incrociano nella vita e che segnano. A volte loro malgrado.
Esistono delle personalità forti, prorompenti o forse semplicemente sfaccettate e piene che fanno aderire lo sguardo.
Ecco. Nino è una di quelle. E' il papà di un nostro amico. Una di quelle amicizie che stanno lì, scattano avanti per un po', poi si fermano mantenendo la brace calda e di nuovo si infiammano. Quelle amicizie che la mattina "Ciao!", "Ehi ciao!" e poi si torna con la testa rivolta all'asfalto a camminare veloci verso le proprie macchine e la propria vita che ha mangiato parte di quello che fu.
Nino io l'ho sempre visto a casa sua, nel suo giardino. Pochissime volte l'ho visto fuori. Il K. lo vedeva sempre in consiglio comunale, perché lui, il Nino, cascasse il mondo, ci andava a sentirlo questo benedetto consiglio. E si incazzava spesso. Spesso a ragione, spesso per eccesso di intransigenza.
Un passionario lo si può definire. Un legnamee comunista. Che qui in Brianza è come dire una bestemmia. E' come se lui fosse stato l'esempio vivente della possibilità di fusione tra olio e aceto.

Ci sono delle persone che si incrociano nella vita e che ti formano. Plasmano dentro di te un vissuto.
Grazie al K. ho conosciuto molte persone di questo spessore e il Nino era una di queste. Un fuoco che ha contribuito a modellare la nostra coscienza civile. Ecco il Nino a noi cosa ha donato.
Con il suo battersi senza fronzoli, con l'attenzione per la città in cui viveva, con quell'incazzarsi per molto e per poco. Intransigente.

Un gigante. Alto e grosso. Quando parlava ti guardava e muoveva le mani consumate. Affiancato da una donna magra che ricordo solo sorridente e che tentava amorevolmente di contenere l'uomo della sua vita.

Il Nino oggi riposava. L'ultimo saluto appoggiato sul suo banco da lavoro. La bandiera della Pace a sfiorargli le gambe.
Il Nino se n'è andato alle quattro di notte, come ci ha annunciato un amico prima di leggere queste parole:

LE QUATTRO DEL MATTINO
di W. Szymborska

Ora dalla notte al giorno.
Ora da un fianco all'altro.
Ora per i trentenni.

Ora rassettata per il canto dei galli.
Ora in cui la terra ci rinnega.
Ora in cui il vento soffia dalle stelle spente.
Ora del chissà-se-resterà-qualcosa-di-noi.

Ora vuota.
Sorda, vana.
Fondo di ogni altra ora.
Nessuno sta bene alle quattro del mattino.
Se le formiche stanno bene alle quattro del mattino
- le nostre congratulazioni. E che arrivino le cinque,
se dobbiamo vivere ancora.

Se voi capitaste per caso nella mia città e vedeste una casa con un immenso giardino. Se questa casa fosse antica e placida, se avesse gli infissi di legno marrone rifatti spesso e ora solo un poco scrostati. Se avesse una bottega che la sostiene e la accende. Se avesse dei grandi vasi di terracotta attorno.
E se questa casa avesse un giardino che la accoglie e se questo giardino fosse fatto di prato e di betulle e di palme e di cedri enormi. Se fosse un vero giardino, quello dove si gioca e ci si perde. E se questa casa con questo immenso giardino fosse proprio lì, quasi nel centro di questa grigia e stanca città, allora con molta probabilità avreste trovato la casa di Giacomo, detto il Nino.


(Un signore con la fisarmonica davanti al Nino oggi suonava così...)

lunedì 5 marzo 2012

IL MUSEO DI STORIA NATURALE ovvero SUGLI ANIMALI

Premesso che sono stata scollegata causa Fastweb. E dunque ho perso pezzi, leggo solo ora storie, ho perso commenti....
Ma a parte questo... continuo a stare. Perdura la situazione e questo mi rende serena.

Venerdì pomeriggio i quasi ventidue gradi ci hanno portato dalle nostre vicine di casa, le capre.


Poi un saluto ai cavalli e infine agli asini.
Ecco, appunto. Gli asini. Mai nome più appropriato no?
A parte che a me tutta sta poesia sugli asini proprio.... Cioè sono stupidi no? Sì sono metafora di semplicità, di povertà anche. Ma che cavolo... mi hanno giocato un brutto scherzo.
Mentre io ero tranquillamente seduta a bermi il sole e i duedue erano appunto dagli asini, sento un urlo straziante.
Ommamma!!! Questo è il Due, sì, lo so è lui che urla! Lui gli ha dato da mangiare e l'asino gli ha preso il braccio, ommamma devo correre... e l'urlo acuto continuava a me sembravano minuti ma erano secondi, pochi pochissimi. Quelli che occorrono a una persona per scattare, scivolare da una rivetta e schiantarsi planando sulla ghiaietta. Rialzarsi e vedere due bambini con gli occhi sbarrati che ti osservano. I tuoi figli.
"Mamma quanto sangue". Le mie mani!!!!
"Ti porto io lo zaino mamma"
"Ma perché hai fatto così?"
Che fare? Dire loro del maledetto asino, ingiuriarlo perché non è così che si raglia, perché io vengo comunque dal centro eccheccavolo.
Sì, dire tutto.
Nonono bambini. Tutto a posto!
Ma quanto cavolo fanno male le abrasioni da ghiaietto???


Non vi faccio vedere i palmi delle mani perché sono un po' bruttini da vedere...

Ma tant'è... siamo andati a vedere gli animali da quando sono nati fino a ora al Museo di Storia Naturale di Milano.
Abbiamo visto ossa e ossicini, minerali, dinosauri....


E poi animali imbalsamati, di tutti i tipi. Tanti, tantissimi, anche l'asino. E non diceva la targhetta che raglia come il mio secondo figlio, ma me lo sono fatto andar bene lo stesso.
E' stato divertente e le ricostruzioni sono ottime. Mi ricordavo un museo impolverato, con le ragnatele tra le corna e invece è tutt'altro.

Guardare gli animali da vicino e conoscerli bene. Questo il mio prossimo passo.






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