lunedì 8 agosto 2011

SGUARDI DI CUORE ovvero SULL'INTIMITÀ

Ho pensato per anni che il cinema fosse il mio strumento. Mi sono laureata in storia del cinema, ho seguito master in produzione televisiva, ho fatto corsi su teoria e pratica del documentario. Ho sempre pensato che l'occhio fosse il mio motore.
Quando riflettevo su questo, pensavo anche che molti sguardi dal cinema non erano descritti. Tipo quelli della vicinanza. Quelli della fisicità nel suo aspetto più ampio e seduttivo. Quelli del fiato sulla pelle. Quelli del contatto.


L'essere genitori regala tanto sguardi così. E' un mondo fatto di carezze, di respiri, di vicinanze. 
A me accade spesso, soprattutto ultimamente con Gnomo Due. L'Uno è troppo impegnato a essere un bambino grande, il Tre è troppo impegnato a imparare cose nuove. Mi rimane il Due, che ogni tanto si avvicina, mi dice: "Mi prendi in braccio?". E io mi accomodo. E lui si accascia su di me.


Stiamo così per un po' di minuti e io me lo studio. Cerco di imprimere in me quei tagli di sguardo, così diversi, così strani. Cerco di fermare quel respiro calmo e profondo. Abbasso le difese, mi rilasso e ascolto.


E mentre sono lì mi dico anche che non c'è nulla di più intimo di quella vicinanza. L'intimità con una persona non si esaurisce nella nudità o nella parola. E' soprattutto questo contatto che rende un rapporto intimo, sia esso una carezza, un abbraccio, un bacio o un corpo abbandonato sull'altro nel sonno.
Grazie Gnomo Due che mi regali tanti momenti così, che ti accasci e ti raggomitoli su di me.


Oggi è il tuo compleanno. "Quanti ne compio mamma, così?". "Sì così.". Sì, così.
Abbiamo festeggiato nel tuo paradiso, coi tuoi amici. 
Sono bastate poche caprette.


E una collinetta erbosa dove rotolare. 


Col sacco o senza. Il bello era l'ebbrezza della vertigine che si ha quando si scende e quando, ubriachi, ci si rialza.

E' il nostro periodo, tenero BDGO e me lo tengo stretto.
Auguri.

giovedì 4 agosto 2011

DA CASETTA o DA LAVORO? CHE BAMBINO AVETE?

Quando Gnomo Uno aveva due anni e aveva il privilegio di essere figlio unico, io e K. ci concentravamo molto sulla sua osservazione in contesti diversi da quello casalingo. E' sempre stato un bambino faccia di bronzo. A due anni e mezzo, in montagna, aveva visto una motoslitta e voleva assolutamente salirci. Io, un po' spazientita gli ho risposto di andare dal proprietario e chiedere. Lui è andato. Ha chiesto a un signore lì vicino alla moto. Il signore si è allontanato mentre Uno diligentemente aspettava. E' uscito un carabiniere, era la moto dell'arma... Ha preso Uno, l'ha messo sulla motoslitta, hanno fatto un giro di 30 secondi. L'ha riposato giù e l'Uno impassibile è tornato da me: "E' stato molto bello mamma".


Al mare a due anni, l'Uno era sempre nella casetta plasticona adagiata sulla sabbia a giocare. Faceva molti bagni, sì. Ma poi... secchiello? No! Paletta? Ma và! Casetta. Si rintanava e cominciava a costruire la banda della casetta, con il suo discorso veloce riuniva bambini e questi cominciavano a giocare e la base era quella.
Diventando grande, le sue tane sono cambiate. Quest'anno il suo mondo era nella duna. Si trovava con gli amici, costruiva capanne con i rami trasportati dal fiume, staccava foglie per far finta di mangiare, sistemava gli alberi in modo da creare l'ombra. Da mattina a sera. Di nuovo una banda. La banda della Duna.


Gnomo Due, l'Homo Faber, è un Costruttore. Fin da piccolissimo ha adorato la spiaggia perché aveva così a disposizione un elemento dalle mille possibilità costruttive. Delle cose con la sabbia asciutta, altre con quella bagnata-media e altra ancora con quella bagnatissima. Milla variabili: sabbia + acqua. Sabbia + legnetti. Sabbia + conchiglie.....
Prendete il Due dategli un secchiello e una paletta. Prendete la Recherche di Proust e leggetela. Tutta, tanto lui non vi disturberà.


Ogni tanto il Due va nella Banda delle Dune. Ma per lui il gioco di ruolo va bene per un quarto d'ora, poi va in fibrillazione. E torna a lavorare. Lui è il Bambino Costruttore che si trova molto bene con altri Bambini Costruttori. I loro non sono discorsi come quelli delle Dune tipo: quanti anni hai? Che sport fai? 
Loro parlano solo per problematiche tecniche: ma il ponte regge? Vai a prendere l'acqua! Se facciamo una strada che arriva da là?
Poi arriva il mare, mangia tutto. Loro si salutano e vanno in campeggio.



E il Tre? Non so. E' troppo piccolo. Per ora passa il tempo cercando di affogare in mare, visto che si butta a capofitto nell'acqua. Farà parte di una terza categoria? Il Bambino dell'Acqua? Il Bambino delle Alghe fra i Capelli? Il Bambino Pesce? Il Bambino Mani Cotte? 
Per ora sta lì, sul bagnasciuga. Si mangia un po' di sabbia. Si sporca le mani, le lava, poi le risporca, poi le rilava. Felice.

lunedì 1 agosto 2011

AUGURI, MAMMA.

Nonostante sia tornata, il ritmo estivo mi blocca. O meglio. Non ho più voglia di correre, ho solo voglia di fermarmi. Seduta, magari anche a fare il punto croce per la bavaglina di Gnomo Due, per settembre. E questo è il perché sono tornata e sono subito sparita.
Oggi mia mamma compie gli anni.
Riflettevo così, tra me e me questo pomeriggio mentre ero sul terrazzo dei miei e guardavo i miei figli  giocare, dopo essere stati tutta mattina da lei. Pensavo che se non avessi avuto lei (e mia suocera, ma la storia è un po' diversa, ca va sans dire....) non avrei fatto tre figli.

Nonna con crema anti-cadute incorporata,
ovunque noi siamo, lei ce l'ha.

E' una lunga storia la nostra, dura da trentasei anni. Io sono la sua unica figlia femmina, ultima di tre per giunta, e per questo un po' la invidio. A dire il vero da figlia non è mica così semplice la questione, in fondo i suoi nodi al pettine sono un po' anche i miei mentre con i miei fratelli la questione è diversa. 
Com'è mia mamma?
Un casino. No, nel senso che non basterebbe una sciatta paginetta per descriverla. 
Direi che la prima caratteristica è che non si ferma mai, è sempre in movimento, lei cammina. Muoversi, spostarsi da un posto all'altro la fa stare bene. E' inafferrabile. Le sue foto sono poche perché le odia, ma anche perché non riesci a beccarla ferma. Oppure se è ferma, tu sei stesa. 
E a braccetto con l'essere in movimento ci sta l'essere anima in pena. Lei mi ha regalato questo simpatico gene, l'essere anima in pena e il vivere male la stasi. Certo, nel passaggio da lei a me il piccolo gene deve aver perso un po' di verve, perché io comunque sto più al mio posto...

Nonna camminatrice. Al mare? A piedi! Magari nel paese vicino: 6 km.
E se è riuscita con Gnomo Due...

Io gongolo un po' di avere una mamma così, perché in fondo mi piace. Il lavoro non la scoraggia. Da quando andava a prendere legna con la carriola all'età di Gnomo Uno, fino a ora, quando le lascio tutti i pargoli e lei organizza una gita con due bici + passeggino a chilometri di distanza da casa. 
Non ha avuto una vita facile, però mi dico, c'è stato qualcuno nato a ridosso della seconda guerra mondiale che abbia avuto vita facile? L'ambulanza le ricorda le sirene di guerra. Si è fatta Roma-Milano a quattro anni sotto un bombardamento.
Ehi. Non ha un carattere facile. Con orgoglio guarda il Due e gli dice che loro sono del segno del leone e sì, ruggiscono, ma non so perché della famiglia sono quelli ai quali guardo con più tenerezza. 
Quando ero piccola lei lavorava molto. Ho sentito la sua mancanza? Sì. Si può dire che i miei ricordi d'infanzia siano legati molto a mia nonna. Ricordo il giorno in cui si è dimenticata di venirmi a prendere all'asilo. Io con le suore, seduta, in silenzio, con la valigetta in mano. Ho sofferto e per anni quell'episodio è stato il mio vessillo contro di lei. Per tutta l'adolescenza. Ci siamo scontrate. Tanto.
Un amico quando è nato l'Uno mi ha detto: ricorda, le età dei figli si sviluppano a settenni. 0-7 anni: meravigliosi. 7-14: cominciano a essere poco simpatici. 14-21: tragedia internazionale. Dai 21 ricomincia la quiete. Il mio percorso è stato quello.
Adesso, quando mi capita di guardare l'orologio e di accorgermi di essere in ritardo per la scuola materna, la comprendo. E' inutile, diventare genitori, ti fa smettere di essere figlio. 

Avere mia mamma tra i piedi a me tranquillizza. Perché molte cose, negli ultimi anni, le ho passate indenni grazie a lei. In primo luogo quel capovolgimento totale che è l'avere dei bambini. Con la nascita di Uno io sono un po' andata a pezzi. Lo sapevo, lo sentivo, ma non riuscivo perfettamente a raccontarlo. E dunque mi sono adagiata su di lei. Uscivo la mattina di casa e andavo da lei fino a sera. Mi faceva dormire, mi dava da mangiare. Sono cose semplici. Sì, cavolo! Sono cose da mamma. Semplici.

Ma oggi, il giorno del suo compleanno, con lei un po' offesa perché il tempo è un nemico inesorabile, vorrei usare questa pagina per darle il regalo che oggi non le ho fatto. 

Non ricordo precisamente l'anno. Io avevo circa 15-16 anni. Era luglio. Avevamo la Fiat Tipo grigia. Lei mi ha preso. Abbiamo caricato una valigia leggera. E siamo partite. Dove andiamo? Ci diciamo. In toscana. E dove se no. Dove madre e figlia in fuga a luglio possono andare? 
Ricordo ogni attimo di quei quattro giorni meravigliosi. Ricordo i ristoranti dove pranzavamo, sotto i pergolati, con i vigneti ai nostri piedi. Ricordo le colazioni con le torte. Ricordo che avevamo sempre il tettino della macchina aperto. Ricordo i vestiti, gli odori e la sensazione così decisa di non voler fermare la macchina, di continuare a viaggiare fino alla fine dell'Italia. Quello è stato  un passaggio, l'inizio di un riavvicinamento. Il momento perfetto di fusione di intenti e di sentimenti.

Come da manuale nei rapporti tra madre e figlia. Come abbiamo rimesso piede nella nostra brianza, non abbiamo mai riparlato di quel viaggio. Ne son successe di cose dopo. Tante, tantissime. Abbiamo di nuovo litigato, di nuovo ci siamo allontanate per poi ritrovarci. Ma quei quattro giorni sono spariti dai nostri discorsi, dalle nostre parole. 
Perché i figli, adesso lo so, sanno bene dove colpirti. E l'episodio dell'asilo è ancora lì, dentro di me. Ma basta che io apra quell'altra porta e noi siamo lì, io e lei. Felici. Sì, felici. Cavolo, non è sempre così semplice, vero mamma?

martedì 26 luglio 2011

NOI E IL CAMPER

Noi NON siamo fatti per il camper perché non puliamo la stuoietta sotto la veranda ogni due-tre ore.
Noi NON siamo fatti per il camper perché fino a poco tempo fa, non avevamo una veranda.
Noi NON siamo fatti per il camper perché io cucinare in camper con 35 gradi all'ombra non ce la posso fare, e il fornellino esterno, non l'abbiamo.


Noi NON siamo fatti per il camper perché abbiamo due tavoli, di diversa altezza.
Noi NON siamo fatti per il camper perché abbiamo quattro sedie diverse, rotte, instabili, ma soprattutto molto ma molto basse (per intenderci, i bambini sbattono il mento sul tavolo...).
Noi NON siamo fatti per il camper perché non abbiamo la luce ultraled che illumina a giorno la piazzola, ma abbiamo la luce a incandescenza del camper che illumina a malapena la parete esterna e tutti stiamo spiaccicati a ridosso di quella stessa parete per leggere o giocare a carte. E non è un bello spettacolo.



Noi NON siamo fatti per il camper perché i nostri fili stesi per far asciugare i costumi e gli accappatoi partono belli dritti e tirati e finiscono, dopo pochi giorni, a 10 cm dal terreno.
Noi NON siamo fatti per il camper perché come lo mettiamo in piazzola, così rimane. La bolla? Cos'è? I piedini?! Roba da vecchi!! Noi ci adattiamo alla sua pendenza: pende a sinistra? Testa a destra! Semplice. Ogni tanto qualche bambino cade nel corridoio, ma si fa le ossa.  


Noi NON siamo fatti per il camper, perché partiamo che ognuno ha il suo scompartimento per i vestiti e finiamo che per trovare una canottiera devo ricordarmi l'ultima volta dove l'avevo vista....
Noi NON siamo fatti per il camper perché in camper si entra con i piedi puliti, almeno dalla sabbia. E io ogni sera dovevo sbattere le lenzuola piene di sabbia....
Noi NON siamo fatti per il camper perché non controlliamo il gas. Quindi piazziamo, montiamo tutto, sudiamo poi ci rilassiamo, ci diciamo ehi facciamoci un caffé, ci accorgiamo che il gas è finito, allora rismontiamo, rimpacchettiamo tutto, riprendiamo il camper e usciamo dal campeggio per fare gas.


Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace vivere fuori e non dentro.
Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace essere liberi di fermarci anche senza orpelli (tipo le sedie aggiustate).
Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace chiuderci dentro al camper con la tuta quando piove.
Noi SIAMO fatti per il camper perché quando piove è bello il rumore che si sente dentro un camper.



Noi SIAMO fatti per il camper perché la bici diventa essenziale per gli spostamenti minimi (ma anche massimi).
Noi SIAMO fatti per il camper perché la colazione in campeggio è quanto di più bello ci sia al mondo, con il profumo del caffè che si spande per la pineta.
Noi SIAMO fatti per il camper perché: sì, bambini, andate, ci vediamo tra un paio d'ore.


Noi SIAMO fatti per il camper perché ci piace tentare di giocare a carte mentre si viaggia.
Noi SIAMO fatti per il camper perché ci scappa sempre la pipì in viaggio.
Noi SIAMO fatti per il camper perché i ricci si incastrano nella stuoietta (che non è stata pulita da più di sei ore) e dobbiamo salvarli.
Noi SIAMO fatti per il camper perché sfido chiunque a trovare un bambino che non sia fatto per il camper o per la roulotte o per la tenda o per qualsiasi cosa vogliate inventare e che abbia un vago aspetto di nido....

venerdì 8 luglio 2011

PER FUTILI MOTIVI

Paola, erano anni. Davvero anni. Non tenevo un libro in borsa con me da tantissimo tempo. E' successo con questo libro, che ancora ho qui con me. Me lo spulcio quando sono in coda in auto, quando sono dal dottore, quando aspetto i bambini fuori dalla scuola.

VERBALE SCRITTO
di Bruno Munari 
- Corraini Ed. - 


PER FUTILI MOTIVI
In primavera, quando l'aria è leggera e la
terra morbida, è bello scendere a vie di
fatti per futili motivi. C'è che per futili
motivi abbandona il tetto coniugale, che si
butta dal decimo piano al nono, che scrive
poesie, chi infine suona al piano un futile
motivo.
Del resto, quella che per voi è una cosa
di nessuna importanza per me invece ha
un grande valore. Questo lo avrete notato
specialmente nel campo dell'arte: voi
avrete comprato un quadro per centomila
lire, io, lo stesso quadro non lo vorrei
neanche dietro compenso. Così nascono
collezioni d'arte per futili motivi. Per
voi è importantissima questa discussione
che state sostenendo sulla vostra favorita 
squadra di calcio, mentre per un astronomo
no. Però dobbiamo confessare che la
parola "futile" porta con sé un grande
fascino, è una di quelle parole per le quali
si commettono follie, immaginate una
bellissima donna che vi dica al tramonto:
"Caro, prendimi per futili motivi".
Era quasi la fine della primavera, già il
sole cominciava a scottare anche dopo il 
tramonto si sentiva il suo calore sul marmo
della panchina del viale.

I grandi artisti e le grandi persone, in effetti, sono quelle che per futili motivi rivoluzionano la realtà. I bambini agiscono quasi solo per futili motivi. Il gioco è un futile motivo, per molti.
E Munari ha fatto del gioco la sua missione. Non ha mai smesso di giocare e giocando ha creato, rivoluzionato, dato peso a ciò che non l'aveva, semplicemente perché il mondo adulto non l'aveva considerato più rilevante.
Compratelo questo libro. Davvero. E' la prima volta che lo scrivo in modo così netto. E' un libro pregno di fantastici futili motivi e futili pensieri che aiutano a vivere meglio. E più intensamente.

Per futili motivi chiudo il blog momentaneamente. Per 15 giorni. Per futili motivi ci ritiriamo col camper in un campeggio e giochiamo un po'. Torneremo con molte cose, ve lo prometto. Nuovi giochi, sabbia tra le dita dei piedi, conchiglie nere (no, non sono cozze!), polpette di mare, gusci di pinoli....
Per fare in modo che non accada ciò che predice Munari, per non mettere i nani nel giardino (nemmeno quelli di Starck!!!!):

(...)
Poi si diventa adulti, si entra nella
"società", uno alla volta si schiudono i
recettori sensoriali, non impariamo quasi
più niente, usiamo solo la ragione e la 
parola e ci domandiamo: quanto costa? a
cosa serve? quanto mi rende?
E poi, diventati ricchi, ci si fa costruire
una bella villa al lago e, come ricordo di
una infanzia felice e perduta per sempre, si 
fanno mettere in giardino la serie completa
dei nanetti e Biancaneve in cemento
colorato.

giovedì 7 luglio 2011

IL GIOCO DELLA SOGLIOLA ovvero NASCONDINO ALL'INCONTRARIO

Domani è l'ultimo giorno del centro estivo dell'Uno. Che dire? S'è divertito. Nooooooo. Divertito non rende. Ci vuole una parola nuova per coniare l'entusiasmo, la felicità con cui si recava a scuola. Sì. Sempre nella sua scuola. Ho qui tra le mani il questionario di verifica e devo dosare bene i miei "ottimo", "superlativo", "strafelice". Se no sembra che non mi sono applicata.
In onore del successo del centro, vi descrivo un gioco che Gnomo Uno ha imparato e che mi ha descritto come il gioco più bello del mondo. Attenzione. Più di nascondino classico.

ISTRUZIONI
GIOCO DELLA SOGLIOLA

Strumenti necessari
Un bel gruppetto di bambini, diciamo più di tre.

Svolgimento
Un bambino è la sogliola. Gli altri in gruppo contano fino a trenta e poi cominciano a cercare la sogliola che nel frattempo si è nascosta. Naturalmente non la devono cercare in gruppo, ma spargendosi nel mare.... Quando qualcuno trova la sogliola, diventa sogliola anche lui e si nasconde insieme. E così man mano il gruppo aumenta. L'ultimo che vaga ancora a cercare perde e nel turno successivo fa la sogliola.

Io li avrei voluti vedere. Avrei voluto essere lì, mentre tutti e 20 si nascondevano dietro l'albero o sotto il cespuglio o rasente il muro. Volevo esserci. Fotografarli. Spiare le risate soffocate. Uffa. 

mercoledì 6 luglio 2011

IL BUIO IN SALA DELL'ESTATE ovvero LA POLITICA NON VA IN VACANZA

Gentili mamme F&C, d'estate i film al cinema non sono proprio il massimo (distraete i bambini, portateli a mangiare il gelato e non a vedere Cars 2!!). Della tv non ne parliamo. Su Sky le serie tv doc son finite. Niente. Al massimo un Da Da Da per il dopo tg. Tutto Totò. E i Jefferson.
Per questo, ma non solo, mi sono fatta il pieno durante queste sere di Current.
Ecco il mio buio in sala, un po' da nicchia, mi perdonerete. E anche un po' politico.

CURRENT 


In primis: Vanguard Brasile. In vista dei campionati di calcio sudamericani, il canale dedica dei doc su quel paese. Sono tutti interessanti, si parla di favelas, di politica, di trans, di carceri. Ogni puntata è un'occasione per approfondire e per mettere da parte un po' di (in)sano pregiudizio.
Poi ci sono questi doc sui rapporti tra il Vaticano e i temi più scottanti: pedofilia, gay, denaro, ecc.
Poi c'è Travaglio, poi.....
E' da vedere. Almeno capitarci.
Questo è il sito dove andare a sbirciare qualche puntata.
Poi. Poi c'è la questione politica, come dicono a current. O economica, come dicono a Sky. 
Lo so, lo so. E' luglio. L'anno (quello vero, quello scolastico) è finito e uno non ha né la voglia né il tempo per impegnarsi. Però chiuderanno current tv a fine mese. 
Tutta la querelle la trovate in quest'altro sito. Se avete voglia, fate un giro anche lì e leggete, fatevene un'idea. E vi dico di più, leggete anche la controparte qui, che di par condicio tutti si riempiono la bocca ma poi pochi la applicano davvero.
A me dispiace se chiudono current e non solo perché il resto della tv non esiste. Mi spiace perché il documentario è una forma d'arte e perché a volte, purtroppo o per fortuna, la realtà supera la fantasia e pochi se ne accorgono.

PS: Noi, abituati a mister B. forse non ce ne rendiamo molto conto, perché tutto il mondo al confronto ci sembra più "liberale". Ma Murdoch (proprietario di Sky) negli Stati Uniti è considerato più a destra della destra...

lunedì 4 luglio 2011

IL LAGO-MONTAGNA ovvero A ME LE MUCCHE FANNO PAURA...

Ecco, Stima. Il post veloce. Quello tra lo stiro e la lavastoviglie. Però sentito sentito....

Ecco, se abiti vicino al lago di Como... puoi anche andare in montagna.

... e trovare una famiglia di mucche sotto l'albero.

Dei saltamartini.

Essere legnamee ha i suoi pregi: il furgone della ditta come panchina gelato.

Lui l'abbiamo lasciato sul marciapiede. Perché il legnamee odia il furgone macchiato di gelato alla panna!

giovedì 30 giugno 2011

IL GIOCO DEL "MIRA LA BOTTIGLIA" ovvero BOWLING DA SPIAGGIA

Il gioco di oggi è proprio estivo. Nemmeno primaverile, no! Estivo.
Non è solo un gioco senza giochi, è anche un gioco da fabbricone.
Ogni estate della mia infanzia la associo a lui. No, non è nemmeno quel gioco della palla da rugby arancione di plastica dura che percorreva un filo spinta dal movimento apri-chiudi della braccia, tanto in voga nei primi anni ottanta. E' un gioco da spiaggia, ma che io ho fatto ovunque.
Chissà se qualcuno di voi ci ha giocato. Non ne vedo tanti di bambini che lo fanno oggi...

ISTRUZIONI
MIRA LA BOTTIGLIA

Strumenti necessari
Due bottiglie di plastica piene d'acqua
Una palla
Due (o più) giocatori

Svolgimento
I giocatori si dispongono uno di fronte all'altro, a circa 20 passi di distanza e poi pongono la loro bottiglia piena d'acqua ai loro piedi. Il più piccolo d'età ha il primo possesso di palla. Deve lanciarla addosso alla bottiglia dell'altro. Un tiro a testa, poi la palla passa all'avversario. Quando il giocatore prende la bottiglia dell'avversario, questo deve PRIMA riprendere la palla e POI tirare in piedi la bottiglia, che ne frattempo perde acqua. Perde che rimane con la bottiglia vuota. 

Suggerimenti
Si può giocare il cerchio, in più d'uno.
Per bambini molto piccoli, bastano due passi di distanza.
La spiaggia è l'ideale (ai tempi di Noè ci giocavo con le bottiglie di vetro che sulla spiaggia non si rompevano), ma anche il cortile infuocato con la piscina da svuotare, il bordo del fiume, ecc. Basta che l'acqua non si sprechi, ma sia un modo simpatico per riciclarla.

Attenzione, attenzione!
Abbigliamento idoneo: ci si bagna, ovviamente.
Verso la fine, l'acqua non esce più a fiotti, ma è il colpo della palla che la fa uscire. E' quindi possibile indicare sulla bottiglia  una soglia minima sotto la quale si perde.
Occhio ai vicini d'ombrellone, perché a volte la bottiglia spara via per metri e metri.
Le varianti possono essere infinite.... tante bottiglie, tipo bowling per l'avversario, tre colpi a testa e chi perde più acqua vince (acqua misurata nel secchiello). Questa per dirne solo una....



mercoledì 29 giugno 2011

MODERN FAMILY ovvero IL SERIAL DA STUDIARE

Care nate, è ufficiale no? Il caldo umido appiccicoso è arrivato anche qui in Brianza, dunque è estate. E d'estate, si sa, si cena più tardi, perché i bambini non ne vogliono sapere di salire dal cortile. E poi la cena, un po' di cortile di nuovo, la doccia e alle 22, finalmente, se il caldo lo concede, il meritato riposo. 
Ora, sebbene in questi ultimi mesi non mi addormenti mai prima di mezzanotte, quando alle dieci di sera mi siedo sul divano, guardo il K. e gli dico che no, un film non ce la posso fare, tanto tra poco vado a letto, magari una serie tv, magari una dove si ride...
Vale lo stesso come "Buio in sala", no?

MODERN FAMILY


Tre famiglie.
TRADIZIONALE: Mamma, papà, due sorelle, un fratello. In realtà la più fuori di testa, con due genitori ancora bambini e i cliché della sorella stupida, sorella intelligente e fratello stordito.
TRADIZIONALE VERSIONE DUE: Il papà anziano (nonché nonno dei tre fratelli sopra descritti), la bella giovane colombiana appena sposata, il figlio di lei (l'intellettuale di famiglia).
ATIPICA: Un papà (figlio del nonno sposato alla colombiana), un altro papà, una figlia. In realtà, la più normale.

E' girata tutta con la camera a spalla, con zoom improvvisi e movimenti eccessivi, come se fosse una presa diretta. E' montata velocemente, anche con forti ellissi e salti atipici. I protagonisti durante la puntata si rivolgono direttamente allo spettatore, come se fossero da uno psicanalista e il pubblico fosse l'unico elemento fermo e critico della loro vita.
E' spassosissima, divertente, fuori dal coro, politicamente scorretta, ma reale reale. Secondo me certe serie tv dovrebbero essere oggetto di studio a scuola.

Questa scena rende l'idea:


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