venerdì 2 maggio 2014

IL FAZZOLETTO BIANCO di V. Boldis

Venerdì del libro di homemademamma.

E' stato un anno scolastico intenso di storie. Ne ho lette tantissime, ai miei tre gnomi, nelle scuole, nelle biblioteche. Un po' grazie all'assodata amicizia col Tommaso, un po' perché i bambini crescono e le mamme imbiancano e leggono un poco di più.

Quando leggo mi concentro sulla storia sì, ma in modo "professionale": scandire bene, intonare, far arrivare. E' raro che dei libri pur meravigliosi ed emozionanti, si facciamo sentire in me mentre leggo ad un pubblico.

Ma pochi giorni fa non ce l'ho fatta. L'ho letto in una mattina due volte, a bambini diversi e tutt'e due le volte, le parole mi si strozzavano in gola e faticavo.

Il libro è questo:

IL FAZZOLETTO BIANCO
di V. Boldis
illustrato da A. Toffolo



La storia è quella di un ragazzo nato in Transilvania, in Romania. Della sua vita semplice e dura. Di una mamma affettuosa e di un padre duro, "generale" con se stesso e con gli altri, come racconta il protagonista. Il bambino lavora, va a scuola e diventato più grande comincia a combinare dei guai. Il papà lo picchia. E lui scappa dagli amici. Solo quando la mamma stende dalla finestra un fazzoletto bianco, lui può tornare a casa, perché la rabbia per padre è svanita.
Un giorno il bambino diventato ragazzo decide di lasciare la sua terra e il padre ferito dalla rabbia e dalla tristezza gli ammonisce di non tornare più.
Passano due anni, ma la nostalgia vince sul protagonista che scrive una lettera alla madre chiedendo di essere accolto di nuovo e di stendere un fazzoletto bianco alla finestra.
Dopo un lungo viaggio il ragazzo arriva, decide di percorrere a piedi gli ultimi chilometri che lo separano da casa sua, ma camminando nota che la casa non c'è. Al suo posto ce n'è un'altra.

Non ve lo racconto il finale, perché è quello che fa piangere ed emozionare.
E' quello che fa aderire alla mia pelle la pelle di quella madre. E' quello anche che mi fa accelerare il cuore quando il ragazzo racconta:

"Man mano che mi avvicinavo, il cuore mi batteva sempre più forte. Speravo con tutta l'anima di trovare il fazzoletto bianco appeso alla finestra."


E' un libro dai tratti forti come l'illustrazione. Che ha la decisione del nero più nero, aggiunto al tentennamento delle linee spezzate, sottili.
Con molte descrizioni di spostamenti di cuore, di emozioni, e di speranze e di felicità.
E' un libro che racconta ai bambini benissimo il tema del Ritorno. Del ritorno di chi è partito e di chi è rimasto, mettendo la lente d'ingrandimento sul rapporto genitori-figli.

"Decisi di andare avanti comunque, per vedere, per capire... Mi misi a correre con il cuore in gola e quando finalmente arrivai vicino, capii tutto."


giovedì 30 gennaio 2014

DON GIOVANNI ovvero FILIPPO TIMI

Filippo Timi l'ho visto la prima volta al cinema in Come Dio comanda di G. Salvatores.
Mi aveva impressionato molto la sua interpretazione, in particolar modo mi aveva colpito la sua voce e la sua fisicità, forse anche a causa delle riprese molto ravvicinate di Salvatores, mi sembrava una roccia granitica questo padre.

Quando un attore mi incuriosisce così, non lo mollo facilmente.
L'ho visto in Vincere di M. Bellocchio e mi ha sempre più convinto.
A teatro non ero mai riuscita a vederlo, perché il Teatro Parenti a Milano era sempre strapieno e insomma non era cosa.

Quando un bel giorno la mia amica L. mi fa una proposta e io l'accetto e lei trova i biglietti e noi andiamo a vedere il Don Giovanni di e con Filippo Timi.


Naturalmente noi siamo brave ragazze e studiamo. La L. mi passa il libro di Timi Tutt'al più muoio, libro dal titolo meraviglioso, mapponazzo da 600 pagine, la sua vita. E di anni ne ha 40.
Bhe, in effetti non è stata propriamente una passeggiata questa sua vita, piena di problemi fisici (Timi balbetta, ma non in teatro,  e ha una malattia agli occhi che non gli permette di vedere le immagini nitide) non da poco, ma soprattutto colma di voglia di emergere, ma non di emergere sugli altri, da di emergere da se stesso.

Ecco, lo spettacolo è la stessa cosa.
Togliamoci subito di mezzo le cose che mi sono piaciute meno: di sicuro la seconda parte, quella del sentiero che porta alla morte del protagonista. è la meno interessante e perde un po' il ritmo. Ma tre ore di spettacolo vogliono fisiologicamente dei momenti di rallentamento.
Ma soprattutto mi pare che Timi ceda nei momenti che lui cuci come quelli più lirici o per lo meno più catartici.
Il Timi che mi piace rimane quello dell'emersione della passione per la vita, del piacere che provoca in noi spettatori nel vederlo così dentro quelle spoglie. Della voce profonda e rauca che segna il passo con un'energia fuori dal comune. Del piacere che ha nello sfoggiare quei costumi meravigliosi, dell'altalenanza tra sacro e profano in modo buffonesco.
Davvero passa sia nello spettacolo che nel libro il suo attaccamento feroce a questa vita che a volte vede come una maledizione, un amore folle e senza limiti, un amore sudato davvero.
Lui ha nella provocazione la sua energia vitale, che però perde peso, a mio parere, nel momento in cui Timi cerca di forgiarla in pensiero razionale. 
Timi è un corpo (senza vista), una voce (che balbetta) che già col solo esserci provocano reazioni, non ha bisogno di altro, non ha bisogno di spiegarcela troppo la fatica che ha fatto, perché ce l'ha disegnata su se stesso.

E poi, non so se a lui farà piacere, ma a me ieri sera è venuto in mente un altro uomo e un altro libro che sempre mi ha regalato L.:
Alfabeto Poli si intitola, dove Paolo Poli si racconta in brevi aneddoti. Me lo ricorda non solo perché Poli ha fatto del costume la metafora perfetta del suo teatro eccessivo, ma per l'atteggiamento:

Io do ancora scandalo. A ottant'anni suonati! Il vescovo di Barletta (...) in un'omelia ha tuonato ai suoi parrocchiani: "Non andate a vedere gli spettacoli di quello lì". 
Ma non è meraviglioso?

E soprattutto nella frase così Timiana:

Finché il cuore sanguina, è ancora vivo.

Qui le prime dieci righe dei libri di Timi e Poli.
Questo post partecipa al venerdì del libro di Homemademmma!

mercoledì 29 gennaio 2014

SUI CASSETTI ovvero LA CUCINA COME LA INTENDO IO

Noi abbiamo un tavolo in cucina vecchio.
Non quel vecchio anni '60. Ma vecchio vecchio, tipo inizi '900.
Non ha valore di per sé, "l'è fà de péscia!" direbbe mio papà, ossia di abete, legnaccio per noi della brianza.

Eppure quando l'abbiamo scelto nella piccola cooperativa che ristrutturava mobili antichi, ci ha subito convinti per una sua peculiare caratteristica:


Il cassetto centrale.

I miei nonni paterni avevano un tavolo in cucina con un cassetto solo per i bambini. Era pieno di matite colorate (i pennarelli questi sconosciuti) e di pastelli a cera lunghi lunghi con alla fine un buco dove mi piaceva infilare il mignolo, e dove la cera era così sottile che si spezzava subito.
I miei nonni materni avevano il tavolo super lusso in formica verde e il cassetto era pieno di cose vietatissime a noi bambini: coltellacci, forbici enormi e nere, aghi, ecc.

Per me il cassetto è la cucina, intesa come luogo stanziale, in cui ci si ferma, in cui si sta insieme, io mentre cucino e loro mentre fanno i compiti o disegnano. Io mentre leggo e loro mentre fanno merenda. La mia cucina è quel cassetto, così scomodo perché per prendere qualcosa devi sempre far spostare un altro, eppure così ricco.

A me il cassetto, dovendo rispecchiare la mia casa, piace un po' incasinato. C'è tutto: carte, pennarelli, scotch, metro (legnamee inside), incenso, fogli da riciclo. Ed è il fulcro. Gioisco quando lo apro anche perché è mutevole, non sai mai cosa di preciso ci troverai. Cresce con noi, da coppietta appena convivente era pieno di certificati elettorali, e spine e prese. Poi coi bambini piccoli termometri e infine questa accozzaglia di inutili e fondamentali amenità.

Un po' me li tengo ancorati lì i miei gnomi, lo so. A domanda: dov'è mamma? Rispondo: guarda nel cassetto, qualcosa che ti serve troverai. Che è un po' come dire di guardare qui nei miei paraggi, in prossimità di me, tra i miei arnesi. Sta di fatto che trovano lì dentro sempre qualcosa che interessa loro.

lunedì 27 gennaio 2014

CICLOPE

Il ciclope è una figura affascinante.
Il più famoso rimane Polifemo.
Ai bambini è sempre piaciuto molto questo mostro.
A me hanno sempre fatto tenerezza, e non penso solo a me, visto il successo dei Minion:


O il nostro amato Placton:





E poi quell'occhione grande mi fa pensare al famoso e fatidico terzo occhio. Quello sopra di noi, in mezzo ai nostri occhi, quello che apre le coscienze.
Grandi occhi. Terzi occhi. 
E' un gran tema per me questo.

Quindi quando ho visto questo tutorial non ho potuto non provare a farlo.







Non trovate una certa somiglianza?

PS: Il Due domani lo porta a scuola, stanno facendo i cinque sensi e mi sembrava una bella occasione!

venerdì 13 dicembre 2013

L'ALBERO DI NEVE ovvero I COLORI DELL'INVERNO

E' il momento delle storie di Natale, gentile homemademamma.

Oggi siamo andate a raccontare questa storia alla scuola dell'infanzia:

L'ALBERO DI NEVE
 - edicart - 


E' un fuori catalogo della Edicart che noi abbiamo trovato in biblioteca.
E' la storia semplice di un piccolo orso che trovandosi in un mondo tutto bianco cerca i colori, o meglio i colori trovano lui.
Animali diversi gli portano man mano frutti e foglie di diverso colore e così decide di metterli su un albero che diventa un meraviglioso albero di Natale.

E' una storia perfetta per la fascia 3-6 anni, ma che noi proporremo prossimamente anche ai nidi.

Abbiamo raccolto anche noi i colori che ci circondano e dopo aver preparato il nostro albero della neve:


l'abbiamo addobbato nel raccontare la storia, e tada!


L'immagine scattata velocemente stamattina a scuola non rende, ma vi assicuro che da appendere questo albero è meraviglioso!!
E quanto ci siamo divertite a farlo...

Buon fine settimana.

martedì 10 dicembre 2013

SULLE COPPIE SENZA FIGLI

Ho tante coppie di amici che non hanno figli. Chi per scelta. Chi per doloroso destino.
Mi incuriosiscono, come tutto ciò che è distante da me e le osservo attentamente.
Di sicuro, la prima cosa che sento è che mi piacciono. E' piacevole stare con loro, guarda caso, con tutti loro.
E' un periodo di estrema relatività della mia vita. Scorgo solo sfumature di grigio, non vedo uscite o entrate ma solo sentieri lunghi lunghi che si snodano.
E così mi dico che sì, avere un bambino è un'esperienza unica, che necessariamente cambia le prospettive e i punti di riferimento, ma anche non averne.
Le coppie che non hanno figli hanno qualcosa che noi con bambini non abbiamo e che io invidio loro.
Ho avuto modo di osservare recentemente una coppia di amici da sola. Cioè io non ero con nessuno dei miei famigliari. Non dovevo dare l'acqua, portare in bagno, in sostanza ero tutta per loro o loro erano tutti per me.
C'è tra di loro una confluenza di sguardi e di intenti assoluta. Un'attenzione reciproca tenera.
E' ovvio, direte.
Sì è ovvio, ma io ho capito che lo invidio. E' di questo che voglio scrivere.
Vorrei dire loro che io avrò tre meravigliosi bambini, ma non fa parte della mia quotidianità quell'affinità unica con il mio compagno e la vorrei. Loro hanno un quid che li rende speciali ai miei occhi. Userei la parola complicità, ma mi pare riduttiva. Sono un microcosmo completo, alla faccia di chi pensa che la famiglia sia un'altra cosa.
E rendono famiglia chi li circonda. Coinvolgono e agglomerano dentro di sé gli amici, li accolgono e li curano.

Sì, amici miei cari, vi dedico questo mio pensiero dall'anonimato del mio blog perché non ho il coraggio di affrontare con voi questo argomento, perché troppo scorre di non detto. Ma siete davvero belli. E guardarvi apre il cuore.

venerdì 6 dicembre 2013

VICINO LONTANO

I libri per la prima infanzia, cara Paola, probabilmente sono i più difficili da fare.
S'è scritto di tutto, si sono affrontati i più svariati soggetti, per questo ogni volta che vedo un libro per i piccolotti nuovo e intelligente, lo compro, non posso farne a meno.

VICINO LONTANO
di S. Borando
 - minibombo -



E' un libro senza parole, con immagini stilizzate e linee sinuose. Con colori netti e abbinati magnificamente.
Alcuni libri insegnano. Alcuni libri insegnano spiazzando, agendo sugli scarti inaspettati, e questo è uno di quelli:


Le pagine si susseguono così. Presentando animali a partire da parti del loro corpo inaspettate, agendo sui contorni.
Dopo la prima lettura il mio Tre, di tre anni, sa a memoria tutti gli animali e allora il gioco consiste nel divertirlo dicendo, prima di svelare l'animale, tutti gli oggetti che mi vengono in mente. Si sbellica dalle risate.

Ottimo lavoro questo e gli altri, che vi presenterò, di questa minima casa editrice.
Questo è il loro sito.


lunedì 4 novembre 2013

CONTAMINAZIONE CREATIVA

La contaminazione creativa è un valore.
Genera opere interessanti. Mette in gioco gli stereotipi.
Unire materiali diversi fa esplodere le visioni. Agganciare mondi sideralmente lontani amplia le possibilità all'infinito.

E se tutto questo viene fatto all'interno del quotidiano, assume un plus-valore. Riescono molto bene i bambini. Basta dare loro oggetti diversi e non porre troppi limiti. Alcuni, non troppi.





Alcuni oggetti assumono l'ironia come loro marca.
Avevo visto questi skateborders in questo sito, e me li ero segnati. Mi piaceva l'idea che apparissero nel loro sacchettino trasparente, come i vecchi soldatini e invece fossero ragazzi che andavano in skate.
Capovolgimento dello stereotipo: dalla guerra al gioco. La serietà con cui si attacca il nemico contro la serietà con cui ci si diverte.
Li ho trovati sabato alla Rinascente di Milano. Piano meno 1. Un piano da vedere, come il Duomo.

I bambini hanno capito il senso, direi.



mercoledì 30 ottobre 2013

BOWLING DI HALLOWEEN ovvero GLI ACRILICI DANNO SODDISFAZIONE

Domenica scorsa pioveva.
Era pomeriggio. Il Tre se la dormiva della grossa. L'Uno e il Due erano a giocare dal loro cugino. Io avevo diverse alternative:
stirare
stravaccarsi sul divano
colorare dei legni
Ecco, ha vinto l'ultima opzione.

Era da un po' che volevo provare gli acrilici sul legno grezzo e quale migliore occasione di Halloween.

L'idea originale l'ho presa da qui.
Ma, come spesso accade, l'ho variata.

COSA SERVE

  • 6 Pezzi di legno grezzi ma non eccessivamente scheggiati, che stiano in piedi
  • Acrilici vari
  • Indelebile nero
  • Scotch di carta

COME SI FA

Si dipingono i legni con gli acrilici. Avendone pochi colori, il bianco l'ho fatto con le tempere ad acqua molto dense, in modo da non far vedere la venatura.


Una volta asciutti ho dato loro dei volti. La cosa simpatica è caratterizzare molto i personaggi-legno.
Io ho fatto il fantasma (bianco), la zucca (arancione), lo scheletro (argento), la mummia (blu, avvolto da scotch di carta bianco), frankenstein (verde) e draculino (rosso).

Questo è il risultato:


Pronti in formazione!

Già ampiamente testati e molto apprezzati!!

martedì 29 ottobre 2013

SULLE PENNE CANCELLABILI ovvero SED PERSEVERARE DIABOLICUM

Oggi un post proprio da scuola elementare.
Mio figlio Uno dalla seconda usa la famosa fatidica penna cancellabile.
La prima usata è stata quella che anche io usavo alle elementari, la sempre uguale a se stessa: la Replay!!

Però.
Cancelli e trovi il fantasma di quello che hai scritto sotto, riscrivi e non leggi più molto bene. Sì, certo, negli anni è migliorata, ma, diciamocelo, non cancella benissimo.

In pensione.

E dunque quando due anni fa ho conosciuto la Frixion, lo ammetto, è stato amore a prima vista!
La sua cancellatura era straordinaria, non una traccia di errore grossolano appena nascosto veniva a galla. Puoi cancellare e cancellare e cancellare e il foglio rimane intonso.
Però.
1. Costa carissima
2. Le cartucce spesso sono difettose e... costano tantissimo
3. Non sono leggende, una compagna di mio figlio ha dovuto rifare parte dei compiti delle vacanze, perché col caldo l'inchiostro svanisce. Puf! Quei compiti tanto sudati (nel vero senso della parola!), scomparsi.
4. Si è indotti al cancellamento a valanga.

E' quest'ultimo punto che ha ispirato questo veloce post.
Perché dare la possibilità ai bambini di continuare a sbagliare? La Replay ti manda in sbattimento ma non abbastanza e il rischio è che a furia di correggere non si legga più nulla.
La Frixion permette lo svacco completo, quel:
7x3=19
No:
7x3=20
Ah no:
7x4=21
Ah era x3:
7x3=21

Mi sono detta basta.
E ho comprato all'Uno la SFEROGRAFICA. Ve la ricordate? Quella col cancellino del pirata...
Come tutte le cose, s'è ammodernata pure lei. Eccola qui. 

Penso che un limite serva sempre no?
Ormai è tutto rivedibile, ricalcolabile. Poca responsabilità e poca concentrazione nel momento in cui si esegue un compito.
Non si può sbagliare sempre. La vita non è un tiro al bersaglio.
Tutte 'ste menate per cambiare una penna? Voi mi direte.
Eh, son fatta così...





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